John Lennon – Isolation #songoftheday

Facile, quasi scontato, pensare a questa meravigliosa e struggente canzone in questi giorni pandemici. Zio John la scrisse in un altro contesto. Lo scioglimento dei Beatles, Yoko, le conferenze stampa a letto per la pace e tutto il resto. In generale, metteva perfettamente a nudo il senso di alienazione che colpisce chi, per un motivo o l’altro (eccesso di fama o di virus) non possa uscire, fare una vita normale, per paura di essere ammazzato da un folle armato di pistola o da un pistola altrettanto folle, armato più o meno consapevolmenye di coronavirus. Concetto un po’ forzato, me lo si passi: la lucidità, in questi mesi, è quella che è. E in fondo, in quarantena ci sono dall’anno scorso. E anche prima, non è che avessi ‘sta vita sociale sfavillante.

Esticazzi, sì, lo so, ok.

Gli è che, come Zio John, anche noi siamo messi a nudo. Non rimane più nulla. Chiusi in casa. Alienati. Repressi. Spaventati. Rassegnati.

Come canta lui,

Il sole non scomparirà mai
Ma il mondo potrebbe non avere molti anni

Ecco. Appunto. Allegria.

John Lennon – Isolation

La gente dice che ce l’abbiamo fatta
People say we got it made
Non lo sanno che siamo così spaventati
Don’t they know we’re so afraid
Isolamento
Isolation
Abbiamo paura di essere soli
We’re afraid to be alone
Tutti devono avere una casa
Everybody got to have a home
Isolamento
Isolation
Solo un ragazzo e una piccola ragazza
Just a boy and a little girl
Che cercano di cambiare tutto il mondo
Trying to change the whole wide world
Isolamento
Isolation
Il mondo è solo una piccola città
The world is just a little town
Tutti cercano di buttarci giù
Everybody trying to put us down
Isolamento
Isolation
Non mi aspetto che tu capisca
I don’t expect you, to understand
Dopo aver causato così tanto dolore
After you caused so much pain
Ma poi di nuovo, non è colpa tua
But then again, you’re not to blame
Sei solo un essere umano, una vittima della pazzia
You’re just a human, a victim of the insane
Abbiamo paura di tutti
We’re afraid of everyone
Paura del sole
Afraid of the sun
Isolamento
Isolation
Il sole non scomparirà mai
The sun will never disappear
Ma il mondo potrebbe non avere molti anni
But the world may not have many years
Isolamento
Isolation
Compositori: John Lennon

Bob Dylan – The times they are a-changin. #songoftheday

I’ve been a puppet, a pauper, a pirate, a poet, a pawn and a king
I’ve been up and down and over and out, and I know one thing
Each time I find myself flat on my face
I pick myself up and get back in the race

Parlare di Bob cominciando con Frank. Che confusione. Gli è che confuso lo sono abbastanza, in questo periodo. La parola d’ordine è cambiamento. Città, lavoro, nomi, cose, animali. Tutto torna in discussione. Ricominciare da 3 a 52 anni suonati, like a dog without a bone, an actor on a loan.

Insomma, destabilizzato, confuso. Un sogno orribile, morbosamente ammaliante. E allora, come direbbe Ross, Things change, people change. Roll with the punches.

Già.

E allora, ripeschiamo pure questo calzante zio Bob d’annata. Altro dirvi non vo’. Anzi…

PS: Se siete di Torino e avete un bel lavoro da offrire, fatemi un fischio. Non scherzo. Potrei anche dirvi di sì.

The times they are a-changin

Venite a radunarvi, gente
Come gather ‘round, people

Ovunque voi andiate
Wherever you roam

E ammettete che le acque
And admit that the waters

Intorno a voi sono cresciute
Around you have grown

E accettate che presto
And accept it that soon

Sarete inzuppati fino all’osso
You’ll be drenched to the bone

Se il vostro tempo per voi merita di essere salvato
If your time to you is worth savin’

E fareste meglio a iniziare a nuotare
And you better start swimmin’

O affonderete come una pietra
Or you’ll sink like a stone

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

Venite scrittori e critici
Come writers and critics

Che profetizzate con la vostra penna
Who prophesize with your pen

E tenete gli occhi ben aperti
And keep your eyes wide

L’occasione non verrà più
The chance won’t come again

E non parlate troppo presto
And don’t speak too soon

Perché la ruota sta ancora girando
For the wheel’s still in spin

E non si può dire chi
And there’s no tellin’ who

Sceglierà
That it’s namin’

Perché il perdente ora
For the loser now

Sarà più tardi il vincitore
Will be later to win

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

Venite senatori, deputati
Come senators, congressmen

Per favore, ascoltate la chiamata
Please heed the call

Non state sulla soglia
Don’t stand in the doorway

Non bloccate la sala
Don’t block up the hall

Perché chi si farà male
For he that gets hurt

Sarà chi si è bloccato
Will be he who has stalled

La battaglia fuori impazza
The battle outside ragin’

