Charles Dickens – A #Christmas carol. #bookoftheday #Natale

Ne avevo parlato giusto un anno fa, in occasione di un gradito regalo. Così, tra un post e l’altro e la vita che scorre sottoterra, per dirla con zio David, mi ritrovo alfine a scrivere del vecchio, ma sempre attualissimo zio Charles. Ancora. Di suo, ricordo vagamente d’aver letto Oliver Twist, ascoltato David Copperfield, e poi ho certo visto alcuni film, persino musical. Anche su Scrooge, ovviamente. Mi mancavano un po’ di cose. Tipo, ad esempio, provare a leggerlo in originale. Una mia fissa patologica, lo so. E poi, magari, scriverci su qualcosa di sensato e originale entro e non oltre Natale, per rispettare la mia personalissima regola sui post natalizi. E invece, nel giorno dopo la Befana sto ancora a parlare di Babbo Natale. E vabbé, inutile farneticare e autoinfierire. Sono questi, oggi, i migliori neuroni che abbiamo.

Ma veniamo al libro, ordunque.

Più che una favola. Una vera e propria parabola sull’intima essenza della natura umana. Sull’eterna lotta tra il bene e il male insito in ogni persona, sull’istinto egoistico primordiale contrapposto alla compassione umanistica verso i compagni di viaggio nella nostra breve e spesso miserevole e meschina vita. Du’ palle, dunque?

Non proprio.

La scrittura scorre, è godibilissima e l’inglese abbastanza comprensibile persino per il mio povero gulliver, a parte qualche termine desueto che mi ha spinto a ripetute e affannose ricerche sul dizionario e sul web. E riflettendoci su, ho fantasticato ‘stu penziero, come avrebbe detto Totò nella sua livella. Siamo tutti Scrooge, più o meno. Come l’animale che cammina prima su quattro gambe, poi su due e infine su tre. L’indovinello della Sfinge. Ma quante ne so.

Prima fase. Il Natale passato. La fanciullezza. Le letture avventurose, prepuberali, liberi dalle pulsioni sessuali e dal grado di testosterone che definirà la fase adolescenziale e non solo del resto della nostra vita. I grandi sogni. Gli entusiasmi. Gli ideali. E poi, l’ingresso nella fase più adulta, lo studio, i primi lavori, la gavetta. L’amore romantico e ingenuo, l’entusiasmo acritico. Qui, Quo, Qua, che diventano Paperino.

Seconda fase. Il Natale presente. L’età matura. Che, nel caso di Scrooge, sarà spannometricamente intorno ai 50-60 anni. La posizione sociale finalmente raggiunta o forse no, la stabilità economica tanto agognata, a furia di brigare, intrallazzare, sgomitare rapacemente. Risparmiando ogni nichelino, vessando i propri dipendenti, incuranti delle sofferenze del prossimo e dell’amore disinteressato, quando lo si incontra. Paperino che diventa zio Paperone.

Terza fase. Il Natale futuro. Quello in cui scopriremo a postumi se e come saremo ricordati, forse, quando non ci saremo più. Con la consapevolezza che, tanto,

“Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie… appartenimmo a’ morte!”

Già.

Nel mio caso, la prima fase mi riporta ai Natali passati a casa dei nonni. Le tombolate oceaniche con le bucce di mandarino come segnanumero, le partite a Stop e Tressette dei grandi, mentre noi piccoli ammiravamo la maestria spocchiosa delle loro giocate. “Paru, paru, disparu ‘mmanu”. Tutto finito, morti i nonni. Prima di Internet e degli smarfòn, pure prima della tv a colori e dei videoregistratori, della tv commerciale e satellitare. Altra preistoria. Dov’è il rewind?

La seconda fase, il Natale di oggi, mi vede azzerato, in una camera d’ospedale, al capezzale di mia figlia. Tutto intorno, la festa e la terza guerra mondiale incombente. Così vanno le cose. Nude e crude.

La terza fase non so proprio nemmeno lontanamente immaginarla. Come Scrooge, anch’io vorrei sapere che c’è ancora tempo per rimediare, prima della fine.

Chissà.

Ah, dimenticavo. L’epub gratis è qui:

http://www.gutenberg.org/ebooks/1933

E ora, si chiederanno i miei piccoli lettori col fiato sospeso, cosa leggerai? A dire il vero, ninzò. Ho ancora Piccole donne in sospeso. E un retropensiero di iniziare a leggere e dilettarmi donchisciottescamente di programmazione.

