Piero Abbruzzese – Cuore di figlio #bookoftheday #librodelgiorno

Un atto dovuto. Una montagna russa emozionale inevitabile. Quando vivi un’esperienza simile, sperando ancora in un chimerico lieto fine, non hai altra scelta. Percorri le cinque fasi di elaborazione dell’incubo alla velocità della Maserati dell’illustre prof di questo libro. Un figlio malato di cuore. Un destino segnato. Una storia “sbagliata”, dall’inizio. Eppure, una scelta inevitabile, logica, da fare con la semplice consapevolezza che, comunque, nessuno uscirà vivo di qui. E allora, tanto vale godersi la vita finché si può, Magnificamente. Tifare sfegatatamente per la propria squadra, anche se è quella sbagliata. Concedersi una degustazione in un lussuosissimo ristorante stellato, anche se non ce la fai manco a mangiare. Fantasticare ingenuamente su improbabili avventure sentimentali, come avrebbe fatto il protagonista sognatore di Trein de vie. Conoscere i propri idoli, pur se impresentabili, quasi fosse l’ultimo desiderio d’un condannato. Insomma, Vivere, elegantemente, fino all’ultimo battito. Finché tutto, inesorabilmente, cinicamente, ingiustamente, svanisce per sempre.

La narrazione alterna la storia di Carlo, vera, straziante e umanissima, a quella delle missioni umanitarie in Somalia, anche qui raccontate senza filtri agiografici e ipocrisie posticce, squarciando il pietoso velo che nasconde le mille magagne della miseria e nobiltà umana, con salti temporali stranianti, ma che fungono quasi da intermezzo comico (si fa per dire) tra una disavventura e l’altra.

No, non ce la faccio nemmeno a scriverne fino in fondo.

Dico solo che leggerlo, soprattutto ora, è stato terapeutico, catartico e apotropaico. Speriamo, di cuore, che funzioni.

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