Presto scuoterà le vostre finestre
Will soon shake your windows

E scuoterà le vostre pareti
And rattle your walls

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

Venite madri e padri
Come mothers and fathers

Da tutta la terra
Throughout the land

E non criticate
And don’t criticize

Cosa non potete capire
What you can’t understand

I vostri figli e le vostre figlie
Your sons and your daughters

Sono oltre il vostro comando
Are beyond your command

La vostra solita strada sta rapidamente invecchiando
Your old road is rapidly agin’

Per favore, uscite da quella nuova
Please get out of the new one

Se non potete dare la vostra mano
If you can’t lend your hand

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’

La linea viene tracciata
The line it is drawn

La maledizione è lanciata
The curse it is cast

Quello lento adesso
The slow one now

Più tardi sarà veloce
Will later be fast

Così come il presente ora
As the present now

Più tardi sarà passato
Will later be past

L’ordine sta rapidamente svanendo
The order is rapidly fadin’

E il primo ora
And the first one now

Più tardi sarà l’ultimo
Will later be last

Perché i tempi stanno cambiando
For the times they are a-changin’


Fonte: LyricFind
Compositori: Bob Dylan
Testo di The Times They Are A Changing © Sony/ATV Music Publishing LLC, Audiam, Inc

Elvis Presley – Blue #Christmas #songoftheday

Prima regola del Blogger natalizio di successo: dopo Natale, non postate mai roba sul Natale. Seconda regola del Blogger natalizio di successo: non dovete mai postare dopo Natale roba sul Natale. Terza regola del Blogger natalizio di successo: se qualcuno grida auguri, si intenerisce, è smielato, fine del post natalizio.

E invece, io posto sul Natale a palle di Natale ormai belle ferme. Ci sarà certamente un nome scientifico preciso per questa mia nevrosi. Ma andiamoci piano con le offese.

Natale, dicevo. Ho le mie belle playlist. Come tutti. Roba figa, dal jazz al trash e ritorno. Ve le risparmio. Tranne questa canzuncella che meglio si appiccica mielosamente a questo sventuratissimo duemilaeddiciannove. Firmata Presley. Anno di grazia 1957. Ah, il ’57. Zio John e zio Paul s’incontrano per la prima volta. Zio Jack pubblica On the road. Laika in the Sky with Sputnik. La prima 500. Eccetera. Chi se lo ricorda? Io no. Ci sarebbero voluti ancora dieci anni per il mio primo merry little Christmas. Eppure, 62 anni dopo, zio Elvis ha ancora il suo bel perché. Più cool di Fonzie, più Blue del grande Puffo senza la sua Puffetta.

Il video ciccipuffoso è qui sotto, tratto dal comeback del sessantotto. Ah, il 68. So close.

https://www.youtube.com/watch?v=WwdI-gbm5kE&feature=share

https://youtu.be/WwdI-gbm5kE

Avrò un Natale triste senza di te

I’ll have a blue Christmas without you

Sarò così triste solo pensando a te

I’ll be so blue just thinking about you

Decorazioni rosse su un albero di Natale verde

Decorations of red on a green Christmas tree

Non sarà lo stesso, cara, se non sei qui con me

Won’t be the same, dear, if you’re not here with me

E quando quei fiocchi di neve blu iniziano a scendere

And when those blue snowflakes start falling

Questo è quando quei ricordi tristi iniziano a chiamare

That’s when those blue memories start calling

Tu starai bene con il tuo Natale bianco

You’ll be doin’ all right with your Christmas of white

Ma io avrò un blu, blu, blu, triste Natale

But I’ll have a blue, blue, blue, blue Christmas

Starai bene con il tuo Natale bianco

You’ll be doin’ all right with your Christmas of white

Ma avrò un blu, blu, blu, blu triste Natale

But I’ll have a blue, blue, blue, blue Christmas

Fonte: Musixmatch

Compositori: HAYES BILLY / JOHNSON JAY W

Testo di Blue Christmas © Embassy Music Corporation, Roynet Music, Demi Music Corp. D/B/a Lichelle Music Company, Chevis Pub Corporation, UNIVERSAL POLYGRAM INTERNATIONAL PUBLISHING INC, UNIVERSAL – POLYGRAM INTERNATIONAL PUB INC, BMG PLATINUM SONGS OBO ARC MUSIC, BIBO MUSIC PUBLISHING, INC., UNIVERSAL-POLYGRAM INT PUB OBO BIBO MUSIC PUBL., INC., THE JUDY J OLMSTED TRUST, BUG MUSIC OBO BIG STAR PUBLISHING

AUGURI!

