Lo zen e l’arte del riciclo (riso pasticciato del cavolo)

Quando la sera me ne torno a casa

non ho neanche voglia di cenare.

Tu (o frigo) non guardarmi con quella tenerezza,

come un cuperino che ritorna diluso.

Vedrai, vedrai…

Massì, scomodiamo pure a Giggi Tenco per quest’abominio commesso iersera.

Apro il frigo e poi penso. Ok, c’è del riso alla microonda della sera prima. Delle patate stile chips cacio e pepe provenienti da un dubbio catering da asporto. Una verza, languidamente distesa nella parte bassa del frigo medesimo. No, non farlo, per san Carlo Cracco della patatina osata. Troppo tardi. Pyrex, foglie esterne della verza ben tagliuzzate, acqua, olio e chips mescolate come se non ci fosse un domani culinario. 7 minuti alla massima potenza col coperchio del microonde sulla pyrex per creare un effetto similvaporiera e stufare meglio quella verza del cavolo. Numero del 118 già composto. Porto in tavola e assaggio con malcelata diffidenza, tra lo sguardo inorridito degli astanti. Ma sai che, quasi quasi, non è nemmeno malaccio? Anche i barellieri dell’ambulanza possono confermare. Avevo uno sguardo felice e soddisfatto, riverso satollo con la faccia nel pyrex vuoto, per un effetto grandangolare a occhi di pesce rosso.

Scherzo, ma non era davvero male. Chissà, con una bustona di patatine di San Carlo o San Rocco e una spolverata di pecorino/parmigiano per i più delicati, l’effetto sarebbe stato comunque simile. Se poi il riso fosse stato crudo, bastava cuocerlo insieme con mezzo litro d’acqua in più per 18 minuti circa, chicco più, chicco meno.

Comunque, sorprendentemente da riprovare, anche solo per quell’ardito accostamento tra la verza e il pecorino, mai sentito pria. Chissà, magari un giorno lontano, lontano, nel tempo.