Twang! The #concert in Social Park

“Live from Turin, it’s Monday Night!”. Interamente dal vivo, solo sui migliori Social network. Ed è tutto GRATIS!

Lunedì 15 giugno 2020 (domani, mentre sto scrivendo!) alle 21:30.

Link Streaming:

https://www.youtube.com/user/ImaginaProduction

Imagina Production

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Website: http://www.imaginaproduction.com/

Twang

FB: https://www.facebook.com/Twang0fficial/?ref=bookmarks

IG: https://www.instagram.com/twang_band/

Website: http://www.twangofficial.com/wt/

Ne avevo scritto qui, un po’ di tempo fa.

https://cooperrapido.com/2018/12/23/the-big-twang-theory/

Lou Reed – Perfect day #songoftheday

L’orrore. La paura. L’angoscia. La disperazione. La speranza. La rassegnazione. La rabbia. La depressione. La malinconia. Lo struggimento. La stanchezza. La tristezza… la dolcezza oserei dire badalamentosamente lynchiana.

Una canzone come questa, incastonata in quell’album lì, scritta in quel preciso contesto storico da uno che aveva già partorito Heroin, ha un significato molto, molto particolare. Colto fin troppo realisticamente in Trainspotting.

Per me, ha sempre significato ben altro, la dipendenza nel mio caso non è affatto il punto della questione, per fortuna.

O forse sì. A pensarci meglio, come ogni essere parasenziente, dipendo da troppo. Esile e esule. Dalle cabale del destino. Dalle fortune che dovrei costruirmi da solo.

You’re going to reap just what you sow

Que sera, sera. Una giornata particolare come quella di ieri mi ha fatto tornare banalmente nel gulliver le parole di zio Lou. E tanto mi basta per commuovermi, di questi tempi. Vecchio, ti diranno vecchio.

Eccheccevoletefa’.

Video qui

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Bevendo sangria nel parco

Drink Sangria in the park

E poi dopo

And then later

Quando fa buio, andiamo a casa

When it gets dark, we go home

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Dando da mangiare agli animali nello zoo

Feed animals in the zoo

Poi più tardi

Then later

Anche un film e poi a casa

A movie, too, and then home

Oh, è un giorno così perfetto

Oh, it’s such a perfect day

Sono contento di averlo trascorso con te

I’m glad I spent it with you

Oh, un giorno così perfetto

Oh, such a perfect day

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Tutti i problemi lasciati stare

Problems all left alone

Turisti per fatti nostri

Weekenders on our own

È così divertente

It’s such fun

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Mi hai fatto dimenticare me stesso

You made me forget myself

Pensavo di esserlo

I thought I was

Qualcun altro, qualcuno buono

Someone else, someone good

Oh, è un giorno così perfetto

Oh, it’s such a perfect day

Sono contento di averlo trascorso con te

I’m glad I spent it with you

Oh, un giorno così perfetto

Oh, such a perfect day

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Testo di Perfect Day © Sony/ATV Music Publishing LLC, BMG Rights Management

You Rock Guitar. Chitarre midi fantastiche (o quasi) e dove trovarle.

È arrivata, finalmente, la mia You Rock Guitar. Scovata in Cina, su eBay, consegnata pure molto prima di quanto temuto. Metà luglio, dicevano. E invece, è bastato meno di un mese per percorrere la via della seta all’incontrario. Pagata nemmeno tantissimo, invero. E c’è un perché, di cui parlerovvi poscia. Avevo visto alcuni video tipo questo e soprattutto quest’altro e avevo abboccato subito. Ganzo, questo pesciolino!

A prima vista, comunque, magnifica. Chitarra midi, dicevo, quindi collegabile al mio caro Mac e persino all’aifon. Che bellezza. Tante cose al mondo puoi fare, costruire, inventare.

La prima domanda che un qualunque bipede sennodotato mi farebbe, conoscendomi un po’, sarebbe sempre la stessa: ma tu, ma tu… che te ne farai poi degli strumenti (e di tutto il resto in generale), se non sai punto suonare, non conosci la Musica e manco ti prendi la briga di studiarla ed esercitarti come si converrebbe?

Già.

Grazie della domanda, anche se è malposta. Questi gingilli, tipo il sax di cui parlo qui, sono, se non altro, terapeutici. Anche se non so cavare nulla di decente e ascoltabile da altri all’infuori di me.

E basta, o faccio sgomberare l’aula.

