Bob Dylan – The times they are a-changin. #songoftheday

I’ve been a puppet, a pauper, a pirate, a poet, a pawn and a king
I’ve been up and down and over and out, and I know one thing
Each time I find myself flat on my face
I pick myself up and get back in the race

Parlare di Bob cominciando con Frank. Che confusione. Gli è che confuso lo sono abbastanza, in questo periodo. La parola d’ordine è cambiamento. Città, lavoro, nomi, cose, animali. Tutto torna in discussione. Ricominciare da 3 a 52 anni suonati, like a dog without a bone, an actor on a loan.

Insomma, destabilizzato, confuso. Un sogno orribile, morbosamente ammaliante. E allora, come direbbe Ross, Things change, people change. Roll with the punches.

Già.

E allora, ripeschiamo pure questo calzante zio Bob d’annata. Altro dirvi non vo’. Anzi…

PS: Se siete di Torino e avete un bel lavoro da offrire, fatemi un fischio. Non scherzo. Potrei anche dirvi di sì.

The times they are a-changin

Venite a radunarvi, gente
Come gather ‘round, people

Ovunque voi andiate
Wherever you roam

E ammettete che le acque
And admit that the waters

Intorno a voi sono cresciute
Around you have grown

E accettate che presto
And accept it that soon

Sarete inzuppati fino all’osso
You’ll be drenched to the bone

Se il vostro tempo per voi merita di essere salvato
If your time to you is worth savin’

E fareste meglio a iniziare a nuotare
And you better start swimmin’

O affonderete come una pietra
Or you’ll sink like a stone

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

Venite scrittori e critici
Come writers and critics

Che profetizzate con la vostra penna
Who prophesize with your pen

E tenete gli occhi ben aperti
And keep your eyes wide

L’occasione non verrà più
The chance won’t come again

E non parlate troppo presto
And don’t speak too soon

Perché la ruota sta ancora girando
For the wheel’s still in spin

E non si può dire chi
And there’s no tellin’ who

Sceglierà
That it’s namin’

Perché il perdente ora
For the loser now

Sarà più tardi il vincitore
Will be later to win

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

Venite senatori, deputati
Come senators, congressmen

Per favore, ascoltate la chiamata
Please heed the call

Non state sulla soglia
Don’t stand in the doorway

Non bloccate la sala
Don’t block up the hall

Perché chi si farà male
For he that gets hurt

Sarà chi si è bloccato
Will be he who has stalled

La battaglia fuori impazza
The battle outside ragin’

Presto scuoterà le vostre finestre
Will soon shake your windows

E scuoterà le vostre pareti
And rattle your walls

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

Venite madri e padri
Come mothers and fathers

Da tutta la terra
Throughout the land

E non criticate
And don’t criticize

Cosa non potete capire
What you can’t understand

I vostri figli e le vostre figlie
Your sons and your daughters

Sono oltre il vostro comando
Are beyond your command

La vostra solita strada sta rapidamente invecchiando
Your old road is rapidly agin’

Per favore, uscite da quella nuova
Please get out of the new one

Se non potete dare la vostra mano
If you can’t lend your hand

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

La linea viene tracciata
The line it is drawn

La maledizione è lanciata
The curse it is cast

Quello lento adesso
The slow one now

Più tardi sarà veloce
Will later be fast

Così come il presente ora
As the present now

Più tardi sarà passato
Will later be past

L’ordine sta rapidamente svanendo
The order is rapidly fadin’

E il primo ora
And the first one now

Più tardi sarà l’ultimo
Will later be last

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’


Fonte: LyricFind
Compositori: Bob Dylan
Testo di The Times They Are A Changing © Sony/ATV Music Publishing LLC, Audiam, Inc

#Picard. Per brindare a un incontro al Fairpoint. #StarTrek #AmazonPrime. Appunti sparsi, sconnessi e nostalgici sui primi quattro episodi.

