Livorno-Cosenza. Pagellonze tuttociampiste

Adius

(Piero Ciampi-Cooper)

Il tuo viso

Esiste fresco

Mentre una sera

Scende dolce sul campo

Tu, mi fai incazzare molto

Ogni ora di più

La tua assenza di intraprendenza

È un assedio

Ma ti chiedo

Una tregua

Prima

Del girone finale

Perché il mio cuore giace inerte

Rossobluastro sulla strada

E un Giannetti se lo mangia

Tra gente indifferente

Ma non sono io

Sono gli altri

E così

Vuoi farti risucchiare nei play-out?

No?!

Ma vaffanculo

Ma vaffanculo

Sono du’anni che ti voglio dire “ma vaffanculo”

Ma vaffanculo

Te e tutti i tuoi schemi, ma vaffanculo

Ma come

Ma sono secoli che ti amo

Cinquemila anni

E tu mi dici di no

Ma vaffanculo

Sai che cosa ti dico

Vaf-fan-cu-lo

Te, i catenacciari e i Diamanti, vaffanculo

Vaffanculo

Non ho altro da dirti

Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba di Alarico,

Perché il Cosenza è bello, bellissimo, e dove vai?

Ma vaffanculo

E non ridere

Non conosci l’educazione, eh?

Portami una panchina e vattene.

Dopo la doverosa citazione di un livornese doc, dedicata al mio amatissimo allenatore (si scherza, eh. Braglia avrà la mia eterna gratitudine, come in ere differenti fu per Di Marzio e Sonzogni) andiamo di pagellonze ignoranti per una partita diludente e a tratti imbarazzante. Il bello gli è che il Cosenza sembrava pure d’un’altra categoria, nel primo tempo. Poi, il diluvio. E meno male che dai Diamanti non nasce gnente.

Perina. Due tiri, due pappine e dirty sheet.

Corsi, D’Orazio, Dermaku, Idda, Bittante. Senza infamia e sanza lode.

Palmiero, Sciaudone, Bruccini. Come sopra, solo qualche metro più avanti.

Baez, Embalo. Vorrebbero spaccare il mondo. Seee. Come no.

Tutino. Brilla per la guappariata a mano aperta che gli fa vedere il rosso. Growing pains.