Gente Allegri, Eupall’aiuti. Dialogo immaginario tra un antiallegriano e un non so. #Juventus #Allegri

Dice: abbiamo perso male. Ma male male male.

Vero. Ma alla fine, abbiamo perso per un gol preso di rimbalzo e altri due opinabilissimi, in cui il calcio totale c’entra una beneamata fava. Eupalla, un po’ di più. Come per il tiro di Casemiro, Ricken o Magath. Come per zio Pat che non la spazza o chi lo è proprio, spazza. Come per Cakir a Berlino. Come per un clamoroso fuorigioco decisivo in mondovisione. Come per una trattenuta malandrina prima di colpir di testa, nel 73. Sempre contro quelli del calcio totale, eh.

Dice: ci hanno presi a pallate. Indecorosamente.

Vero. Ma prova a giocarti te un quarto di finale di Champions senza mezza squadra infortunata. Porca di quello coppa panzona e orecchiuta.

Dice: manca la mentalità europea e blablabla.

Può pure essere. Ma guardando indietro a caso, mi sovviene però che mica è un dogma. Che Capello fece un culo così al profeta del calcio totale con Desailly a centrocampo. Che l’inda di moufrigno ha tripletato mica facendo calciospettacolo, ma praticando un catenaccione che Paron, scansate proprio. Detto con la massima stima da chi ha sempre amato il calcio all’italiana, seppur praticato da una squadra straniera o immonda. E pure il Bayern di Heynckes mi pareva d’un’altra scuola. Per tacer del Cholo che col suo Atletico è arrivato a un epsilon a piacere da due coppe. E non mi dite che il calcio totale vale anche ai rigori.

Dice: ci manca l’intensità, specie a centrocampo.

Vero. Ma qui mi sovvengono i ritmi compassati del Milan (ahimè) ancelottiano con Rui Costa, Pirlo e Ambrosini, elegante il primo, maestoso il secondo e ottimo pedatore il terzo, ma tutti non propriamente fulmini di guerra. E sì che Ringhio correva per due, ma non è che Matuidi non faccia lo stesso da noi. A volte, l’intensità dovrebbe essere di pensiero. Ma quella, temo, non la compri a buon mercato a parametro zero e comunque dipende anche dalla condizione fisica. Se non ce l’hai, t’attacchi.

Dice: eh, però. La condizione fisica. Imbarazzante.

Poco da dire, ma le assenze e gli infortuni non del tutto smaltiti sono una scusante che elegantemente Allegri ha preferito non giocarsi, frignando ignobilmente come avrebbero fatto in tanti. Stima incondizionata.

Dice: con Ronaldo è un fallimento e blabla. Premesso che siamo arrivati a tre partite dalla fine del torneo, anche CR7 non poteva essere al meglio dopo l’infortunio in nazionale. Si è gestito da campione, ha dato l’esempio, ma di più non poteva fare. Anche se ad allenare fosse stato un guru come Conte, Sarri, Klopp o Guardiola (faccio nomi a caso, così).

Dice: si, vabbè, ma l’Allegri è un cinico, disincantato, elettivamente affine alla scuola del Trap.

Vero. Ma mica è una colpa. Non è un esaltato pre o post sacchiano. Non balla il tiki taka. Non soffre di tremendismo contiano. Per fortuna, aggiungo io. Citando Brera, preferisco le squadre femmine a quelle maschie. Per tradizione italica, e sabaudo juventina in particolare, lovvo solo quelle da mano sul petto e cuore oltre l’ostacolo. Quelle con gente tipo Chiello, Gentile, Kohler. Roba così. E in avanti, Michel, Roby, Alex e – si sperava – Ronny, che te la risolvono.

Dice: ma non sarai mica – scusa la parola, eh – allegriano?

Be’, proprio allegriano, no. Diciamo moderatamente tradizionalista. Che di questi tempi è una bestemmia, me ne rendo conto. Ma – tanto per fare un esempio che non c’entra ma che piace agli anziani – io, tra Zoff e Maifredi, scelgo sempre Dinone. E fanculo al nuovo che avanza – se avanza – in cempionz.

PS: e comunque, abbiamo giocato dei quarti da vomito. Ma giallosapevo, tant’è che mi sono rifiutato persino di vederle. Il mio cuore non regge più a cotanto strazio cempionico. E non cambierebbe con un altro allenatore in panca, temo. Una roba tipo ‘non voglio più vederti con quellallà, perché ti amo troppo’.