25 anni fa. Ciao, #Ayrton

Ne avevo già viste, purtroppo. Gilles, su tutti. Eppure, la morte di Senna, in diretta tv, mi scosse profondamente. Pregai che non si fosse fatto male, sperai infantilmente in un miracolo. Poi, smisi di guardare per un bel po’ la Formula 1. E che Ratzenberger fosse appena morto in quel modo, rese il tutto ancora più assurdo, intollerabile, tragico. Da perfetto testone quale sono, impiegai davvero molto tempo a capire una cosa semplicissima: le corse sono sempre pericolose. Niente trucchi o effetti speciali. Poi ripenso a quel che diceva Simoncelli: “Eh, oh, sono le corse. Se hai paura, stai a casa”. O spegni la tv. Io l’ho fatto, per tanto tempo. Anche i trionfi di Schumi li ho vissuti con molto distacco, come chi ha il cuore infranto e ha paura d’innamorarsi ancora. O non ne ha punto voglia. Eppure, di nuovo, sono le corse, niente effetti speciali. Il brivido di essere virtualmente in auto con Ayrton, che sfiora i muretti di Montecarlo, sotto la pioggia, con una scalcinatissima Toleman. La follia pura di Gilles e Arnoux a Digione. Di certo, sarebbe stato bello, vederli correre insieme, Gilles e Ayrton. Più folle e sanguigno il primo, semplicemente il migliore, il secondo. Già, un peccato davvero, non averli ammirati ancora a lungo.

Il grande eliot mi onorava di un suo arguto commento:

Come insegna una nota multinazionale plurimillenaria, per fare un prodotto davvero completo occorrono anche santi e martiri. 

Al quale rispondevo:
Quanto all’arguta osservazione, replicherò banalmente che, imho, buona parte del fascino della formula 1 sta proprio nel brivido voyeristico della partenza, nell’inconfessabile e infantile curiosità di vedere se si trasformerà in autoscontro dove, beninteso, nessuno si faccia davvero male e si tiri un sospiro di sollievo per il lieto fine, con piloti che smadonnano, corsettine rapide e un po’ comiche verso i box e superspot tra un replay e l’altro. Quando questo non avviene, e per fortuna non sono più i tempi di Paletti o Peterson, scatta il meccanismo mentale, amplificato dai sensi di colpa, che trasforma immediatamente i piloti in eroi senza macchia, vittime catartiche der sistema, delle “sigarette e birre che pagano per continuare”. Detto questo, Ayrton sembrava davvero una gran persona, al contrario di Prost. E Gilles pure.