Spectrum delle mie brame

L’anno, l’84. Quindi, verosimilmente, regalo di Natale. Mio cuggino m’aveva da poco indotto a stabilire il nuovo record personale di salivazione pavloviana facendomi vedere il suo Commodore Vic 20 e un giochino che Metal Gear scansate proprio, tipo uno Shuttle a scorrimento orizzontale che scansava perlappunto meteoriti e razzi vari nel blu dipinto di blu. Ovvio, dunque, giuocarmi la carta che sì bene avrebbe funzionato negl’anni a venire per indurre il mio generoso e mai troppo rimpianto papino ad allargare i cordoni della sua borsa, sì da garantire una formazione tecnologicamente adeguata alla giovani e avide menti della sua prole. “Sì, papi, giurin giuretta, il computer mi serve per studiare, programmare, è il futuro. Davvero, ci si può anche giocare? Maddai, figurati, quello è il Commodore, io voglio lo Spectrum…”. E così, eccoci, il mio bro e io, a spacchettare il nuovo gioiello di zio Clive (Steve chi? Il puzzone dell’Atari? Ne doveva mangiare di mele, ancora…), lo Spectrum plus. Settezentomilalire, è un prezzo di favor, per un concentrato di tecnologia albionica, nero, coi tasti finalmente non di gomma ma di plastica su membrana che se poi sparavi troppo forte con lo space a ripetizione erano cazzi e col cavolo che li riparavi. Ma questa è un’altra storia. Dov’ero rimasto? Ah, sì, lo Spectrum plus, dicevamo. Tecnologia del futuro. Basic preinstallato per programmarci su. Taaanta roba. E poi scoprivi il mondo delle cassette musicali che diventavano contenitrici di meraviglie infinite. Un cavettino semplice per collegare l’uscita e l’ingresso di registratore e computer. Un cacciavitino per regolare lo zenit. E poi, partiva il luuungo caricamento dei programmi con un rumore che era una musica. Prima di sapere cosa fosse un modem e internet. C’era quella melodia. E poi, il cavo antenna collegato alla tv a valvole anni 60 innrigoroso bianco e nero, la ricerca con la manopola del canale uhf che visualizzava lo schermo. La nitidezza del tv a valvole dumont. E poi, senza altro indugio, i giochini. In dotazione col pacchetto. Gli scacchi. Col computer che pure a livello d’oh ti facevano un culo così e capivi subito tante cose. E poi, l’amore mio. Jet pack. Una meraviglia nella sua semplicità e giocabilità infinita. Roba che ci stavi giornate intere, con buona pace del tuo papi che sorrideva sornione e bonario con un “lo sapevo io” scritto in faccia. E il mio edicolante di fiducia, la vecchina buona di Biancaneve che mi spacciava i nuovi numeri di special program e special playgames by G.B. Max, che piratava alla grande con un epsilon a piacere di differenza i giochini d’oltremanica. Un torrent ante litteram, a ben pensarci, però a pagamento. Lato B, Spectrum (che culo!), lato A, Commodore 64. E partiva d’incanto la diatriba su quale fosse meglio e perché. Guerra di religione seria, roba che manco Beatles/Stones, fasci/rossi, impermeabile/ombrello. Meglio non sbilanciarsi per evitare flame infiniti sul perché fosse meglio lo Spectrum punto e basta. Epperò, quanto i miei neuroni si siano esercitati indarno in quegli anni con match point, match day, atic atac, pac man e lunar jeep, lo sa solo il mio amato Spectrum. Prima che lo friggessi con un malsano collegamento d’interfaccia di joystick a computer acceso. Ma anche questa è un’altra storia…