What’s the point?

Due immagini valgono più di mille parole.

(Da Twitter)

(Dal web)

Non ci sarebbe molto da aggiungere. Proviamoci lo stesso. Anzi, facciamolo dire al nostro fido Guglielmo Scuotilanza, che puote meglio.

Bloggare o non bloggare, questo è il problema.

Se sia più nobile sopportare

le percosse e le ingiurie di un fallimento annunciato,

oppure prendere le armi contro un mare di indifferenza

e, combattendo, annientarlo.

Scrivere, cancellare.

Nient’altro.

E dire che col silenzio mettiamo fine

al dolore del cuore e ai mille colpi

che la natura del blogger ha ereditato

È un epilogo da desiderarsi devotamente.

Scrivere, cancellare.

Cancellare, forse abbandonare: ah, ecco il punto,

perchè in quel limbo di mancati aggiornamenti

il pensiero dei post che possano venire,

quando ci saremo staccati dal tumulto del blog,

ci rende esitanti.

Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo

le ingiurie dei social manager, le insolenze degli analytics,

le ferite del post disprezzato,

le complicazioni dell’editing, l’esosità dei piani d’abbonamento

e gli sberleffi che i giusti e i mansueti

ricevono dai rampanti influencer.

Qualora si potesse finire tutto con un semplice “cancella il blog”,

chi vorrebbe apportare modifiche

per gemere e sudare

sotto il carico di un blog logorante

se la paura di qualche cosa dopo la cancellazione,

il web inesplorato dal quale nessun ex-blogger ritorna,

non frenasse la nostra volontà,

facendoci preferire i mali che sopportiamo

ad altri che non conosciamo?

Così l’esaurimento ci fa tutti scemi

e così il colore innato dell’autorevolezza,

lo si rovina con uno squallido meme preso a caso in rete

e i post di supposto alto grado e il momento,

proprio per questo, cambiano il loro corso

e perdono persino il loro nome di post.

Fico, eh? Sì, ma due palle, dottore, due palle!

You Rock Guitar. Chitarre midi fantastiche (o quasi) e dove trovarle.

È arrivata, finalmente, la mia You Rock Guitar. Scovata in Cina, su eBay, consegnata pure molto prima di quanto temuto. Metà luglio, dicevano. E invece, è bastato meno di un mese per percorrere la via della seta all’incontrario. Pagata nemmeno tantissimo, invero. E c’è un perché, di cui parlerovvi poscia. Avevo visto alcuni video tipo questo e soprattutto quest’altro e avevo abboccato subito. Ganzo, questo pesciolino!

A prima vista, comunque, magnifica. Chitarra midi, dicevo, quindi collegabile al mio caro Mac e persino all’aifon. Che bellezza. Tante cose al mondo puoi fare, costruire, inventare.

La prima domanda che un qualunque bipede sennodotato mi farebbe, conoscendomi un po’, sarebbe sempre la stessa: ma tu, ma tu… che te ne farai poi degli strumenti (e di tutto il resto in generale), se non sai punto suonare, non conosci la Musica e manco ti prendi la briga di studiarla ed esercitarti come si converrebbe?

Già.

Grazie della domanda, anche se è malposta. Questi gingilli, tipo il sax di cui parlo qui, sono, se non altro, terapeutici. Anche se non so cavare nulla di decente e ascoltabile da altri all’infuori di me.

E basta, o faccio sgomberare l’aula.

Ecco. Ricomponiamoci. Dicevo, la chitarra. Divertente, ovvìa. Collegata qui e là dove trovavo un pertugio interessante libero, via midi, cavetto o usb a casse, aifon, mac. Provata pure con GarageBand. Funge, si accende, è viva viva! Ha un fottio di bei suoni di chitarra e synth di fabbrica. Anche se qui iniziano le dolenti note. Se infatti le cose filano lisce con gaudio per le chitarre (la Rickenbacker! Oh. My. God!), i preset dei Synth sono catalogati un po’ a cazzo di cane. Ripetuti e mischiati alla rinfusa. O forse sono io che ancora non ho capito. No, no: è proprio il firmware bacato. Vabbè, c’è il sito web, dice il manuale. Ops. Sono tutti morti. Si scopre che non giocano più, davvero. Quindi, ciao ciao agli aggiornamenti e tutto il resto.

Così è, così te la tieni, se vuoi.

Stacce.

Proviamo a suonicchiarla, allora, va’. La primissima sensazione, passato l’entusiasmo acritico iniziale, è che si perda per strada più di qualche nota. E stavolta, non sono io. Ho cercato sui forum, giuro. Pare che questa bella chitarrina abbia le sue cose quando si tratta di decidere se suonare o meno la nota che io mi sarei pure ingegnato a partorire con tanta fatica dei miei lombi e polpastrelli. Le finte corde, che dovrebbero fare proprio quel lavoro lì, funzionano un po’ come Siri quando fa finta di non capire un cazzo di quel che dici, tranne le maleparole. E allora, pazienza. Vuol dire che suonicchierò dando la colpa delle mie defaiànz alla chitarra che non mi capisce.

Uhm. Perfetto, direi.

E poi ci sono tante cose carucce da fare, tipo registrare, farsi accompagnare da una batteria direttamente nella chitarra. E suoni spaziali alquanto improbabili. Accordature alternative tipo Jimmy Page. Tutte cose che, sono certo, userò moltissimissimo. Ma chissenefrega, in fondo. Ho un nuovo gingillo col quale trastullarmi invece di studiare e far cose più serie, costruir su macerie e mantenermi vivo.