Premessa non concessa.

Sia messo agli atti, per l’angolo esticazzi, ch’io sono quello che si potrebbe definire un trekkie agnosticamente distratto. Ho visto (e scordato bellamente) quasi tutte le serie. E sono tante. Mi manca giusto una stagione e mezza di Discovery, che prima o poi recupererò. Per me, Star Trek è stata una scoperta successiva. Quando la Next Generation di Picard iniziò, nell’87, manco la vidi. Mi sono appassionato molto più tardi, diciamo una decina d’anni fa, seguendo il filo logico pulpfictionesco che va dalla serie originale fino a Enterprise, con tanto di film di contorno e cartoni animati. In lingua originale, ovviamente, coi doppi sottotitoli italiano inglese. Ok, finita la premessa.

La Next Generation del capitano Picard,, quindi. Il prequel, diciamo così, di questa nuova stagione. E chiamalo prequel. 7 stagioni da venticique episodi. 176 in tutto, da quaranta e fischia minuti l’uno. 4 film. E poi lo spin off, Deep Space 9, e ancora Voyager e tutto il resto.

Per l’angolo dell’ovvio, continuo con l’immondo spiegone. Quello dell’87 fu il reboot tanto agognato di un franchise che in tv era durato solo tre stagioni, segato prima di completare la sua missione quinquennale. Poi, insperatamente, il caro vecchio Zio Gene riuscì a riavviare il tutto, giusto poco prima di salutarci e farsi disperdere nello spazio.

E ora, ventisei anni dopo l’ultimo episodio in TV e diciotto anni dopo l’ultimo film della Next Generation, a sorpresa, ecco il sorprendente ritorno del secondo capitano più amato nell’universo trekkiana. Ché, si sa, volente o nolente, l’inossidabile Kirk non si batte.

E comunque, che ritorno, quello di Picard!

Ci sarebbe da scrivere su quanto insperatamente le nuove dinamiche netflixiane e amazoniane possano resuscitare serie e personaggi cult del passato. È successo con Twin Peaks (alleluja!), ora con Picard. Chi sarà il prossimo? Io spererei in Firefly. Hai visto mai.

Siamo, mentre scrivo, già al quarto episodio, in contemporanea mondiale (yummm!) su Amazon Prime. Il primo episodio parte già col botto, con il fido Data come guest star. Il quarto si chiude con l’apparizione di Seven of Nine, che così dalla Voyager salta a piè pari nell’universo della Next Generation. In mezzo, tanta azione (appannaggio di nuovi giovani virgulti, ché sir Patrick ci avrebbe pure ‘na certa), tanti morti ammazzati e vaporizzati, pianeti atomizzati, un po’ di figa e qualche bell’ometto dalle orecchie a punta e tanta computer graphic, come s’usa oggigiorno (fin troppo, per un umarell sci-fi come me).

– Ma insomma, Picard ti sta piacendo?

– Uhm. Sì.

– Non ti vedo entusiasta.

– Be’, vale un po’ il discorso dei film abramsiani del reboot. Sono felice che si siano fatti e che se ne facciano altri, ad libitum. Però…

– Però, cosa? Non mi attaccherai il solito pippone su quanto fossero belli e ottimisti una volta e come siano diventati più violenti, fin troppo adrenalici e alla fin fine deprimenti ora?

– …

Touché, direbbe Jean Luc. E allora, mi taccio. E mi godo lo spettacolo come un bimbo cresciutello che ritorna in uno dei suoi luna park preferiti vent’anni dopo, rivedendo con affetto e quasi commozione cerebrale i compagni di mille avventure di giovinezza.

Insomma, c’è tanto materiale per far salivare pavlovianamente le papille gustative dei trekkies più incalliti e nostalgici (colpevole, vostro onore!).

Quando esce il quinto episodio? Forse scriverocci altro. O no. Chissà.

Dove vederlo? Gratis, per gli utenti Amazon Prime.

