Il discorso del ponte

Chissà quanti di voi si sono chiesti cosa mai ne fosse stato del testo del discorso mai pronunciato di inaugurazione del ponte di Calatrava a Cosenza. Forse uno dei più grandi enigmi della Storia, certamente uno dei più controversi. Ebbene, questo prezioso cimelio, ormai ritenuto perduto per sempre, è miracolosamente riemerso in circostanze misteriose dopo una telefonata anonima ed è stato ritrovato dietro un pannello di gesso murato nei pressi di una fermata della metro leggera, ormai quasi ultimata a tempi di record, come vuole la prassi. Sebbene il reperto sia ancora al vaglio degli inquirenti e degli esperti, pare non sussistano dubbi sulla sua autenticità. Eccone in esclusiva il testo integrale.

“Cittadini, di Cosenza e di Rende e di… Catanzaro. Qui siamo tutti presente innanz’ a tutt’a questo ponto, io vingrazio agli architetti e miei assessori che effettivamenti ci ha portati in questo ponto che ha dato l’onore affettivamente al più ampie respiro che noi possiamo tutti testimoniare che veramente questo ponto nunn’è unnponto come tutt gli altri raccontano meèpontoveramento severamente iggiusto che, affettivamente ci ha trattato, come verament come figlio dell’ingenito figlio… Vabbuon? E allora cari cittadini, a noi a questo punto abbiamo ringraziare inanzitutto a tutt’il popolo che affettivamenti nciascoltato e nciascolta quali siano le più parole ampie respiro… Vabben’? Cittatino, inanzitutto vi dico questo che noi affettivamento rendiamo prima allo ponto che nciaosptato e quello chi cià portato… in questo punto… e allora a tutti, cari cittatini di Cosenza e di Catanzaro e di Rende noi ringrazziamo prima iddio e poi agli uomini della volontà nostro che affettivamente hanne contribbuito qualo siano la più ambie respiro… di questo popolo… cari fratello, teng dirvi in coro noltro… che noi… siamo qui per fare una polemica affettivamende agli altri ponti… Vabben’? Che noi siamo state trattate come fratelli di questo pundo … verament’ gggiusto e dovere che non si seneritava che effettivament’ noi come facevano la polenica negli altri… degli altri fatti… Vabben’? Io so tutto, cari cittatini e ho scoltate bene la voce dei popoli comungue e in tutte le coso abbiamo costatato con le nostre veramente coscienzie dall’anima e dal popolo… Vabbuò? E allora aqquesta dobbiamo ammirare prima innanzitutt’a il ponto… che a noi ci ha dato quelli chi noi c’abbiamo verament’ saziato… da me il primo… meriè, mi rento veramento conto che sio questo ponto… Vabben’? E spera ca tutti voi cari cittatini e como ca, e come anco lo architetto i miei assessori mio fratello e gli altri sindaci che affettivamento restaranno loro tranguill’ e ffelicità nella loro coscienza… (Voce del popolo: “nun cia fazz cchiù, nun cia fazz cchiù). Cari amici… veramenti è questo ch’ie dic’ e dichiaro inanzitutto al popolo che veramente è una cosa buona e giusta … e dovero di ringraziare a coloro che gi è venut’ e ngiaospitat’ in questo ponto… eh… sissignore… Cari amici ringrazia al popolo e io sono IL ZIO DELLO PONTO e ringrazia lo architetto e il popolo di Cosenza, di Rende e affettivamenti di Catanzaro… che noi siam’affettivemente fiere di rientrar nella nostra famiglia di ponti com’ a tutti EGUALE EGUAGLIANZA DEL POPOLO DEI PONTI!”