What if, sliding doors e utopiche domande oziose di un ozioso sul #GrandeTorino, la vita e tutto il resto.

“Once I had a little game

… I mean the game called go insane”.

Jim Morrison (1943 – vivente)

Da appassionato men che dilettante e vieppiù curioso di Storia, e particolarmente degli eventi tragici che riguardano alcuni miei miti personali, partendo da Giulio Cesare ai giorni nostri, confesso che l’epopea del Grande Torino mi ha sempre affascinato e oltremodo commosso. Di più, mi sono spesso domandato cosa sarebbe successo se la tragedia di Superga non fosse mai avvenuta.

Già. Sicuramente, avrebbero vinto ancora tanto. Di più: l’Italia, campione in carica, non avrebbe fatto ridere i polli ai mondiali del ’50, e magari avrebbe portato a casa la Coppa Rimet ben prima che il Brasile potesse porsi il problema. Ma non è solo questo. Il fatto sportivo, in sè, seppur notevolissimo, è davvero ben poca cosa, rispetto alla tristezza e al senso di struggente malinconia lynchiana che una tragedia del genere comporta. Qualcosa che magari dovrebbe anche portarti a essere una persona migliore, vivendo nel ricordo mitizzato dei Grandi che non non ci sono più. Cosa c’è di più umano, in fondo, del senso di costante precarietà? Questo non è il Paradiso, nulla è eterno, shit happens. Già.

E magari allora ripenso a qual che poteva essere se (vado a caso, ma la lista è infinita)…

Gigi Meroni non avesse attraversato quella strada.

Gaetano Scirea non avesse accettato quel passaggio.

Gilles non si fosse incaponito a fare quel giro veloce.

Ayrton non si fosse trovato col volante staccato in mano.

Cambiando mentalmente sezione e canale, se…

JFK, RFK e MLK, o qui da noi Moro, Falcone e Borsellino fossero sopravvissuti agli attentati.

Se non fossimo entrati in guerra nel ’39 e non ci fosse stato proprio il fascismo.

Se Mozart, Schubert, Jim, John, Jimi, Janis, John Belushi, James Dean, Marilyn…

È un bel giochino, infinito. Avremmo magari tanti miti leggendari in meno, tante cose belle in più e, quasi certamente forse, un mondo migliore.

Soprattutto, è un giochino, tutt’altro che originale nella storia della letteratura e cinematografia, col quale possiamo continuamente trastullarci e torturarci per ogni evento o decisione sbagliata presa nella nostra vita.

Il pensiero di avere una DeLorean e un Doc che ti scarrozzano su e giù tra i pensieri quadrimensionali per rimettere a posto quel che è andato decisamente, orribilmente storto in passato, è un’affascinantissima illusione.

E invece, sticazzi.