Supercalifragilistichespiralizzzzzz…

Metti che questa fine 2018 mi distrugge, sai, ma difficilmente riesco ad arrivare a fine film in prima serata come ai bei vecchi tempi. Anzi, a dirla tutta, ricordo vagamente come facessi le ore piccole a ripassarmi tutteduntratte le stagioni originali di Star trek, Pippi calzelunghe, tribuna politica e l’almanacco del giorno dopo. E ‘nvece, ora gnente. Ceno di meno, poi caracollo satollo e m’anfratto sfatto sul divano piano e buonanotte ai rimatori. L’ultimo scottante caso riguarda Mary Poppins. Anche questa in prima visione, of course. Beccato già iniziato, ciò nondimeno d’effetto soporifero garantito. Nel dormiveglia, prima di scivolare lascivamente tra le braccia di Morfeo, seguo il flusso disordinato dei miei pensieri riflettendo casualmente sulla bravura dei doppiatori storici italiani, sul plagio mimico di Van Dyke ai danni di Stanlio, sull’azzurro degli occhi di Julie, sulla quieta disperazione del papà dei mocciosi e in generale sulla follia dilagante o sottotraccia del mondo poppinsesco, tra cannoni spaziali e voli pindarici, avidi e aridi affaristi e figure quasi francescane che parlano cogli uccellini e disdegnano il benessere materiale preferendo una bella risata catartica. Il dramma della perdita del lavoro e dell’umiliazione dai capi, la resa alla follia e il finale dolciastro e paradossale con la Poppins ex machina che saluta e se ne va tra l’indifferenza generale, incenerita da un crante Jumbojet. Ma quella è un’altra storia a tinte gialle.