#Tiramisù alla #Nutella, contro il logorio della #Juve odierna.

Juve, Tiramisù, Nutella… Per fare il post perfetto, dovrei aggiungere anche un po’ di sesso, o magari qualcosa su Sanremo, il coronavirus, le cavallette…

Ma anche no, non ci ho voglia. Se volete, cominciate voi, poi vi raggiungo.

Reduce da una pausa di riflessione indotta da problematiche interiori delle quali non importerebbe una ceppa al follower più accanitamente inesistente, parliamo di ricette consolatorie post traumatiche.

Partiamo da una considerazione: seguire le partite della Juve, ultimamente, mi mette ansia e poscia mi deprime anzichenò. Sarà che la rivoluzione sarriana ha partorito finora un mezzo sgorbio indecifrabile, tra partite indistiguibilmente allegriane e altre che Del Neri – Zac – Ciro, levatevi proprio. Insomma, in domeniche come queste, meglio rifugiarsi in cucina.

E allora, tiriamoci su con la Nutella. La ricetta clona pressappoco una di Misya. Quanno ce vo’, ce vo’.

INGREDIENTI

Tre pacchi di frollini tipo Oro Saiwa

250 g di mascarpone

200 g di panna spray

44 tazzine di caffè in fila per sei col resto di due (diciamo almeno mezzo litro, va’. E non fate i nervosi)

80 g di zucchero

Qualche cucchiaiata di latte

Nutella a catafottere

Granella di nocciole dop igt qb psi pli pri Cazzaniga

Cacao meravigliao amarao

PROCEDIMENTO

Prendo due belle ciotolazze. In una mischio selvaggiamente mascarpone, zucchero e panna.

Nell’altra ciotola, verso nervosamente tutto il caffè nero bollente conservato in frigo negli ultimi giorni. Aggiungo latte e un po’ di sugar sugar, e poi inizio la catena di montaggio del tiramisù.

La scelta del contenitore mi ha preso un po’. Poi ho saggiamente optato per uno di quei cosi domopak lunghi così e larghi cosà. Bastante appena, alla fine, evitando disastrose esondazioni e torsioni della stagnola.

Inzuppo i frollini a quattro alla volta nel caffè e compongo il mosaico. Finito il primo strato, lo sonmergo di crema e poi di nutella. Ripeto l’operazione per il secondo, terzo e financo quarto. Massì, che poi dicono che siamo tirati. Ultimo con ls granella di nocciole e ls spolveratina di cacao.

Metto in frigo qualche ora, per far sbollire la rabbia scaligera, e poi mi tuffo .

Alla fine, l’era sarriana mi costerà qualche severa crisi glicemica, temo.

#JuveParma. Le #pagellonze interrotte del giorno dopo. #Juventus

Scesny

Uccellato da Cornelius, poi pochi brividi, freddo a parte. Sul finale, si riscalda un po’, ma finisce in gloria.

Cuadry

Non fa sfracelli, ma continua nella sua crescita terzinesca.

Dely

Giganteggia su Inglese, sferraglia su Cornelius. Peccato sia un flop, altrimenti parrebbe anche bravo.

Bonny

Lanci col goniometro in orizzontale, verticalizza poco, ma mostra sicumera autorevole e a tratti sborona. Guarda, mamma, senza BC!

Alexy

In silenzio, si rompe. Fortuna che abbiamo millemila terzini sinistri. È l’ora di Berny zambro? Ho troveto, direbbe Lino Banfi.

Dany

Entra e inverte i piedi come Matuy, ma di fabbrica.

Pjany

Anonimamente si prende quest’altra vittoria senza apparentemente sudare. Beato lui.

Matuy

Lui sì, che suda. E corre più di Bonini per gli altri dieci.

Raby

In crescita costante. A fine campionato, potrebbe raggiungere le vette del primo Stury, se si applicherà con profitto.