Ecco. Ricomponiamoci. Dicevo, la chitarra. Divertente, ovvìa. Collegata qui e là dove trovavo un pertugio interessante libero, via midi, cavetto o usb a casse, aifon, mac. Provata pure con GarageBand. Funge, si accende, è viva viva! Ha un fottio di bei suoni di chitarra e synth di fabbrica. Anche se qui iniziano le dolenti note. Se infatti le cose filano lisce con gaudio per le chitarre (la Rickenbacker! Oh. My. God!), i preset dei Synth sono catalogati un po’ a cazzo di cane. Ripetuti e mischiati alla rinfusa. O forse sono io che ancora non ho capito. No, no: è proprio il firmware bacato. Vabbè, c’è il sito web, dice il manuale. Ops. Sono tutti morti. Si scopre che non giocano più, davvero. Quindi, ciao ciao agli aggiornamenti e tutto il resto.

Così è, così te la tieni, se vuoi.

Stacce.

Proviamo a suonicchiarla, allora, va’. La primissima sensazione, passato l’entusiasmo acritico iniziale, è che si perda per strada più di qualche nota. E stavolta, non sono io. Ho cercato sui forum, giuro. Pare che questa bella chitarrina abbia le sue cose quando si tratta di decidere se suonare o meno la nota che io mi sarei pure ingegnato a partorire con tanta fatica dei miei lombi e polpastrelli. Le finte corde, che dovrebbero fare proprio quel lavoro lì, funzionano un po’ come Siri quando fa finta di non capire un cazzo di quel che dici, tranne le maleparole. E allora, pazienza. Vuol dire che suonicchierò dando la colpa delle mie defaiànz alla chitarra che non mi capisce.

Uhm. Perfetto, direi.

E poi ci sono tante cose carucce da fare, tipo registrare, farsi accompagnare da una batteria direttamente nella chitarra. E suoni spaziali alquanto improbabili. Accordature alternative tipo Jimmy Page. Tutte cose che, sono certo, userò moltissimissimo. Ma chissenefrega, in fondo. Ho un nuovo gingillo col quale trastullarmi invece di studiare e far cose più serie, costruir su macerie e mantenermi vivo.

Ne riscriverò, magari appena arriverà pure la tastiera gonfiabile in silicone. Non è davvero gonfiabile, eh, ma me l’immagino comunque così. Chissà poi perché.

Sax and the city

Oops. I did it again. Mannaggiaammè e al lockdown che ci ho sotto i piedi.

Gli è che il sonno della mente indotto da questo fottuto virus mi ha spinto a rievocare dal profondo del mio subconscio uno dei miei più antichi e mal corrisposti amori. Quello per la musica, intesa come cosa da fare e non solo ascoltare, come sarebbe d’uopo nelle mie condizioni atalentate.

E insomma, la faccenda, al solito, si complica anzichenò. Tra i miei vorrei, ma non posso e i potrei, ma non ne sono punto capace. Il tutto si riassume nella domanda che un mio prof estemporaneo mi pose un giorno: “Perché ti complichi la vita?”. Truer words have never been spoken.

Dei miei infelici trascorsi musicali, atariani e synthiani, avevo già scritto qui e poi quo. E persino qua.

Poi, il diluvio. Lo studio, il lavoro, la vita, la vita, e Rita s’è sposata (cit.). Il trasloco fisico e affettivo. La quantità immane di ciarpame rimasto nella vecchia casa, sospeso nel tempo. Pianoforte elettrico, chitarre, tastiera, spartiti e accordi alla rinfusa su agendine a orecchio, atarino, bonghi e fogli di giornalini. Sigh.

E in mezzo, la tempesta perfetta con contorno contorto di corona virus. E manco una partita della Juve per distrarsi un po’.

Tutto a migliaia di km e ktm di distanza.

Così, qualche giorno fa, in un atto assolutamente pretenzioso e insensato, in un colpo solo ho ordinato una tastiera moscia siliconata, una chitarrina finta e un saxino improbabile. Tutti, rigorosamente, Midi.

Mi riprometto, nei momenti di tregua vitacea, di parlarne meglio, per quel che il mio esiguo gulliver consente ancora.

