Come ti vesti? Prima puntata

Premessa doverosa. Questa non è una rubrica micciosa. Questa è un’esercitazione. Ripeto: questa è un’esercitazione. Di stile, savàsansdir. Ironica, si spera. Nessuna pretesa di malcelata seriosità. Semmai, un epico resoconto dei miei maldestri tentativi mattutini per rendermi socialmente presentabile. Un bell’ometto, capace di mettere insieme la giacca col pantalone, evitando paradossi cromatici i cui risultati potrebbero provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura a mano del continuum tempo-spazio, distruggendo l’intero universo della moda per come lo conosciamo oggi! Il racconto di un attimo breve come la pipì di una farfalla per chi osserva, drammatico e infinito per me, come un incrocio di sguardi tra il buono, il brutto e il cattivo gusto. È la descrizione dell’intervallo che occorre tra il momento t in cui apro l’armadio e il successivo t+epsilon a piacere in cui, basandomi sull’impulso e l’estro del momento,

l’occorrente assemblerò,

l’ignudo vestirò

e sicuro per il mondo andrò.

Comincio attendendo invano il bacio in fronte della sacra Musa dell’estetica, che come sempre è ‘na gran zoccola e si concede a tutti tranne c’ammè. Comunque, oggi -3 gradi centigradi. Tempo grigio e umore marrò. Mi adeguo e allineo bello coperto. Pantalone beeshgi chiaro, larghetto anzichenò, Ralph Lauren, collezione outlet 2000-2001 (a.C.). Giacca di lana marrone chiaro spigata Ermenegildo Zegna (apperò, mecojons) che ha decisamente visto giorni, secoli e forse ere geologiche migliori. Maglione di lana girocollo Federico Osti color pupù dell’ultimo imperatore e le mie mitiche pardePelotas Camper a testa di moro alta, annata 2010 suppergiù, shoppate onlain a un prezzo di favor. Il risultato finale è un po’ extralarge, ma comodoso, vagamente retrò. Potrei passare per un professore di paleontologia. Nulla di memorabile, comunque. E insomma, anche oggi, faremo tendenza domani.

Stay tuned, stay fashion, avrebbe potuto dire uno bravo.