Ramsy

Piedi raffinati e malconci. Poco ritmo, ma un epsilon a piacere meglio della partita precedente.

Ronny

Peccato sia stra-finito e non salti l’uomo. Sarebbe promettente. Ho l’occhio fino, per le giuovani promesse.

Dybby

Paolino Paperino quando esce dal campo, delizia con giuochi di prestigio e assisteggia di giustezza. Una gioia per gli occhi.

Higuy

Prova a incidere, ma non morde, stavolta. Volenteroso.

Costy

Tocchi di fino nella sua minimicropartita.

Sarry

Continua col bastone e carota a Dybby, quattro punti sull’inda. Insomma, bene così, forse. Lo spettacolo? Ma che, daverodavero? Essù, andate al circo.

Cortomuso colpisce ancora.

#RomaJuventus, pagellonze blasfeme, svogliatelle e ignorantissime. #Juventus

L’antefatto.

L’itner scula il pareggio contro la corazzata da 100 euro atalantina in modo quantomeno dubbio. E subito mi partono un paio di meme.

Lautaro uno di noi?

L’immortale capolavoro di VARhol.

E vabbè. Per una volta, riesco a guardare una partita della Juve dall’inizio alla fine. Ché, nel caso di ieri, va dal fischio d’inizio fino al secondo gol di Ronaldo. Poi, iniziano gli ozi romani dei nostri, inframezzati da infortuni tragici e tentativi di rimonte abortiti. Il tutto tra la noia generale e la preoccupazione per le condizioni di Zaniolo e Demy. E lì mi parte il tweet sulle condizioni del manto erboso, tutt’altro che perfette e sui geni che hanno pensato bene di farci giocare su due partite in due giorni.

Insomma, si festeggia il titolo platonico di campioni d’inverno e si maledice l’Olimpico, la Var e tutto il cucuzzaro che gli gira intorno. Ma pagellonziamo pure, va’ ché oggi l’ispirazione latita anzichenò.

Scesny

Una paratona la fa. Qualche vaccatella nei rilanci pure. Core de Roma come Pjany.

Cuadry

Un’iradiddio sulla fascia, poco assecondato dal resto della truppa in gita.

Bonny

Tiene botta per lui e per gli altri. Lancioni belli belli non ne fa, danni nemmeno. Bene così.

Demy

Parte benissimo e si rompe malissimo. Nel furore agonistico, vorrebbe pure continuare a giocare con legamento e menisco rotti. Poi lo sedano e via.

Dely

Entra e giganteggia su Dzeko, mica cotica.

Alexy

La voleè sul rigore è un po’ ridicola, per il resto compitino senza troppi svolazzi.

Pjany

Un paio di svarioni difensivi degni del miglior Descy, ma anche qualche sprazzo di classe nei fraseggi, sempre e solo nei primi dieci minuti.

Matuy

Tanta sostanza senza un briciolo di classe. Ma va bene così.

Raby

È ancora ingolfato. Si intravede qualche barlume di quel che potrà essere, soffiandoci un po’.

Ramsy

Ancora impalpabile, in campo e nel mio fantacalcio. Vedi Raby, con un piedino un po’ più educato e malconcio.

Dybby

Incanta la platea, meno la panchina. Con Pep sarà diverso, forse. O magari no.

Ronny

Cazzuto e pimpante, persino commovente nella carezza a Zaniolo in lacrime.

Higuy

Segna e il milliVAR nel suo caso fa il precisetti, solo come avviene con la Juve, pare.

Dany

Una pena? Ne imbrocca pochissime e si soffre tanterrimo dalle sue parti.

Sarry

Soffre di staffettite acuta asintomatica. Ma intanto, vince e va benissimo così.

Zany

Vederlo in lacrime così è stato brutto brutto brutto. Peccato, perché quell’azione lasciava intravedere qualcosa di bianconerizzabile a breve. Chissà.