/fine del post natalizio

Ode to #Odo in tre salti The #Doors – the Changeling. #StarTrek #DS9 #GameOfThrones

Qui il salto triplo carpiato sinaptico con avvitamento è di quelli mortali, fatalmente. Unisce la triste dipartita di René Murat Auberjonois, il caro vecchio mutaforma Odo di Deep Space Nine, ai miei amati ancor più vetusti Doors del disco del prematuro congedo di Jim da questa valle di lacrime, fino all’eroico commiato virtuale di Hodor nel Trono di Spade.

Anche oggi va così. Roba indegna, tanto che il povero Kant manderebbe volentieri il suo diaboliko cognato a iniettarmi una dose mortale di pentothal per mantener pura la sua amata logica.

[risatine finte da sit-com]

Ok. Ricomponiamoci. Odo, dicevo. Andiamo per ordine. Di Deep Space dirò che l’ho scoperto tardi, come tutto Star Trek, del resto. Infinite maratone notturne per recuperare la serie originale, poi la Next Generation con tutti i film a contorno, quindi Deep Space Nine e tutto il resto. Voyager, Enterprise. Che, dal mio personalissimo punto di vista, come tutte le serie che hanno proseguito la saga (per non parlare dei nuovi controversi film abramsiani) sono una roba un po’ apocrifa, pur se acriticamente bellerrima o quantomeno potabile. Gli è che, a mio modesto avviso, l’ottimismo da nuova frontiera kennediana di Roddenberry si è sempre più annacquato man mano che passavano gli anni dalla sua scomparsa. Le trame diventavano più complesse, mature, oscure. Pure troppo. Un po’ quel che è avvenuto tra la prima trilogia di Guerre Stellari e le successive. La bonomia un po’ cazzona ammeregana ha lasciato il passo alla fin troppo real sci-fi-politik. Tanto per preparare le nuove generazioni alla guera che gira intorno. Anche il caro vecchio Odo, nel corso delle 7 stagioni ha vissuto cambiamenti e mutazioni interiori che non ne hanno comunque alterato l’aura fondamentalmente positiva e romantica.

Attraverso il wormhole bajoriano, il mio teletrasporto mentale mi porta d’incanto alla canzone d’apertura di L.A. Woman. The changeling. Mutaforma, appunto. That’s life. I had money, I had none. Brother Jim preaching to the choir. E quanto avrei voluto saper cantare come Jim, suonare l’Hammond come Ray o, quantomeno, la chitarra come Robbie. E invece, cicca, cicca, cicca.

Quanto al meme scemo in salsa Trono di spade, vabbè, quello si fa giusto per giocare un po’, per assonanza, cercando di intercettare qualche like viralizzando biecamente. We’re only here for the money, you know.

Ora può partire il contributo canoro di repertorio.

The Doors – The changeling

[Intro]

Ooh

Ooh

Ooh

Get loose

[Verse 1]

I live uptown
I live downtown
I live all around

[Pre-Chorus]

I had money, and I had none
I had money, and I had none
But I never been so broke
That I couldn’t leave town

[Chorus]

I’m a Changeling
See me change
I’m a Changeling
See me change

I’m the air you breathe
Food you eat
Friends your greet
In the sullen street, wow
See me change
See me change, you

[Verse 1 Reprise]

I live uptown

I live downtown

I live all around

[Pre-Chorus]

I had money, and I had none

I had money, and I had none

But I never been so broke

That I couldn’t leave town

[Chorus]

[Outro]

You gotta see me change

See me change

Yeah, I’m leaving town

On a midnight train

Gotta see me change

Change, change, change

Change, change, change

Change, change, change

Change, change, change

Woah, change, change, change

Ooh

Ooh

Ooh

Scioglieti un po’

Io vivo in periferia

Io vivo in centro

Io vivo un po’ dappertutto

Avevo soldi e poi no

Avevo soldi e poi no

Ma non sono mai stato così al verde

da non poter lasciare la città

Sono un mutaforma

guardami mutare

Sono un mutaforma

guardami mutare

Sono nell’aria che respiri

Il cibo che mangi

Gli amici che saluti

Sono nelle strade cupe, wow

guardami mutare

guardami mutare

Io vivo in periferia

Io vivo in centro

Io vivo dappertutto

Avevo soldi e poi no

Avevo soldi e poi no

Ma non sono mai stato così al verde

da non poter lasciare la città

Sì, sono nell’aria che respiri

Il cibo che mangi

Gli amici che saluti

Sono nelle strade cupe, wow

Mi vedrai trasformare

Guardami mutare

Sì, sto lasciando la città

col treno di mezzanotte

Devi vedermi mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare

Mutare, mutare, mutare.

