Piero Abbruzzese – Nel cuore di Punt #bookoftheday

Imagine all the people living life in peace.

John Lennon – Imagine

Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself, I am large, I contain multitudes.

Walt Whitman

Pensando, a fine lettura, a cosa scrivere di questo libro, chissà come e perché, mi sono subito ronzate in mente queste due frasi. La prima, riflettendo tristemente sul mitologico popolo di Punt: pacifico, evoluto e sognatore. Quindi, come si conviene a questo porco mondo cinico e baro, morto malissimo, proprio come il caro zio John.

La seconda citazione inquadra un po’ l’autore del libro in questione e, in fondo, l’umanità in generale. Il fatto gli è che, come troppo sovente avviene nella mia povera testolina, uso le mie solite e banalmente rassicuranti scorciatoie mentali, e avevo già bell’e catalogato l’esimio Prof. Dott Piero Abbruzzese. Un luminare, certo, chi potrebbe negarlo? Per intenderci, uno di quelli che salvano bambini con cardiopatie proprio come quella di mia figlia. E tanto basterebbe a cantarne in eterno il peana. In più, è anche un filantropo instancabile, entusiasticamente sempre impegnatissimo nel sociale. Ma c’è di più, scopro leggendo: è pure, a quanto pare, un giocatore di poker che non disdegna un buon cicchetto ogni tanto, un fumatore incallito, un tombeur de femmes e chissà cosa e quant’altro ancora. Insomma, un personaggio a tutto tondo, larger than life, come direbbero bene gli ammeregani. Per giunta, non immaginavo celasse pure uno spirito avventuriero da simil 007-Indiana Jones, agitato, non mescolato con evidenti velleità narrative storico-archeologiche/letterarie.

E invece.

In questo libro si vola subito altissimo, fin dalla prima pagina. O, per dir meglio, si scava, alla ricerca delle vestigia della mitica terra di Punt. Presumibilmente sita in Somaliland, a quanto pare, a un tiro di kalashnikov dall’ospedale dove presta servizio volontario proprio il nostro ineffabile Doc aggiustacuori.

Succede, così, che le storie narrate dall’antico narratore puntiano si intreccino, seppur distanti migliaia d’anni, con quelle raccontate in prima persona dal nostro Doc, tra salti temporali iperbolici, da un capitolo all’altro. Si alternano le vicende intricate del dottore archeologo che cerca la terra di Punt e i suoi tesori, rischiando a volte la pellaccia, e del suo eclettico e longevo narratore, l’ultimo (o quasi) dei Puntiani. Punt e basta, insomma (risatina finta da sit-com).

E man mano si scopre che l’enigma della scomparsa della Civiltà puntiana cela anche un giallo medico, col nostro Doc che sveste i panni dell’archeologo per indossare quelli di novello Sherlock Holmes o, più calzantemente, del Dottor Watson.

E insomma, spiazzante è il primo termine che mi viene in mente per definire questo libro,

Nel cuore di Punt mi ha infatti proiettato d’incanto in un passato mitologico e immaginifico fatto di grandi Civiltà misteriosamente scomparse, di lotte eterne tra Bene e Male, tra ignoranza e scienza, tra ragione e istinto, analizzando scientificamente errori, debolezze e meschinità comuni a ogni homo sapiens e persino all’evoluto e civilissimo homo savius, come vengono definiti gli antichi abitanti di Punt. Una genìa forse andata persa o forse no. Forse, si ipotizza a un certo punto nel libro, dietro ogni grande ingegno della Storia, da Cristo a Buddha, da Newton a Einstein, da Mozart a Leonardo, unendo i Puntini, ci potrebbe essere una linea invisibile che riconduca alla nobile discendenza di quella Civiltà misteriosa. Una Civiltà capace, mentre i nostri poveri antenati sapiens cacciavano ancora nudi le marmotte, di forgiare metalli, costruire piramidi e acquedotti e, in generale, essere più civile e illuminata di quanto non riusciamo a fare ancor oggi, con tutta la nostra tecnologia.

Forse, anche stavolta, è una questione di Cuore. Purtroppo, l’empatia, la generosità, la gentilezza, l’intelligenza e la compassione non si comprano su Amazon. Questo libro, invece, sì.

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E allora, compratelo, merita. E non solo perché è per una buona causa.

Ah, per i più distratti, del libro precedente avevo scritto qui.