Ne riscriverò, magari appena arriverà pure la tastiera gonfiabile in silicone. Non è davvero gonfiabile, eh, ma me l’immagino comunque così. Chissà poi perché.

‘Nchiampare sabaude #ricettadelgiorno

Jo c’aggio perzo a patria, casa e onore

Io so’ carne ‘e maciello, so’ emigrante

In queste notti buie e tempestose, la ‘nchiampara DOP made in Cuse’ è IL comfort food per eccellenza, se ce n’è uno.

Punto.

Proletaria. Trasversale. Congiuntamente parallela nella misura in cui. Tanto, le distanze covid ci pongono al sicuro da fiatate superciukkiane ultramoleste. E non c’è niente da capire.

Ingredienti

Una cipolla rossa simil Tropea

Una cipolla bionda

Un pugno di lievito madre (100 g, a spanne)

Due pugni di farina (250 g, giùppersù)

Origano peperoncino rosso calabrese curcuma curry qb in base ai gusti

Olio per friggere qbtvttb

Extra: la provola rimasta in frigo. Ci sta da Ronnie James.

Procedimento

E chi se lo ricorda. So per certo che ho iniziato tagliando a semianelli le cipolle, messe in una pirofila con un bientot di acqua e poi schiaffato nel microonde per oltre 8 minuti per stufarle un po’ pria della padellata frittata globale.

Poscia ho creato la pastella semiliquida col lievito madre sbriciolato, la farina e taaaaanta acqua, ho unito la cipolla ancora bollente con tutta l’acqua di cottura, ho sbattuto l’impasto e poi l’ho sversato in una padellina coi tocchetti di provola. E rosola rosola rosola. Quando ho cominciato a percepire il sentore afrore che la puzza d’ascella cipollosa tendea al carbonizzato andante, con un abile giuoco di polso frutto d’anni d’allenamento ho tosto rigirato la frittata, raccogliendo nonscialantemente i pezzi incastrati al soffitto e caduti sul piano cottura.

Il sommelierre consiglia: servite elegantemente in tavola con l’adeguato e inevitabile accompagnamento di Peroni familiare e rutto libero.

Sax and the city

Oops. I did it again. Mannaggiaammè e al lockdown che ci ho sotto i piedi.

Gli è che il sonno della mente indotto da questo fottuto virus mi ha spinto a rievocare dal profondo del mio subconscio uno dei miei più antichi e mal corrisposti amori. Quello per la musica, intesa come cosa da fare e non solo ascoltare, come sarebbe d’uopo nelle mie condizioni atalentate.

E insomma, la faccenda, al solito, si complica anzichenò. Tra i miei vorrei, ma non posso e i potrei, ma non ne sono punto capace. Il tutto si riassume nella domanda che un mio prof estemporaneo mi pose un giorno: “Perché ti complichi la vita?”. Truer words have never been spoken.

Dei miei infelici trascorsi musicali, atariani e synthiani, avevo già scritto qui e poi quo. E persino qua.

Poi, il diluvio. Lo studio, il lavoro, la vita, la vita, e Rita s’è sposata (cit.). Il trasloco fisico e affettivo. La quantità immane di ciarpame rimasto nella vecchia casa, sospeso nel tempo. Pianoforte elettrico, chitarre, tastiera, spartiti e accordi alla rinfusa su agendine a orecchio, atarino, bonghi e fogli di giornalini. Sigh.

E in mezzo, la tempesta perfetta con contorno contorto di corona virus. E manco una partita della Juve per distrarsi un po’.

Tutto a migliaia di km e ktm di distanza.

Così, qualche giorno fa, in un atto assolutamente pretenzioso e insensato, in un colpo solo ho ordinato una tastiera moscia siliconata, una chitarrina finta e un saxino improbabile. Tutti, rigorosamente, Midi.

Mi riprometto, nei momenti di tregua vitacea, di parlarne meglio, per quel che il mio esiguo gulliver consente ancora.

Per ora, vi basti sapere che è appena giunto il primo gingillo. Nomasi saxino Casio DH-100, reduce dai rutilanti anni 90, praticamente intonso o quasi. Se si guarda una foto di Baggio nel 90 e ora, tanto per fare una delle mie solite similitudini paramanzoniane a cazzo di cane, la differenza salta agli occhi. Roby ha le articolazioni malandate. Il sax può teletrasportarsi d’un trentennio e, purtuttavia, suonare. Questo decise la sorte del Codino. L’avvenire dei miei sogni. E il mio conto in banca. Un oggetto di modernariato che fa un po’ sorridere, non gli daresti certo gli ottantaeurotuttaunaparola che l’ho pagato su ebay. E invece. Una meraviglia. Suona pure senza soffiare. Giuro. Ok, i suoni interni sono un bel po’ approssimativi, ma è Midi, dicevo. Il che significa poterlo collegare via cavo apposito all’usb del mio bel Macbook e quindi a GarageBand, per tirar fuori tutti i suoni maravillhosi e verosimili che si puote. Sax tenore o improbabili Hammond, financo. Chissà che non sia la volta buona per andare oltre la prima ottava, da C3 a C4, e ritorno, senza passare dal diesis.

Stay tuned per i prossimi arrivi, ché io invece sono stonato forte.