La prima avventura di Cchiotto

Favole per bambini, ne abbiamo? Ma certo, venghino, siori, venghino, ché la storia sta per cominciare.

C’era una volta un anonimo negozio di giocattoli, come se ne vedono tanti nelle nostre città. Era un giorno qualunque di fine primavera. Bambini e adulti si aggiravano tra quegli stanzoni variopinti guardandosi intorno, sgranando gli occhi. Indicavano con desiderio chi la lussuosissima console di videogiochi, chi la bambola supertecnologica che parla e fa di conto, chi l’automobilina motorizzata all’ultima moda, chi addirittura il micidiale fucile mitragliatore visto in tivù. Qualcun altro, troppo immerso nel giochino del suo nuovo cellulare, continuava a camminare a testa bassa, senza manco degnare d’uno sguardo quei meravigliosi balocchi. Eppure, come si erano agghindati a festa, tutti quei giocattoli, in attesa di un bravo padroncino desideroso di adottarli e portarli in una nuova casa! Tra tante sofisticate meraviglie d’ultima generazione, giaceva, quasi indisturbato, un vecchio e logoro cestone in vimini, pieno di antichi pupazzi di peluche, burattini di legno e bambole di pezza. Ognuno di loro stava lì, a osservare distrattamente l’andirivieni, senza ormai far troppo caso a nulla o aspettarsi granché, sbadigliando sonnecchiosamente. Solo uno sembrava essersi finalmente come destato dal lungo letargo. Era un magnifico esemplare di orsacchiotto a pelo color champagne, dagli occhi vivacissimi quasi nascosti dalla folta pelliccia. Cchiotto, questo era il suo nome, aveva infatti intravisto, in lontananza, la persona che stava aspettando da oltre mezzo secolo. Già. Tanto lungo gli era sembrato il tempo trascorso dalla sua nascita e poi dal suo lungo vagare dalla fabbrica al magazzino, e poi dal magazzino al lussuoso negozio di giocattoli nella parte ricca della città, e poi ancora da quella verso l’outlet del centro commerciale poco lontano, giù giù fino al chiassoso negozietto di periferia dove era capitato ora. E quante volte aveva rischiato di finire tra le grinfie di qualche bambino capriccioso e viziato, che l’avrebbe magari preso e scaraventato con violenza contro il muro, per poi abbandonarlo lì per sempre! No, la scelta del padroncino perfetto andava fatta con calma, lui lo sapeva bene. Già, perché è noto a tutti gli orsacchiotti che sono proprio loro a scegliere con cura il padrone al quale si legheranno per tutta la vita. Per questo, a ogni apertura del negozio, aveva ormai da tempo preso a nascondersi abilmente nel cestone per evitare guai. Sempre spiando, però, tra le fessure dei vimini intrecciati, il continuo sciame di bambini trascinati dai loro genitori. Dopo qualche anno, quei bambini li, privi di memoria e ormai cresciuti troppo in fretta, li avrebbe visti tornare allorché, a loro volta, avrebbero trascinato altri, nuovi bambini, per quelle stanze. E così via, fino alla fine dei tempi. Eppure, nel suo enorme cuore batuffoloso, l’orsetto sapeva bene che il padroncino giusto prima o poi sarebbe arrivato, e con lui avrebbe iniziato una nuova vita piena di incredibili avventure. La sua fiducia era incrollabile, a dispetto dei giorni, mesi, anni trascorsi in quel buio cestone, guardando da lontano gli altri giocattoli che di volta in volta si avvicendavano, senza neanche avere il tempo di presentarsi e salutare come si deve, come s’usa fare tra gli orsacchiotti per bene. Ma stavolta, invece, il suo momento sembrava davvero arrivato, eccome!

Qualcosa di meraviglioso stava per accadere.