Del perché non sono Mozart. E manco Salieri.

Gem sprinter 61. Lo confesso, ho guglato e l’ho trovato. Proprio lui! Preciso. 120 euri da un utente di Torino. All’epoca, probabilmente, oltre le 600mila lire del vecchio conio. Ma erano banconote, mi sa. O cambialoni, chissà. E comunque, quasi quasi lo ricompro, in quest’ondata di nostalgia che mi ha indotto a riaccattare un Atari st e spenderci intorno tanto da potermi permettere un mac d’ultima generazione. Ops, sto divagando. Strano. Vabbè, partiamo dall’inizio. L’anno è imprecisato, ma a spanne direi i primi 80. Era il boom della musica tra i ragazzi pre-informatici acellulizzati e asocial. A raccontarlo oggi, non sembra neanche vero, Cateri’. Dicevo, chitarre. Roba per, tipo, falò sulla spiaggia a ferragosto, sapore di sale, ragazzo della via gluck, quanta fretta ma dove corri, per i più impegnati, Guccini, Vecchioni, Venditti, Dallà. Tanti like antelitteram. E insomma, mio bro primogenito ottiene tosto una bella chitarrina Eko, che riempie subito d’adesivi come d’ordinanza. Prime lezioni impartite dallo zio e un certo talento latente che diventa indecente. Io, dopo e quindi, pianola? Per par condicio. Massì, il ragazzo si fará, anche se ha le spalle strette e rimorchiare una pianola elettrica in spiaggia non è che serva granché all’uopo del rimorchio che conta. E sembrava tutto così facile. In fondo, le note sono solo sette. E quindi, prime lezioni a gratisse da un caro amico che non c’è più, con la speranza malcelata del mio papi che un giorno sarei diventato l’organista ufficiale della parrocchia. Novello Bach. Roba da far vacillare la fede delle groupie più incallite degli zep. Eccome no. A tredici anni Mozart diventa primo violino a Salisburgo, dopo aver già composto una paccata di capolavori. Io, d’altronde, faccio fatica a suonare correttamente con un dito Fra’ Martino campanaro. Uhm. Eppure, ci provo. Eccome. Poche lezioni e poi sono pronto. Accordi con la sinistra, melodia con la destra. Tutto a orecchio. Abramo non partire. Dolce sentire. La gatta. Hey Jude. E poi, l’accompagnamento ritmico sempre fuori tempo massimo. Il pedale del volume per far meno casino. Il tutto mentre il vicino di sotto spadroneggia il pianoforte con marce alla turca e chiari di luna. Io, cose turche e buio pesto. Mediocri di tutto il mondo, io vi assolvo… che poi, Salieri è stato pure maestro di Ludovico Van, mica quella pippa che Forman vuol farci intendere. Così, tanto per dire.