Juventus-Atletico. Pagellonze cempioniche del giorno dopo.

Premessa. Non l’ho vista in diretta. Per necessità, scaramanzia, sindrome post traumatica da defloramento terminale cempionico. Insomma, sono stato molto meglio senza. L’ho rivista con calma oggi, godendomela grazie ai benedetti social spoiler. Cooperone, il blogger fifone. Evvabbè, me lo merito. Mi fiedo dalla parte dei difillufi, da folo. Ché il carro allegorico allegriano c’ha il sold out, oramai, come capita del resto in tutti gli anni dispari.

A proposito, partiamo proprio dal nostro mister Mago-o.

Allegry. Maco lo è sul serio. Nelle interviste incazzate post andata già prefigurava con grande calma, come Giucas Casella, che comunque la si poteva ribaltare. Di più: anche ribaltandola e passando il turno, poi si va ai quarti e hai voglia quanto cammino ancora c’è da fare, prima di tornare a Madrid in pompa magna. Lucida follia chiaroveggente, la sua. La calma dei forti. Che mestieraccio, l’allenatore, sempre sulla graticola. Secondo solo all’arbitro, parlando di calcio. Ché nella vita comune, al barbecue ci finisci gratis per moolto meno e tutte ‘ste menate isteriche non te le puoi proprio permettere. Vabbè, pagellonziamo felici con un bel 10 politico a tutti.

Sczesny. Se la vede un po’ brutta su Griezmann e soprattutto su Morata. Per il resto, serata tranquilla, festeggiamenti a parte.

Cancy. Di offendere, sa. Si sa. E il cross sul secondo gol è una sciccheria per palati fini, è vero. Fortuna che la fase difensiva fosse pleonastica, iersera.

Chielly. Vale il discorso fatto per Barzy venerdì. Andrebbe clonato, e in fretta. 500 e non sentirli.

Bonny. A un certo punto, si concede un virtuosismo brasileiro, dandoje de tacco. Ma quanto ci era mancata la sua meravigliosa supponenza ignorante, lo scorso anno?

Spiny. Hai visto mai che dal vivaio nascono alfine quei fior che non si vedevano sbocciare dai tempi eroici di Giovy e Marchy? Bene, bravo, bis richiesti a profusione.

Emry. L’allegrata: metterlo terzino centraleggiante a spezzar le reni agl’atletici. E ha funzionato pure. Benvenuto nel meraviglioso mondo dei parametro zero bianconeri, altro che quel Godinter di là.

Matuy. L’oscuro signore del centrocampo ghermisce e nel sonno profondo incatena le velleitá dei materassai madrileni. E per loro è notte fonda.

Pjany. I piedi suoi, strumento sul giuoco, che dirige da maestro quale è. Nelle sere di cempionz più che mai. Artista sopraffino.

Berny. Magnifico. La punizia va fuori, la rovescia, pure. Ma che bello, vederlo partire in velocità, palla al piede, seminando panico e avversari. Livello successivo superato.

Mandzy. Non brillantissimo, ma lotta e fa salire la squadra con la solita generosità cicciograzianesca, finché non si spompa del tutto e persino Allegry si azzarda a sostituirlo.

Ronny. Tre gol e pallone a casa, tanto per arrotondare un po’. E poi, l’esempio per i compagni e la vendetta furiosa e oscena sugl’avversari irridenti e irrisi. Prendi un Cassano, un Balotelli, un Icardi e moltiplicali per -1. Toh, ho citato tre prescritti rosiconi cortocircuitati. Uhm. Che strano.

Dybby. Entra e fa il suo, bellillo bellillo. Non è proprio quel che ci si aspetterebbe dal 10 della Juve, ma tanto bastava, a quel punto critico della partita.

Kean. Come Niang del Milan col Barcellona. Sliding doors potenziali per una palla fuori o dentro. Eppure la stoffa c’è e, colla testa giusta, il resto verrà pure, sempre Raiola permettendo.