Devi dirmi di Synth

Lem Bit One. La mia seconda tastiera. Anno. Boh. Facciamo fine ’80, nel senso di decade, condonando a spanne pressappochiste. Comprata un po’ per caso, quando cominciò ad avere delle defaians la mia malfidata Gem sprinter de cuius quibus Del perché non sono Mozart. E manco Salieri. Comprata di seconda mano da un pusher un po’ ncazzuso di strumenti musicali usati che, per analogia analogica, chiamerò Ray. Uno che ci vedeva benissimo: il pollo era proprio lì, davanti a lui. E quindi, vai di acquisto sballato, ma potenzialmente interessante di un sintetizzatore analogico di primissima generazione, capace di navigare tra le forme d’onda gravitazionali e tirar fuori dei suoni improbabili che non avrebbero sfigurato in una compilescion danzereccia di Bobbesinclèr. E poi, tanti pulsantini per giocarci su, fare prove e daunlodare o aplodare i banchetti di suoni tirati fuori su una magica musicassetta. Per me, aduso alle tenniche sincleriane in senso Spectrum, un giuoco da ragazzi. Ma non era tutto. La tastiera in questione, in 5 ottave dalla dinamica discutibile, aveva le uscite per collegarlo al mio amplificatore stereo Technics, e quindi alle casse. Magari, facendo suonare contemporaneamente un qualsivoglia disco/cd/musicassetta preso a piacere. Ma per fare quello, dovevo prima comprare un mixer. Fatto! Uno di quelli supereconomici e totalmente inadatto per un uso serio. Quindi, perfetto per me. E vai di improbabili improvvisazioni gezzistiche su bitols, pinfloid e rollinstons, eppoi doors, ma pure abramononpartireceraunavoltaunagattalaguerradipiero e la scoperta del santo Giro di Do Universale, quello al quale riducevo e riduco tutto ancor oggi, in un orrido brodo primordiale in cui trovano posto indifferentemente e senza spocchia il gingol di Canale5, Celebration con le cornamuse e il Rach3.

Tornando al synth, gran bel gingillo, comunque. Sarebbe ancora in servizio effettivo, non fosse per il pulsante d’accensione da cambiare da un paio d’anni, visto che usare ferrettini o stuzzicadenti per tenere giù il pulsantino poteva nuocere alla salute. Ah, e poi quel gran genio del mio amico dovrebbe pulire lo spinterogeno, soffiandoci un po’. Acqua e olio a posto, va detto, però. Non è tutto: questa simpatica tastierina presentava tre belle porticine che mi consentirono l’ingresso nel magicol midi tur. Ma questa è un’altra storia che s’interseca con Atari. Potessi, magari…

Ah, le mie contorte sinapsi, la stipsi, la pepsi.