Chissà (2)

Elvis Presley – Blue #Christmas #songoftheday

Prima regola del Blogger natalizio di successo: dopo Natale, non postate mai roba sul Natale. Seconda regola del Blogger natalizio di successo: non dovete mai postare dopo Natale roba sul Natale. Terza regola del Blogger natalizio di successo: se qualcuno grida auguri, si intenerisce, è smielato, fine del post natalizio.

E invece, io posto sul Natale a palle di Natale ormai belle ferme. Ci sarà certamente un nome scientifico preciso per questa mia nevrosi. Ma andiamoci piano con le offese.

Natale, dicevo. Ho le mie belle playlist. Come tutti. Roba figa, dal jazz al trash e ritorno. Ve le risparmio. Tranne questa canzuncella che meglio si appiccica mielosamente a questo sventuratissimo duemilaeddiciannove. Firmata Presley. Anno di grazia 1957. Ah, il ’57. Zio John e zio Paul s’incontrano per la prima volta. Zio Jack pubblica On the road. Laika in the Sky with Sputnik. La prima 500. Eccetera. Chi se lo ricorda? Io no. Ci sarebbero voluti ancora dieci anni per il mio primo merry little Christmas. Eppure, 62 anni dopo, zio Elvis ha ancora il suo bel perché. Più cool di Fonzie, più Blue del grande Puffo senza la sua Puffetta.

Il video ciccipuffoso è qui sotto, tratto dal comeback del sessantotto. Ah, il 68. So close.

https://www.youtube.com/watch?v=WwdI-gbm5kE&feature=share

https://youtu.be/WwdI-gbm5kE

Avrò un Natale triste senza di te

I’ll have a blue Christmas without you

Sarò così triste solo pensando a te

I’ll be so blue just thinking about you

Decorazioni rosse su un albero di Natale verde

Decorations of red on a green Christmas tree

Non sarà lo stesso, cara, se non sei qui con me

Won’t be the same, dear, if you’re not here with me

E quando quei fiocchi di neve blu iniziano a scendere

And when those blue snowflakes start falling

Questo è quando quei ricordi tristi iniziano a chiamare

That’s when those blue memories start calling

Tu starai bene con il tuo Natale bianco

You’ll be doin’ all right with your Christmas of white

Ma io avrò un blu, blu, blu, triste Natale

But I’ll have a blue, blue, blue, blue Christmas

Starai bene con il tuo Natale bianco

You’ll be doin’ all right with your Christmas of white

Ma avrò un blu, blu, blu, blu triste Natale

But I’ll have a blue, blue, blue, blue Christmas

Fonte: Musixmatch

Compositori: HAYES BILLY / JOHNSON JAY W

Testo di Blue Christmas © Embassy Music Corporation, Roynet Music, Demi Music Corp. D/B/a Lichelle Music Company, Chevis Pub Corporation, UNIVERSAL POLYGRAM INTERNATIONAL PUBLISHING INC, UNIVERSAL – POLYGRAM INTERNATIONAL PUB INC, BMG PLATINUM SONGS OBO ARC MUSIC, BIBO MUSIC PUBLISHING, INC., UNIVERSAL-POLYGRAM INT PUB OBO BIBO MUSIC PUBL., INC., THE JUDY J OLMSTED TRUST, BUG MUSIC OBO BIG STAR PUBLISHING

AUGURI!

/fine del post natalizio

#JuventusUdinese – le #pagellonze che venivano dal semifreddo #Juventus

Buffy

Precettato in extremis, becca un gol al 93esimo dopo qualche miracoletto sparso. Il bacetto a Bonny tramortito fa tanto “Ancora una volta sulla breccia, cari amici, ancora una volta!“.

Dany

Ogni tanto difende alla brasiliana, ma dà la sensazione di poter imbroccare il cross o l’assist giusto. Prima o poi.

Demy

Sferraglia, tampona, morde e di solito pulisce anche l’area. Bene.

Bonny

Ogni tanto la passa ai tiranti, altre volte pennella di giustezza. Di testa firma il tris, poi quasi da analoga posizione rischia qualche vertebra cervicale. O capitàno, càpitano.

