Pasta al forno pasticciata “à la moi” #ricettadelgiorno

Una mattina, mi son svegliato. Uhm. Incipit già sentito. Comunque, capita a tutti di alzarsi con l’insana voglia di riversare nel cibo tutte le nevrosi indotte dal logorio della vita moderna.

Uhm bis. Troppo cervellotico.

Il nostro eroe aveva semplicemente voglia di scrofare una goduriosa pasta al forno.

Onesto, diretto, sincero.

E così, il malcapitato aprì il frigo. Mortadella, uova, besciamella. Nella dispensa, il ragù pronto e due pacchi di pasta integrale diversi. Tanto gli bastò.

INGREDIENTI

circa 500 g di pasta integrale corta

1 bulatta di ragù contadino e una di sugo di datterini Barilla

500 g di besciamella Parmalat

2 uova

6 fette di mortazza

Aromi vari

PROCEDIMENTO

Ho schiaffato tutto in una pyrex con un po’ d’acqua. Microonde per 10 minuti alla massima potenza. Terminato, un’altra ventina di minuti nel forno tradizionale per abbrustolirla un po’.

E se non la mangi direttamente dalla teglia col cucchiaione prendiporzione, godi solo a metà.

Pasta al forno a microonde di Ferragosto. Si. Può. Fare! #ricette

Ok. Riprendiamo. Quasi un mese di pausa meditativa forzata anzichenò e nulla affatto vacanziera, ahimè misero e tapino. E allora, prepariamo qualcosa di semplice semplice per il Ferragosto incombente, va’. che il campionato di calcio tarda ad arrivare, la Juve è stata già beffata oltre il limite sindacale e insomma tutti i fatti cosano in direzione ostinata e contraria. Ci vuole proprio un comfort food classico, una cosa che solo a guardarla di traverso si diventa tutto ciccia e brufoli, ma chissenefrega, tanto c’è il bicarbonato di sodio. L’occasione mi è vradita per porgervi la meglio pasta al forno di Ferragosto, rivisitata in chiave iperveloce, prendendo pure le mie solite scorciatoie per farla in mezzoretta tonda tonda. E il risultato, dicevo, è godurioso oltre ogni ghiotta aspettativa.

INGREDIENTI

500 g di tagliatelle secche integrali

2 boccacci di sugo con polpette Star

1 boccaccio di sugo bio Barilla

Una cofanata di besciamella

Caciocavallo silano tagliato a dadini come se piovesse.

PROCEDIMENTO

Schiaffate pasta, sughi e due boccacci d’acqua in una pyrofila pyrex pyroettando. Mettete a cuocere nel microonde, coperte coll’apposito coperchio per microonde, alla massima potenza per il tempo di cottura delle tagliatelle + 3 minuti moltiplicato per la sezione aurea phi, sì da avere la cottura perfetta e divina. A un certo punto, diciamo a metà del tempo, mescolate il tutto per mantecare con giustezza. Riprendete la cottura. Quando il forno bippa, prendete un ciotolone e ponetevi la metà della pasta appena cotta. Apparate per benino la pasta restante nel pyrex e spargete metà besciamellona e caciocavallo. Poi riversate il resto della pasta dal ciotolone messo da parte e completate con altra besciamellona, caciocavallo e parmigiano a piacere. Rimettete a cuocere nel microonde funzione grill per una decina di minuti, fino a ottenere una interessante crosticiona croccantella e bruciacchiata. Sfornate con cura, possibilmente senza ustionarvi, e servite e riverite.

Poi mi direte, nei commenti, ne ne avrete voglia e forza post prandiale.

P.S.: come molte cose nella vita, il giorno dopo è ancora più buona. Orizzontale, preferibilmente fredda.

Rimedi #anticaldo 2.0

Stay hungry

(Eat salad)

Stay foolish

(Eat lasagna)

Ah, nella stagnola c’è la pizza del giorno prima, sulla quale mi sono già espresso qui.

Caracollo verso il divano a schiacciar pisolini in dolce compagnia, sognando l’anguria ghiacciata del pomeriggio.

Heaven, I’m in Heaven…

No, non ho detto Oven.

Tajarin al… pesto? Anatemaancheno!

Metti che ti ritrovi una confezione originale di tajarin piemontesi dop doc igt slurp bang gulp! 3 minuti solo tre minuti più tre nella specialerrima pentola per microonde atta a far cuocere la pasta alla massima potenza. E poi, il colpo di genio: aggiungi una bulatta di bio pesto a mano Barilla. Insomma, l’eccellenza piemontese in salsa mainstream genovese. E non fate

quella faccia un po’ così,

quell’espressione un po’ così.

Parafrasando un altro poeta nostrano,

la cucina è un po’ uno spazio libero,

la cucina è un po’ contaminazione.

And in the end, che cosa ottieni? Per dirla con un altro sommo poeta d’oltreoceano,

Some call it heavenly in its brilliance
Others, mean and rueful of the Western dream

E insomma, questi illustri testimoni ho portato a mia discolpa, vostro onore. Ma se così vi piace, sacrificatemi tosto sull’altare dell’ortodossia culinaria, pria ch’i’ m’inventi una trenetta al Castelmagno da ardere lo mondo. A patto, però, di concedermi un ultimo desiderio: lasciatemi finire con calma il bis e tris di questa immane goduria mappazzosa.

Home is where your #breakfast is.

In questi pazzi, pazzi mesi, pieni di strazianti e caleidoscopici stravolgimenti mentali, fisici ed emozionali, ho cercato per quanto possibile di preservare la mia classica routine quotidiana mangereccia. Una food comfort zone che ha per colonna portante una sana colazione vitaminica. Due bicchieri d’acqua al limone, orzo e caffè solubili (Nestlè, più raffinato, o Crastan, più grezzo e senza fronzoli), kefir autoprodotto (I’m back, finally: qui in una sciccosissima e lisergica versione strawberry fields forever con fragoline di bosco feat. My beloved Aunt), semi vari ed eventuali, mirtilli e uva secca, pane di segale con l’ovetto a la moi. Guest star odierna: pizza fredda della sera prima, patrimonio mondiale Unesco manco ch’e’ cannonate.

Ed è (mica tanto) subito casa.