Lou Reed – Perfect day #songoftheday

L’orrore. La paura. L’angoscia. La disperazione. La speranza. La rassegnazione. La rabbia. La depressione. La malinconia. Lo struggimento. La stanchezza. La tristezza… la dolcezza oserei dire badalamentosamente lynchiana.

Una canzone come questa, incastonata in quell’album lì, scritta in quel preciso contesto storico da uno che aveva già partorito Heroin, ha un significato molto, molto particolare. Colto fin troppo realisticamente in Trainspotting.

Per me, ha sempre significato ben altro, la dipendenza nel mio caso non è affatto il punto della questione, per fortuna.

O forse sì. A pensarci meglio, come ogni essere parasenziente, dipendo da troppo. Esile e esule. Dalle cabale del destino. Dalle fortune che dovrei costruirmi da solo.

You’re going to reap just what you sow

Que sera, sera. Una giornata particolare come quella di ieri mi ha fatto tornare banalmente nel gulliver le parole di zio Lou. E tanto mi basta per commuovermi, di questi tempi. Vecchio, ti diranno vecchio.

Eccheccevoletefa’.

Video qui

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Bevendo sangria nel parco

Drink Sangria in the park

E poi dopo

And then later

Quando fa buio, andiamo a casa

When it gets dark, we go home

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Dando da mangiare agli animali nello zoo

Feed animals in the zoo

Poi più tardi

Then later

Anche un film e poi a casa

A movie, too, and then home

Oh, è un giorno così perfetto

Oh, it’s such a perfect day

Sono contento di averlo trascorso con te

I’m glad I spent it with you

Oh, un giorno così perfetto

Oh, such a perfect day

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Tutti i problemi lasciati stare

Problems all left alone

Turisti per fatti nostri

Weekenders on our own

È così divertente

It’s such fun

Solo una giornata perfetta

Just a perfect day

Mi hai fatto dimenticare me stesso

You made me forget myself

Pensavo di esserlo

I thought I was

Qualcun altro, qualcuno buono

Someone else, someone good

Oh, è un giorno così perfetto

Oh, it’s such a perfect day

Sono contento di averlo trascorso con te

I’m glad I spent it with you

Oh, un giorno così perfetto

Oh, such a perfect day

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Continui a farmi aspettare

You just keep me hanging on

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Raccoglierai ciò che hai seminato

You’re going to reap just what you sow

Testo di Perfect Day © Sony/ATV Music Publishing LLC, BMG Rights Management

What’s the point?

Due immagini valgono più di mille parole.

(Da Twitter)

(Dal web)

Non ci sarebbe molto da aggiungere. Proviamoci lo stesso. Anzi, facciamolo dire al nostro fido Guglielmo Scuotilanza, che puote meglio.

Bloggare o non bloggare, questo è il problema.

Se sia più nobile sopportare

le percosse e le ingiurie di un fallimento annunciato,

oppure prendere le armi contro un mare di indifferenza

e, combattendo, annientarlo.

Scrivere, cancellare.

Nient’altro.

E dire che col silenzio mettiamo fine

al dolore del cuore e ai mille colpi

che la natura del blogger ha ereditato

È un epilogo da desiderarsi devotamente.

Scrivere, cancellare.

Cancellare, forse abbandonare: ah, ecco il punto,

perchè in quel limbo di mancati aggiornamenti

il pensiero dei post che possano venire,

quando ci saremo staccati dal tumulto del blog,

ci rende esitanti.

Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo

le ingiurie dei social manager, le insolenze degli analytics,

le ferite del post disprezzato,

le complicazioni dell’editing, l’esosità dei piani d’abbonamento

e gli sberleffi che i giusti e i mansueti

ricevono dai rampanti influencer.

Qualora si potesse finire tutto con un semplice “cancella il blog”,

chi vorrebbe apportare modifiche

per gemere e sudare

sotto il carico di un blog logorante

se la paura di qualche cosa dopo la cancellazione,

il web inesplorato dal quale nessun ex-blogger ritorna,

non frenasse la nostra volontà,

facendoci preferire i mali che sopportiamo

ad altri che non conosciamo?

Così l’esaurimento ci fa tutti scemi

e così il colore innato dell’autorevolezza,

lo si rovina con uno squallido meme preso a caso in rete

e i post di supposto alto grado e il momento,

proprio per questo, cambiano il loro corso

e perdono persino il loro nome di post.

Fico, eh? Sì, ma due palle, dottore, due palle!