Home is where your #breakfast is.

In questi pazzi, pazzi mesi, pieni di strazianti e caleidoscopici stravolgimenti mentali, fisici ed emozionali, ho cercato per quanto possibile di preservare la mia classica routine quotidiana mangereccia. Una food comfort zone che ha per colonna portante una sana colazione vitaminica. Due bicchieri d’acqua al limone, orzo e caffè solubili (Nestlè, più raffinato, o Crastan, più grezzo e senza fronzoli), kefir autoprodotto (I’m back, finally: qui in una sciccosissima e lisergica versione strawberry fields forever con fragoline di bosco feat. My beloved Aunt), semi vari ed eventuali, mirtilli e uva secca, pane di segale con l’ovetto a la moi. Guest star odierna: pizza fredda della sera prima, patrimonio mondiale Unesco manco ch’e’ cannonate.

Ed è (mica tanto) subito casa.

Spaghetti consolatori al ragù post cempionico

– Per chi tifi, tra Barsa e Liverpul?

– Io tifo solo la Juve. Ma non la trovo più.

È una storia vera. Tornare emotivamente distrutti da una giornata che sembra uscita da un orrido b movie strappalacrime degli anni 70. Tirar fuori il ragù che un fratello ha preparato per voi e in dieci minuti metter su un piattone di spaghetti integrali che avrebbe steso un bue. Andare a letto e lottare contro i mostri. Dopotutto, oggi è un altro giorno.

“Whoever you are, I’ve always depended on the kindness of strangers”.

Ingredienti

Una quintalata di ragù

Una sbadilata di spaghetti integrali

Bocconcini di mozzarella

Basilico

Olio

Parmigiano

Preparazione

Far bollire la pasta 8 minuti e non dieci come sulla confezione, così non scuociono. Mettere il ragù nel padellone e versarci la pasta scolata mischiando furiosamente, aggiungendo olio e basilico a piacimento. Impiattare alla Terence Hill e guarnire con bocconcini di mozzarella e parmigiano a pioggia. Cena finita è quando scarpetta fatta. Ugh.

Non indurmi in induzione

Causa trasferimento forzato e si spera a lieto fine, ho dovuto cambiar città, vita, routine e abitudini alimentari quotidiane. Con tutto quel che ne consegue. E, come ben sanno i miei attentissimi influenced che hanno già letto Qui, la mia consueta colazione da campioni prevedeva il kefir fatto in casa (sigh), rimpiazzato da quello industriale (bleah). Orzo al caffè con acqua scaldata al microonde, sostituito degnamente ora col bollitore all’ammeregana dell’Ikea. E allora, sul mio personalissimo cartellino comincio a segnare:

Induzione 1 – microonde 1

Continuando, una manciata di frutta secca random, un paio biscotti Gran Cereale Barilla al riso e al cacao, pane di segale, burro, marmellata, miele. Quelli si trovano anche in questi posti sperduti e mi sono già arrangiato. Bravo, Coop.

E le uova? Qui casca l’asino.

Ho provato col fornello a induzione in dotazione e il mio metodo brevettato: rompere l’uovo nel bicchiere di vetro mezzo ripieno d’acqua, coprire con un piattino come faccio al microonde e schiaffare tutto matrioskamente in un pentolino scaldalatte Ikea con un dito d’acqua, simulando una cottura a bagnomaria. Nisba. Nein. Rien. Nada. Il risultato è stato imbarazzante persino per i miei standard mappazzosi. A parte il casino terremotesco del piattino sul bicchiere e del bicchiere sul pentolino (i vicini mi ringraziano ancora sentitamente mettendo su una bella discoteca notturna, per ricambiare), l’uovo resta ostinatamente crudo.

E vabbè, allora provo versando l’uovo dal bicchiere direttamente nell’acqua del pentolino. Si innesca una reazione nucleare preoccupante, tipo aceto+ bicarbonato+ingrediente segreto dell’ingegner Quiller. Comunque, più o meno funge, raccogliendo e filtrando grumi d’albume nella schiumetta torbida formatasi.

Ok, ciao, ciao, Benedict. Non è cosa, ma è stato bello finché è durato. Proviamo a farlo tipo tegamino. Più o meno riesco pure, eh. Non fosse che l’albume si attacca tipo vernice sul fondo aderentissimo, che manco con lo svitol o la fiamma ossidrica se ne andrà mai. E, naturalmente, il tuorlo si rompe, tu ti rompi e maledici l’assenza del tuo fidato Whirlpool. Ma è inutile pensarci ora. Anche il terzo giorno di tentativi è andato.

Microonde – Induzione 6-0 6-0. E circoletto rosso d’uovo.

Il giorno dopo, mosso a compassione, il mio pusher abitativo mi procura un bel padellone induttivo tuttofare e – soprattuto – antiaderente. Mah. Proviamo. Niente olio. Niente acqua. vado di uovo al tegamino classico, come vuole la prassi. Oddio, per i miei gusti ci vorrebbe un po’ d’origano e un goccino d’olio al tartufo, ma transeat. Padella sul forno alla massima potenza (forza 9!), rompo l’uovo e in meno d’un minuto l’ovetto è pronto. Lo scrosto delicatissimamente con un cucchiaione e lo posiziono con precisione geometrica escheriana sulla fettina di pane di segale. Finalmente trangugio in un sol boccone il ferale pasto. Innaffio il tutto con l’orzo, il caffè simil Nespresso luuuungo come piace ammè e sono pronto per andare incontro al mio giorno. Ce n’è bisogno, in questi tempi bui e tempestosi.

E insomma, Induzione – Microonde 1-1 di stima, non fosse per quell’imbarazzante 6-0 6-0. Facciamo pure che il microonde vince ai punti questo appassionante round, ammisci. Ma la sfida continua, in esclusiva, solo per gli abbonati premium. E solo quando qualcuno mi spiegherà come postare contenuti a pagamento che nessuno sano di mente oserebbe mai acquistare. Quindi il mio share è a posto così.

Contro il logorio del lunedì moderno, la colazione che non t’aspetti.

Consigliata da 999 nutrizionisti improvvisati su mille, tutti rigorosamenti imbambolati per i postumi del St. Patrick’s Day.

– orzo al caffè Nestlè

– caffè alla moma Bialetti

– Parmigiano Reggiano

– Sopressata calabrese Dop

– Frutta secca mista

– Kefir industriale Milk, in attesa di tornare a quello casalingo

– Marmellata Zuegg ai mirtilli senza zuccheri aggiunti

– Un’arancia

– Il grande Yogurt magro Pam

– La PIZZA della sera prima riscaldata, patrimonio Unesco.

Colazione frugale, ma onesta.

Lavanda gastrica non inclusa.

Polpette miste al ragù riciclate al microonde

Arrivi la sera affamato come un lupacchiotto della steppa, apri il frigo e cominci a elaborare pressappoco così, per un tempo non piccolo.

Poi, d’improvviso, l’illuminazione.

Adocchi quel vassoietto rimasto di polpette di riso e carne della suocera del giorno prima. Ti ricordi di quella bella bulattona economica di ragù Crai (ci mettono pure lo zucchero, sapevatelo!) e riesumi qualche tocchetto rimasto di formaggio svizzero marca President. Schiaffi il tutto senza pietà nel pyrex per 4 minuti alla massima potenza consentita, col tuo bel Whirlpool grigio. Popi popi. E buon appetito, tra l’entusiasmo generale.