Per ora, vi basti sapere che è appena giunto il primo gingillo. Nomasi saxino Casio DH-100, reduce dai rutilanti anni 90, praticamente intonso o quasi. Se si guarda una foto di Baggio nel 90 e ora, tanto per fare una delle mie solite similitudini paramanzoniane a cazzo di cane, la differenza salta agli occhi. Roby ha le articolazioni malandate. Il sax può teletrasportarsi d’un trentennio e, purtuttavia, suonare. Questo decise la sorte del Codino. L’avvenire dei miei sogni. E il mio conto in banca. Un oggetto di modernariato che fa un po’ sorridere, non gli daresti certo gli ottantaeurotuttaunaparola che l’ho pagato su ebay. E invece. Una meraviglia. Suona pure senza soffiare. Giuro. Ok, i suoni interni sono un bel po’ approssimativi, ma è Midi, dicevo. Il che significa poterlo collegare via cavo apposito all’usb del mio bel Macbook e quindi a GarageBand, per tirar fuori tutti i suoni maravillhosi e verosimili che si puote. Sax tenore o improbabili Hammond, financo. Chissà che non sia la volta buona per andare oltre la prima ottava, da C3 a C4, e ritorno, senza passare dal diesis.

Stay tuned per i prossimi arrivi, ché io invece sono stonato forte.

Rocketman. Un gaio biopic neomelodico #movieoftheday

Periodo di biopic musicali agiografici, in quel di Hollywood. Dopo zio Freddie buonanima, tocca a quel che fu degli eccessi del mio carissimo zio Elton. Bambino prodigio virtuoso del piano e fenomeno musicale dei supertossici anni 70. La droga e il rock. Gli eccessi dei maledetti. L’eroina, la cocaina. Il sesso. Lo shopping (?), l’alcol, il desiderio di autodistruzione insito in ogni essere umano e negli artisti in particolare. Tutta roba cui si fa cenno nel film, una sorta di autoconfessione del suo produttore, cioè zio Elton di pirsona pirsonalmente. Già. L’infanzia problematica. Un padre assente anche quando c’era. Militare. Come zio Jim. Con la sua musica, così come con quella dei Queen, sono cresciuto. Dei sottotesti ambigui di canzoni come Daniel poco m’impippava. Così come per gli Smiths e per tanti altri, vale quello che dice Bernie Taupin a zio Elton: ti amo davvero, ma non in quel modo. E questo la dice tutta. Potere di sintesi di un grande paroliere.

Molto più di Bohemian Rhapsody, questo è un classico musical vecchio stile, tipo Grease, con coreografie stile varietà tv anni 70, ballerini e tutto il resto. Spumeggiante.

Le canzoni sono paradossalmente le sacrificate sull’altare della narrazione. Accennate, rieditate, pasticciate e pure pasticcate. Se ne coglie l’essenza più profonda, quel che ha a che fare con un’anima messa a nudo, il suo bisogno di amore e tenerezza, la sensazione di essere un emarginato, indipendentemente dal suo essere un megamultimilionario. Povero diavolo, che pena mi faaa.

(Anche se a un certo punto salirebbe pure un fanculo latente, pensando alla propria situazione personale. Ma vabbè, che c’entra. Sospensione dell’incredulità e empatia a palla per il protagonista. È il cinema, bellezza!).

Aggiungo che avevo sempre percepito questa ambigua doppiezza tra la dolcezza delle musiche e l’asprezza dei testi. Prendete ad esempio Goodbye, yellow brick road. Versi come

Cosa pensi che farai allora?What do you think you’ll do then? Scommetto che abbatterai il tuo aereoI bet that’ll shoot down your plane Ti ci vorranno un paio di vodka e tonicIt’ll take you a couple of vodka and tonics Per rimetterti in piediTo set you on your feet again
Forse troverai un sostitutoMaybe you’ll get a replacement Ce ne sono molti come me da trovareThere’s plenty like me to be found I bastardi che non hanno un soldoMongrels who ain’t got a penny Annusando bocconcini come te a terraSniffing for tidbits like you on the ground

Tosterrimi. Aciderrimi. Prima che iniziassi ad approfondire e capire un po’ di albionico, mi soffermavo solo sulla dolcezza romantica da lentazzo strappamutande anni 70. Come Don’t let the sun go down on me. Come Desperado degli Eagles. Come Smiling faces dei Temptations. Quei pezzi che magari ballavi nelle meravigliose feste delle medie. Quanti ricordi, purtroppo, troppi. Ricordo un Robert Plant post Zep ricordare di una volta che andò ospite a un programma tv italiota a cantare una canzone tristissima con il pubblico che ballava e rideva. Ignorance is bliss.

Tornando al filmetto. Be’, bellino, ovvia. C’è di meglio, ma sempre preferibile al covid o all’inquisizione spagnola, per esempio.

Ah, lo trovate su Amazon Prime.