Francesco #Nuti – Madonna che silenzio c’è stasera. #canzonedelgiorno #songoftheday

Lo spunto per parlare di Francesco Nuti mi viene da due fatti contemporanei e totalmente scollegati tra loro. Il primo, è il recentissimo e commovente omaggio di Giovanni Veronesi.

L’altro è la lunghissima notte dell’Innominato che sto vivendo professionalmente e umanamente, da qualche anno a questa parte.

Ok, niente panico, tranquilli, cambio subito disco.

Francesco Nuti, quindi. Per quelli della mia generazione, è un’icona del Rinascimento comico italiano, di quella nouvelle vague della comicità di fine anni 70 che fece di colpo sembrare più vecchi i mostri sacri della generazione precedente. Sordi, Manfredi, Gassman, Tognazzi, i colonnelli della risata. Televisivamente, siamo negli anni di Non Stop e La Sberla, su Rai Uno. Quelli, per intenderci, dei primi sketch irresistibili di Carlo Verdone, della Smorfia con Massimo Troisi e dei Giancattivi con Francesco Nuti, appunto. Sono, quelli, anche gli anni della prima ondata di comici toscani, cioè, essenzialmente, lui e Benigni, ben prima della seconda ondata minore, quella dei Pieraccioni e Panarielli vari. Questo, giusto per fare i didascalici noiosetti e un bel po’ tranchant.

Torniamo a Nuti. Di Francesco colpiva, come talvolta avviene singolarmente anche negli altri Franceschi che ho conosciuto, quella strana doppiezza di un’anima “Topolino – De Sade” (indovina la citazione), perennemente in bilico tra innocenza infantile e feroce cinismo dongiovannesco. Un Buster Keaton fragile, stralunato e talvolta perdente e squattrinato, che tuttavia piaceva sempre tanto alle donne. E che donne, poi. In ordine sparso, andando a memoria, Ornella Muti, Clarissa Burt, Sabrina Ferilli, Carole Bouquet. Mecojoni. E quanto fosse davvero fragile, Francesco, l’abbiamo scoperto registrandone la parabola umana. Prima, il successo clamoroso, televisivo, cinematografico e anche musicale. Poi, l’inaspettato declino e la caduta, purtroppo non solo metaforica, che, dopo Troisi, ci ha cinicamente privato di un altro primattore con ancora tanto, tanto da dire. Che gran peccato, che grande spreco.

La canzone, dicevamo. È incastonata nel suo primo film solista omonimo. Gran bel film, tra l’altro (bellissima, poi, la Angelillo), che rivedo sempre, come per tutti i suoi, con estremo piacere e un retrogusto dolceamaro di sottile dispiacere.

E poi, c’è quel primo verso cantato che racchiude tutta l’inquietudine di ieri sul mio domani odierno. Meno male che ora gioca la Juve, quindi mando il disco e tanti cari saluti.

Fratello Francesco, quanto mi manchi!

Madonna che silenzio c’è stasera – youtube

https://youtu.be/vczUlrdN06U

Che ore sono?

Eh?

Che ore sono?

A chi lo domando, o, un dormo da solo?

Va beh, va’, mi fo il caffè e poi scappo di casa come Coppi sul Tourmalet

Primo, Coppi. Secondo, nessuno.

Alzarsi una mattina e trovarsi senza mestiere

Mettersi i calzini alla rovescia perché, dice, porta bene

Andare dritti in bagno con la paura dello specchio

Lavarsi come un gatto e pisciare come un vecchio

Vestirsi poi di verde

Della speranza e dell’amore

Sognando il Paradiso per poi trovarsi in ascensore

Uscire per la strada,

camminare per la strada,

chiacchierare per la strada

Nel silenzio più totale

Nel silenzio più totale

Eppure è una mattina vera

Guarda tu che è proprio vera

Eppure è una mattina vera

Guarda tu che è proprio vera

Ma qualcuno mi risponde:

Madonna che silenzio c’è stasera…

Madonna che silenzio c’è stasera…

Tornare poi di notte con le scarpe tutte rotte

Camminando trasandato in quel verde mio vestito

Distolgo il mio pensiero

Arruffandomi i capelli

Sperando nell’incontro col signore rosso dei cavalli

Proseguo a piedi uniti per risparmiare fiato

Saluto trenta donne che accompagnano un malato

Sospirare nella strada

Camminare nella strada

Chiacchierare nella strada

Nel silenzio più totale

Nel silenzio più totale

Eppure è una mattina vera

Guarda tu che è proprio vera

Eppure è una mattina vera

Guarda tu che è proprio vera

Ma qualcuno mi risponde:

Madonna che silenzio c’è stasera…

Madonna che silenzio c’è stasera…

Madonna che silenzio c’è stasera…