Quattro ristoranti per tutte le tasche, a Torino e dintorni

Resoconto prevalentemente foto-enogastronomico d’una trasferta fine novembrina in terra sabauda.

Partenza il 25 novembre, ritorno il 6 dicembre. Faccende serie, ma, nei ritagli di tempo, si deve pur mangiucchiare qualcosina. Ah. La cucina piemontese. Che paradiso per golosi impenitenti in cerca di consolazione. Estraggo solo il meglio dal mio diario enogastronomico. Il resto, lacrime nella pioggia. e non c’è manco Borghese a confermare o ribaltare col suo voto etc etc. Stacce.

E allora, si comincia dopo l’arrivo, il 26 novembre, con un bel calice di Nebbiolo al Rough, localino caruccio dove si trinca con un certo stile un po’ trasgressivo. Ci sediamo per caso, tanto per far passare il tempo tra ciotareddre chiassose, musica a palla e barista figo. Fact: di fianco c’è un cinema porno. Non ne vedevo uno dagli anni 80. Roba per sentimentali pre youporn. Dicono, eh.

Poi, subito a cena al

Barbabuc

Sala piccola, atmosfera giovane e stilosa, ma informale. Bel posticino. Calice di Barolo, menu piemontese con plin e tajarin burro e tartufo bianco affettato al grammo e noi subito a gridare basta, pietà per il nostro conto in banca. Buoni, però.

Location: 6 Piccolo, claustrofobico, ma comunque accogliente.

Servizio: 8 Giovani e cortesi. È già una notizia.

Menu: 8 Cucina piemontese rivisitata in chiave moderna, come si dice. Non male, davvero.

Conto: 7 Nella norma. Temevo peggio, visto il tartufo.

Il 30 novembre, si fa sul serio. Andiamo nientepopodimeno che al

Cannavacciuolo Bistrot

fresco di stella Michelin.

Opto per un Menu Gran Madre e m’aspetto un conto salasso gran figlio. Di. Tutto ottimo come da foto. Cucina piemontese in salsa napoletana che stupisce e delizia. Le porzioni sono ultramignon, ma essendo tante portatine, ci si sazia bastantemente. Il nostro tavolo è proprio davanti all’acquario della brigata di chef. Si vede tutto, ma no pressure. Ah, pure il cesso è profumato. Gran classe, davvero. 180 euri in due. Roba da prenderlo a paccheri, stile Trinità, c’avessi il fisico. E invece, non mi lamento e abbozzo. Potere dei media.

Location: 8 All’ingresso, fa un po’ reception d’albergo, con atmosfera da ristorante ammeregano dove devi sganciare la mancia al maitre per infilarti. Invece no. Le stanze sono piccole e ben organizzate e decorate.

Servizio: 10 non ti puoi distrarre, che ti cambiano le posate e i tovaglioli. Eppure c’ero un po’ affezionato. Pazienza.

Menu: 10 Cucina piemontese rivisitata in chiave napoletana. Magnifico, tutto. Pura classe. Bravi.

Conto: 6 Quel che ti puoi aspettare. Del resto, i prezzi sono esposti fuori e nel menu. Quindi, di che accidempolina ti lamenti? Saggezza popolare cosentina recita: “Spinna caru, ca ti truavi in paro”. Che suona un po’ come: carta o bancomat?

Il 2 dicembre si va in trasferta, un bel po’ fuori porta, a Cocconato, al

Cannon d’oro

Un tripudio di grandi classici, zero rivisitazioni moderne. Qui si va di Piemonte puro e basta. E allora, vai col fritto e bollito misto. Discretamente buono tutto, ma avrei preferito quei tajarin in foto.

Location: 7 Enorme, tipo sala ricevimento vecchio stile. Elegante, dispersivo, asettico e solare.

Servizio: 8 Simpatia e cortesia, ma si va in difficoltà quando la sala si riempie. E c’era il pienone.

Menu: 8 Cucina piemontese essenziale, senza fronzoli e pretese stellate. Qui se magna.

Conto: 7 Mediamente caruccio, ma comunque accettabile.

Il 3 dicembre, si scopre l’

Art a mangè

Che a dirlo così, t’aspetteresti nouvelle cuisine e sciamps elisè, moriiii scevalieeeee… (indovinalacit.) e invece no. Localino supereconomico, zero apparenza, tutta sostanza.

Location: 6 Spartana, povera, quasi da Piola vecchio stampo.

Servizio: 7 Il gestore è un po’ burbero e intimorisce, tipo barista nei western, ma noi magnamo tranquilli, tutto fila liscio e senza scazzottate.

Menu: 8 Pochi piatti, economici, ma ottimi e di qualità eccellente.

Conto: 10 Dieci euro a testa per primo, secondo e dolce. Magnifico, davvero.

Da Torino è tutto, a voi studio.

Ah, dimenticavo. I luoghi e tutto il resto delle info trovatevele voi. Dicono che google faccia meraviglie e pure trip advisor non sia male. :p

Un post al sole

Man mano che scrivo e prendo confidenza col nuovo media, scopro e dimentico subito cose nuove. Come incipit è un po’ banalotto, lo so, ma vediamo cosa porta in serbo stamattina il mio spiritello creAtiVo. Uhm. È da qualche settimana che ho creato il blog. Che ho deciso di farlo con WordPress e non Blogger. Che ho cominciato a prender confidenza con l’app, la configurazione e le categorie e i tag e i widget. Bella roba, ognuna meritevole di un tutorial passo passo di quelli chiuritusi, come direbbe un mio vecchio sodale. Resta da risolvere l’arcano del primo livello, degli ads e del come scrivere post di successo onde guadagnarci magari qualcosina, sempre per quel vecchio progetto dell’erma isola polinesiana che tanto cara mi fu. Poi mi resterà solo da risolvere il problema della fame, dell’inquinamento e della pace nel mondo, e corona e scettro di Influencer più ficoso dell’universo saranno miei, finalmente (risata malefica). All’alba vincerò. Ci vuole pazienza, memoria di ferro, metodo e qualcos’altro che ho già scordato. Il mio gulliver potrebbe essere già in overload. E allora, mi accontento di quel che ho fatto finora. Baby steps.