Foggia-Cosenza. Le pagellonze sonnambuliste.

Sfiga immonda da finale di cempionz. Foggia ordinato, con Padalino che mette su un orrido catenaccione d’antàn che farebbe rivoltare il suo mentore Sdengo nella tomba, se fosse morto. Kragl kolaroveggia. Iemmello pippeggia in modo inverecondo. Io m’addormento placido a metà secondo tempo, conciliato da cotanto spettacolo al cardiopalm… zzzz.

Perina. Guardati dai compagni, ché dagli avversari… imbattuto, secondo questa logica.

Capela. Fa il suo in difesa, in attacco ci prova e becca una quaglia con un tiraccio da fuori. 100 punti.

Dermaku. -3 per lui. Come ****Can con la Lazio. Scambi d’effusioni ruvide da triple x col catanzarese Iemmello. Match loser.

Legittimo. Sturareggia a testa alta verso l’infinito e oltre, perdendo il pallone per strada. Ieri andava così.

D’Orazio. Poco incisivo, il tamburino. Ieri si suonava a cappella.

Garritano. Meriterebbe un puntatone speciale di Chi l’ha visto, insieme a…

Maniero. Ricorda il Vito Chimenti crepuscolare e pipitante arrivato a fine carriera in pompa magna a vestire il rossoblu, tanti millenni fa. Coraggio, lucchetti (ehm) quel frigo.

Palmiero. Non brilla, non gira, e con lui il resto del branco. Strano, eh?

Mungo. Erede involontario d’una illustre stirpe di ciabattatori indefessi di occasioni da gol a porta vuota, da Blissett a Pacione, da Raducioiu a Vieri. Ma mannaggia la sbomballata sderenata sburgica.

Baez. Confusionario e inoffensivo. Non le migliori doti per un attaccante, ma gli artisti che fanno cantare il pallone sono tutti un po’ così: a rischio stecca, seppur provandoci.

Tutino. S’accende come un flipper e si ha la sensazione che stia sempre per scattare lo special, ma stavolta va in tilt con gli altri.

Sciaudone, Litteri, Bruccini. Non erano in campo dall’inizio, stranamente. Il loro ingresso ha poi spiegato il perché.

Braglia. Fa felice Iemmello, da antico cuore giallorosso, regalandogli tre punti insperati senza manco farlo tirare in porta. Scivolone sentimentale.