Descy

Tunnelleggia e spadroneggia. Ma non ditelo ai suoi denigratori o a Leonardo.

Benty

Sontuoso. E non solo perché celo al fantacalcio da almeno tre anni.

Matuy

Viva la diga, viva il quattrotretrè, se c’è lui a immolarsi scompostamente.

Raby

Progredisce di un epsilon piccolo a piacere. Alla fine del quinquennale, farà faville.

Ronny

Peccato sia vecchio, rotto e a fine corsa. Ah, ha segnato? Strano.

Dybby

Segna un gol da cineteca e infatti glielo annullano. Mano de dios? Niente bestemmioni, please.

Higuy

Dopo il secondo assist sbagliato, mi convinco che non è giornata. E infatti subito pennella il tocco per il secondo di Ronny. Capirne.

Berny

Entra e prende subito una botta che lo fa rimanere offeso. Sarri dovrebbe schierarlo più a ovest. Di Paperino.

Dely

Spazza e giganteggia, ma perde le distanze sul gol udinese. Peccato non aver avuto una Rughy-cam in quel momento.

Costy

Piano. Vai piano. Non correre, pensa a noi. Devi giocare due ottavi, due quarti, due semifinali e una finale. Fai bene i conti coi tuoi muscoletti svaroski.

Sarry

A furor di popolo, si arrende al tridente. Della serie, oh, l’avete voluto voi, mica io. Siete stati carini e simpatici. Mo’ non rompetemi i coglioni o vi mando affanculo, voi e i pirati.

Albitro

Un fenomeno. Piccoli Roth (intercontinentale, anno di grazia 1985) crescono. Alla nuova figc napulè piacerà questo elemento.

Picciony

Protagonisti assoluti, in campo e sugli spalti.

#BayerLeverkusenJuventus. Le #pagellonze sonnacchiose (indainside) #Juventus

Buffy

Reduce dall’erroraccio col Sassuolo, riappare per una fredda comparsata prenatalizia cempionica, sbrigando le faccende di casa senza troppe ansie, ché alla sua veneranda età non fanno bene.

Rughy

Calmo, compassato, quasi soporifero.

Demy

Nervoso, frenetico, quasi indiavolato.

Dany

Stavolta convincente. Incoraggiante.

Descy

Ottimo e abbondante, il mio storico pupillo.

Pjany

Chi va pjany, etc. Tiene il tempo senza sbavature.

Raby

Ne combina poche buone. La carburazione è lenta. Non sembra il fulmine di guerra decantato da Buffy. Magari un prestito all’Atalanta gli farebbe bene. Ma ci serve ora.

Cuadry

Il novello Padoin. Dove lo metti, sta. E pure da mezzala fa vedere che essere dinamici si puote et non est peccato contra natura.

Berny

Il mio nuovo pupillo mette ancora una volta alla prova la mia fede in lui. Ma io non scendo dal carro, fino alla finale.

Ronny

Gli manca chi lo inneschi di giustezza. Poi entra Dybby e spadroneggia. Rischia di restare offeso per l’abbraccio troppo caloroso d’un invasore aspirinomane.

Higuy

Sonnecchia e imbusta. Imbusta e sonnecchia. Dove si firma?

Dybby

Altro pianeta. Un delitto non farlo giuocare sempre e a prescindere.

Matuy

Entra bello tonico e con un cacciavite in mano fa miracoli, mettendo a posto il centrocampo traballante.

Mury

Facce nuove canterane cercansi. A quando l’andare a San Siro con la nostra cantera dop a spadroneggiare con la cartonanza? (Sigh).

Sarry

Record di punti eguagliato. Ma il gioco ancora è 98% acciughiano. Passerà?

Inda

Garantisce da sempre inaspettate emozioni. Ed è subito video celebrativo tiktokcante. Sniff.

A Natale, solo nei migliori negozi, in edizione limitata. Se potete, inter-cettatene una copia cartonata, andrà a ruba. E, come nelle migliori tradizioni, vince chi arriva terzo.

Ode to #Odo in tre salti The #Doors – the Changeling. #StarTrek #DS9 #GameOfThrones

Qui il salto triplo carpiato sinaptico con avvitamento è di quelli mortali, fatalmente. Unisce la triste dipartita di René Murat Auberjonois, il caro vecchio mutaforma Odo di Deep Space Nine, ai miei amati ancor più vetusti Doors del disco del prematuro congedo di Jim da questa valle di lacrime, fino all’eroico commiato virtuale di Hodor nel Trono di Spade.

