Twang! The #concert in Social Park

“Live from Turin, it’s Monday Night!”. Interamente dal vivo, solo sui migliori Social network. Ed è tutto GRATIS!

Lunedì 15 giugno 2020 (domani, mentre sto scrivendo!) alle 21:30.

Link Streaming:

https://www.youtube.com/user/ImaginaProduction

Imagina Production

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https://www.instagram.com/imaginaproduction/?hl=it

Website: http://www.imaginaproduction.com/

Twang

FB: https://www.facebook.com/Twang0fficial/?ref=bookmarks

IG: https://www.instagram.com/twang_band/

Website: http://www.twangofficial.com/wt/

Ne avevo scritto qui, un po’ di tempo fa.

https://cooperrapido.com/2018/12/23/the-big-twang-theory/

The Founder. Ovvero, dell’Arte di far soldi. #movieoftheday

Sai cos’ho inventato, Mac? Un concetto. Ho inventato il concetto di vittoria. […] Mentre voi due vi accontentavate di stare in disparte a fare i perdenti. Io me lo prendo il futuro, io voglio vincere e non si vince rimanendo dei buoni e lagnosi babbei. Negli affari non c’è posto per gente così. Gli affari sono guerra. È cane contro cane, ratto contro ratto. Se il mio avversario sta affogando io mi avvicino e gli verso l’acqua direttamente in bocca! Tu puoi dire lo stesso?

Eccola qui, pura e distillata, al netto delle ipocrisie, la quintessenza del sogno ammeregano, dai padri pellegrini a Custer, passando per Nixon, Reagan e i Bush fino ad arrivare a Trump.

Qualche anno fa provai persino a leggere e a mettere in pratica, ripetendo, come un mantra blasfemo, le parole di Napoleon Hill in Think and grow rich, un vademecum attualissimo sulle caratteristiche che deve avere un uomo di successo. Per dirla sempre con un suo seguace, ovvero il protagonista di questo film:

Allora, so cosa state pensando: “Come diavolo fa un uomo di cinquantadue anni, al tramonto, rappresentante di macchine per frappè, a fondare un impero del fast food con milleseicento ristoranti in cinquanta stati, cinque paesi stranieri e un’entrata annuale che viaggia intorno ai settecento milioni di dollari?” Una parola: perseveranza. Niente a questo mondo può sostituire la buona vecchia perseveranza, né il talento – che c’è di più comune degli uomini di talento che non hanno successo? – né il genio – il genio non riconosciuto è ormai un cliché – l’istruzione nemmeno – visto che il mondo è pieno di cretini istruiti. Soltanto la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.

Perseveranza. Determinazione.

Aggiungerei, consapevolezza. Che nella vita, gli indiani tendenzialmente resteranno indiani, i pirati, pirati, i cowboy, cowboy. E che per ogni singolo, geniale McDonald che s’inventa una potenziale gallina dalle uova d’oro, comunque la si giri, ci saranno sempre millemila volpi che alfine riusciranno a entrare nel pollaio di turno per sedurla, ghermirla, plasmarla e alfine incatenarla, trasformandola in efficientissima macchina da soldi. Finché covid o asteroide non li separi.

Ah, per inciso, ottimo film, invero. Essenziale. Laura Dern. Michael Keaton. Roba per palati fini. Altro che fastfoodpopcornmovieholliwoodiano oleograficamente untuoso.

Sulla sua morale di fondo, che dire, ci penserò, promesso. Non esattamente un toccasana per l’umore, con questi chiari di luna. Ma tant’è.

Lou Reed – Perfect day #songoftheday

L’orrore. La paura. L’angoscia. La disperazione. La speranza. La rassegnazione. La rabbia. La depressione. La malinconia. Lo struggimento. La stanchezza. La tristezza… la dolcezza oserei dire badalamentosamente lynchiana.

Una canzone come questa, incastonata in quell’album lì, scritta in quel preciso contesto storico da uno che aveva già partorito Heroin, ha un significato molto, molto particolare. Colto fin troppo realisticamente in Trainspotting.

Per me, ha sempre significato ben altro, la dipendenza nel mio caso non è affatto il punto della questione, per fortuna.

O forse sì. A pensarci meglio, come ogni essere parasenziente, dipendo da troppo. Esile e esule. Dalle cabale del destino. Dalle fortune che dovrei costruirmi da solo.

You’re going to reap just what you sow

Que sera, sera. Una giornata particolare come quella di ieri mi ha fatto tornare banalmente nel gulliver le parole di zio Lou. E tanto mi basta per commuovermi, di questi tempi. Vecchio, ti diranno vecchio.

Eccheccevoletefa’.

Video qui

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Bevendo sangria nel parco

Drink Sangria in the park

E poi dopo

And then later

Quando fa buio, andiamo a casa

When it gets dark, we go home

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Dando da mangiare agli animali nello zoo

Feed animals in the zoo

Poi più tardi

Then later

Anche un film e poi a casa

A movie, too, and then home

Oh, è un giorno così perfetto

Oh, it’s such a perfect day

Sono contento di averlo trascorso con te

I’m glad I spent it with you

Oh, un giorno così perfetto

Oh, such a perfect day

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Tutti i problemi lasciati stare

Problems all left alone

Turisti per fatti nostri

Weekenders on our own

È così divertente

It’s such fun

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Mi hai fatto dimenticare me stesso

You made me forget myself

Pensavo di esserlo

I thought I was

Qualcun altro, qualcuno buono

Someone else, someone good

Oh, è un giorno così perfetto

Oh, it’s such a perfect day

Sono contento di averlo trascorso con te

I’m glad I spent it with you

Oh, un giorno così perfetto

Oh, such a perfect day

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Testo di Perfect Day © Sony/ATV Music Publishing LLC, BMG Rights Management

What’s the point?

Due immagini valgono più di mille parole.

(Da Twitter)

(Dal web)

Non ci sarebbe molto da aggiungere. Proviamoci lo stesso. Anzi, facciamolo dire al nostro fido Guglielmo Scuotilanza, che puote meglio.

Bloggare o non bloggare, questo è il problema.

Se sia più nobile sopportare

le percosse e le ingiurie di un fallimento annunciato,

oppure prendere le armi contro un mare di indifferenza

e, combattendo, annientarlo.

Scrivere, cancellare.

Nient’altro.

E dire che col silenzio mettiamo fine

al dolore del cuore e ai mille colpi

che la natura del blogger ha ereditato

È un epilogo da desiderarsi devotamente.

Scrivere, cancellare.

Cancellare, forse abbandonare: ah, ecco il punto,

perchè in quel limbo di mancati aggiornamenti

il pensiero dei post che possano venire,

quando ci saremo staccati dal tumulto del blog,

ci rende esitanti.

Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo

le ingiurie dei social manager, le insolenze degli analytics,

le ferite del post disprezzato,

le complicazioni dell’editing, l’esosità dei piani d’abbonamento

e gli sberleffi che i giusti e i mansueti

ricevono dai rampanti influencer.

Qualora si potesse finire tutto con un semplice “cancella il blog”,

chi vorrebbe apportare modifiche

per gemere e sudare

sotto il carico di un blog logorante

se la paura di qualche cosa dopo la cancellazione,

il web inesplorato dal quale nessun ex-blogger ritorna,

non frenasse la nostra volontà,

facendoci preferire i mali che sopportiamo

ad altri che non conosciamo?

Così l’esaurimento ci fa tutti scemi

e così il colore innato dell’autorevolezza,

lo si rovina con uno squallido meme preso a caso in rete

e i post di supposto alto grado e il momento,

proprio per questo, cambiano il loro corso

e perdono persino il loro nome di post.

Fico, eh? Sì, ma due palle, dottore, due palle!