Anche oggi va così. Roba indegna, tanto che il povero Kant manderebbe volentieri il suo diaboliko cognato a iniettarmi una dose mortale di pentothal per mantener pura la sua amata logica.

[risatine finte da sit-com]

Ok. Ricomponiamoci. Odo, dicevo. Andiamo per ordine. Di Deep Space dirò che l’ho scoperto tardi, come tutto Star Trek, del resto. Infinite maratone notturne per recuperare la serie originale, poi la Next Generation con tutti i film a contorno, quindi Deep Space Nine e tutto il resto. Voyager, Enterprise. Che, dal mio personalissimo punto di vista, come tutte le serie che hanno proseguito la saga (per non parlare dei nuovi controversi film abramsiani) sono una roba un po’ apocrifa, pur se acriticamente bellerrima o quantomeno potabile. Gli è che, a mio modesto avviso, l’ottimismo da nuova frontiera kennediana di Roddenberry si è sempre più annacquato man mano che passavano gli anni dalla sua scomparsa. Le trame diventavano più complesse, mature, oscure. Pure troppo. Un po’ quel che è avvenuto tra la prima trilogia di Guerre Stellari e le successive. La bonomia un po’ cazzona ammeregana ha lasciato il passo alla fin troppo real sci-fi-politik. Tanto per preparare le nuove generazioni alla guera che gira intorno. Anche il caro vecchio Odo, nel corso delle 7 stagioni ha vissuto cambiamenti e mutazioni interiori che non ne hanno comunque alterato l’aura fondamentalmente positiva e romantica.

Attraverso il wormhole bajoriano, il mio teletrasporto mentale mi porta d’incanto alla canzone d’apertura di L.A. Woman. The changeling. Mutaforma, appunto. That’s life. I had money, I had none. Brother Jim preaching to the choir. E quanto avrei voluto saper cantare come Jim, suonare l’Hammond come Ray o, quantomeno, la chitarra come Robbie. E invece, cicca, cicca, cicca.

Quanto al meme scemo in salsa Trono di spade, vabbè, quello si fa giusto per giocare un po’, per assonanza, cercando di intercettare qualche like viralizzando biecamente. We’re only here for the money, you know.

Ora può partire il contributo canoro di repertorio.

The Doors – The changeling

[Intro]

Ooh

Ooh

Ooh

Get loose

[Verse 1]

I live uptown
I live downtown
I live all around

[Pre-Chorus]

I had money, and I had none
I had money, and I had none
But I never been so broke
That I couldn’t leave town

[Chorus]

I’m a Changeling
See me change
I’m a Changeling
See me change

I’m the air you breathe
Food you eat
Friends your greet
In the sullen street, wow
See me change
See me change, you

[Verse 1 Reprise]

I live uptown

I live downtown

I live all around

[Pre-Chorus]

I had money, and I had none

I had money, and I had none

But I never been so broke

That I couldn’t leave town

[Chorus]

[Outro]

You gotta see me change

See me change

Yeah, I’m leaving town

On a midnight train

Gotta see me change

Change, change, change

Change, change, change

Change, change, change

Change, change, change

Woah, change, change, change

Ooh

Ooh

Ooh

Scioglieti un po’

Io vivo in periferia

Io vivo in centro

Io vivo un po’ dappertutto

Avevo soldi e poi no

Avevo soldi e poi no

Ma non sono mai stato così al verde

da non poter lasciare la città

Sono un mutaforma

guardami mutare

Sono un mutaforma

guardami mutare

Sono nell’aria che respiri

Il cibo che mangi

Gli amici che saluti

Sono nelle strade cupe, wow

guardami mutare

guardami mutare

Io vivo in periferia

Io vivo in centro

Io vivo dappertutto

Avevo soldi e poi no

Avevo soldi e poi no

Ma non sono mai stato così al verde

da non poter lasciare la città

Sì, sono nell’aria che respiri

Il cibo che mangi

Gli amici che saluti

Sono nelle strade cupe, wow

Mi vedrai trasformare

Guardami mutare

Sì, sto lasciando la città

col treno di mezzanotte

Devi vedermi mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare.