Quattro ristoranti e un matrimonio a Cosenza e dintorni.

Metti che decidi di fare il passo più lungo della gamba, ma in stile minimal. Una linda dozzina di partecipanti, senza barriere architettoniche e con budget ridottissimo, cercando possibilmente di non avvelenare i commensali con robaccia invereconda da catena di montaggio mangereccia. Una cosina facile così, insomma. Intima. Golosa. Serena. Girovagando e assaggiando qua e là negli ultimi mesi, la selezione si è via via ridotta ai quattro ristoranti sottocitati, in competizione agguerrita e involontaria. Il risultato è stato comunque interessante, per tutte le tasche e i palati.

Tredici Canali – Cosenza vecchia

Location 8

Zona suggestiva, tra centro storico e villa comunale. All’ingresso, mi accoglie una bella moto custom parcheggiata in reception. Mi piasce, ma non c’azzecca molto col resto del locale e con l’impronta raffinata per altospendenti del menu.

Servizio 8

Menu 7

Totalmente fuori target per i miei scopi, con scelte inusuali, pretenziosamente raffinate e ingredienti di buona qualità.

Conto 4

Si spende tanto, decisamente troppo per i miei gusti. Ok, la qualità si paga, dicono, ma poverello il mio bancomat.

Antica locanda del povero Enzo – Cosenza centro

Location 7

Localino piccolino, patatino. Inadatto ai miei scopi, ma mi garba.

Servizio 7

Menu 8

Cucina toscana doc. E si va pure di tartufo, ovvìa. E allora ditelo. Tutto buono, ma non ancora eccelso.

Conto 5

Anche questo, bocciato per questioni di portafogli, ch’è tornato a riveder le stelle. Per il salasso, però.

Al vecchio ulivo – Contrada Cozzo Presta

Location 6

Per arrivarci, tra il nevischio e i lavori in corso su tornanti stile rally, con provetti piloti che ti sfrecciano per vedere se è poi così difficile morire, i brividi non mancano di certo. L’interno è rustico e accogliente, da osteria numero uno. Paraponz… ok, mi taccio.

Servizio 8

Menu 7

Parola d’ordine: Cinghiale. E pizza. Essendo io un potenziale incrocio tra Obelix e Joey, mi va benone.

Conto 9

Perfetto per i mie scopi, peccato per le barriere architettoniche che me lo hanno fatto bocciare a malincuore.

Il Nostro – Casali del Manco

Location 8

Relativamente facile da raggiungere, appena fuori città. Ampio parcheggio e stabile rustico ben ristrutturato. Semplice ed accogliente pur nel bel mezzo d’una tormenta nevosa.

Servizio 9

Menu 9

Cucina tipica cosentina with a twist. Piatti ben presentati e ingredienti di qualità. Meravigliosi la fonduta ai tartufi e il goulasch goulasch a mammt (cit.).

Conto 8,5

Essendo il prescelto e il personale vincitore della disfida, va detto che il rapporto qualità/prezzo è tutto sommato più che accettabile, persino per le mie esangui finanze.

Per le prossime puntate di questa goduriosa rubrichina (Qui la prima, mitica puntata a Torino), attendo sempre quei munifici mecenati di cui è pieno il web intiero. Io sono qui, sono venuto a mangiare e di nascosto a notare.

E tutto d’un tratto, il trenino!

Another season, another reason, for Making whoopie.

Risotto al ragù alla bolognese in 20 minuti… 21, va’.

Per la serie, i grandi classici al microonde, la Cooperrapìdo prodacsciòn è lieta di presentare codesta ricettina da doppia libidine col fiocco.

INGREDIENTI

150 g di riso integrale parboiled Conad

Un vasetto di Ragù Bolognese Barilla

Un filo d’olio

Un cubetto di parmigiano Biraghi

Peperoncino q.b.

PROCEDIMENTO

Ho preso un cuociriso

Lo uso per teee

Ok, la pianto. Cuociriso, marca Tupperware, generosamente regalatomi dai miei sponsor familiari. Ho versato il riso e poi l’acqua a coprirlo, chiuso l’anbaradàn con i due coperchi appositi e schiaffato tutto nel mio poderoso microonde Whirlpool alla massima potenza per il tempo indicato sulla confezione del riso (20 minuti). In realtà, si potrebbe fare pure con una pentola adatta al microonde qualunque, ma questa faceva più figo e acchiappa più clic a livello Seo. Seee.

Mentre il riso cuoce, mi dedico ad altro, tipo l’insalata d’iceberg ben ghiacciata. Beeep. Ok, torniamo al riso e stop alle freddure artiche.

Sfornato il riso e scolato un po’ dal liquido in eccesso, ci verso dentro tutto il barattolo di ragù, un filo d’olio, manteco la calma e lascio in forno un altro minutino. Impiatto con classe, come fa un Barbieri cieco,

quando che impiatta i mappazzoni

Fa girare un po’ i… (e niente, la rima non mi viene).

Una bella spolveratona di parmigiano grattugiato fresco con la mia fidata Gratì, due o tre peperoncini freschi di freezer e bon appetì. Yumm yumm. Gnamm gnamm. Burp burp. Zzz zzz.

Bollito misto alla piemontese con mostarda a parte

Ricetta facile, veloce e a prova d’errore.

Ingredienti.

Una provetta cuoca torinese

Panza

Presenza

Faccia tosta q.b.

Uno smarfòn connesso all’internèt

Procedimento.

1. Farsi invitare dall’impagabile cuoca torinese suddetta a una cena da slurp a base di leccornie da lei pazientemente preparate nel corso della giornata, mentre voi stavate a farvi beatamente i cazzucci vostri.

2. Sedersi a tavola ostentando vuota panza e bella presenza, intrattenendo i commensali parlando del più e del meno, con dotte divagazioni sul per e il diviso.

3. Aspettare pazientemente di essere servito e riverito evitando di guardare il pentolone con gli occhioni del gatto di Shrek.

4. Scattare prontamente una bella foto d’insieme del ben di Dio sabaudo.

5. Gustare senza ritegno, innaffiando il tutto con un bel Grignolino dell’altrui casa.

6. Ripetere con un’abbondante dose di faccia tosta i passaggi da 3 a 5, fino a raggiunta sazietà e ben oltre i limiti etilici imposti dalla prova del palloncino.

7. Postare la foto sui propri blog e social banfandosene come se il tutto fosse frutto del proprio e non dell’altrui genio culinario.

8. Ritirarsi a vita privata coi proventi dei banner di gugol e volare, volare felice verso quell’isoletta tropicale dal nome impronunciabile.

Quattro ristoranti per tutte le tasche, a Torino e dintorni

Resoconto prevalentemente foto-enogastronomico d’una trasferta fine novembrina in terra sabauda.

Partenza il 25 novembre, ritorno il 6 dicembre. Faccende serie, ma, nei ritagli di tempo, si deve pur mangiucchiare qualcosina. Ah. La cucina piemontese. Che paradiso per golosi impenitenti in cerca di consolazione. Estraggo solo il meglio dal mio diario enogastronomico. Il resto, lacrime nella pioggia. e non c’è manco Borghese a confermare o ribaltare col suo voto etc etc. Stacce.

E allora, si comincia dopo l’arrivo, il 26 novembre, con un bel calice di Nebbiolo al Rough, localino caruccio dove si trinca con un certo stile un po’ trasgressivo. Ci sediamo per caso, tanto per far passare il tempo tra ciotareddre chiassose, musica a palla e barista figo. Fact: di fianco c’è un cinema porno. Non ne vedevo uno dagli anni 80. Roba per sentimentali pre youporn. Dicono, eh.

Poi, subito a cena al

Barbabuc

Sala piccola, atmosfera giovane e stilosa, ma informale. Bel posticino. Calice di Barolo, menu piemontese con plin e tajarin burro e tartufo bianco affettato al grammo e noi subito a gridare basta, pietà per il nostro conto in banca. Buoni, però.

Location: 6 Piccolo, claustrofobico, ma comunque accogliente.

Servizio: 8 Giovani e cortesi. È già una notizia.

Menu: 8 Cucina piemontese rivisitata in chiave moderna, come si dice. Non male, davvero.

Conto: 7 Nella norma. Temevo peggio, visto il tartufo.

Il 30 novembre, si fa sul serio. Andiamo nientepopodimeno che al

Cannavacciuolo Bistrot

fresco di stella Michelin.

Opto per un Menu Gran Madre e m’aspetto un conto salasso gran figlio. Di. Tutto ottimo come da foto. Cucina piemontese in salsa napoletana che stupisce e delizia. Le porzioni sono ultramignon, ma essendo tante portatine, ci si sazia bastantemente. Il nostro tavolo è proprio davanti all’acquario della brigata di chef. Si vede tutto, ma no pressure. Ah, pure il cesso è profumato. Gran classe, davvero. 180 euri in due. Roba da prenderlo a paccheri, stile Trinità, c’avessi il fisico. E invece, non mi lamento e abbozzo. Potere dei media.

Location: 8 All’ingresso, fa un po’ reception d’albergo, con atmosfera da ristorante ammeregano dove devi sganciare la mancia al maitre per infilarti. Invece no. Le stanze sono piccole e ben organizzate e decorate.

Servizio: 10 non ti puoi distrarre, che ti cambiano le posate e i tovaglioli. Eppure c’ero un po’ affezionato. Pazienza.

Menu: 10 Cucina piemontese rivisitata in chiave napoletana. Magnifico, tutto. Pura classe. Bravi.

Conto: 6 Quel che ti puoi aspettare. Del resto, i prezzi sono esposti fuori e nel menu. Quindi, di che accidempolina ti lamenti? Saggezza popolare cosentina recita: “Spinna caru, ca ti truavi in paro”. Che suona un po’ come: carta o bancomat?

Il 2 dicembre si va in trasferta, un bel po’ fuori porta, a Cocconato, al

Cannon d’oro

Un tripudio di grandi classici, zero rivisitazioni moderne. Qui si va di Piemonte puro e basta. E allora, vai col fritto e bollito misto. Discretamente buono tutto, ma avrei preferito quei tajarin in foto.

Location: 7 Enorme, tipo sala ricevimento vecchio stile. Elegante, dispersivo, asettico e solare.

Servizio: 8 Simpatia e cortesia, ma si va in difficoltà quando la sala si riempie. E c’era il pienone.

Menu: 8 Cucina piemontese essenziale, senza fronzoli e pretese stellate. Qui se magna.

Conto: 7 Mediamente caruccio, ma comunque accettabile.

Il 3 dicembre, si scopre l’

Art a mangè

Che a dirlo così, t’aspetteresti nouvelle cuisine e sciamps elisè, moriiii scevalieeeee… (indovinalacit.) e invece no. Localino supereconomico, zero apparenza, tutta sostanza.

Location: 6 Spartana, povera, quasi da Piola vecchio stampo.

Servizio: 7 Il gestore è un po’ burbero e intimorisce, tipo barista nei western, ma noi magnamo tranquilli, tutto fila liscio e senza scazzottate.

Menu: 8 Pochi piatti, economici, ma ottimi e di qualità eccellente.

Conto: 10 Dieci euro a testa per primo, secondo e dolce. Magnifico, davvero.

Da Torino è tutto, a voi studio.

Ah, dimenticavo. I luoghi e tutto il resto delle info trovatevele voi. Dicono che google faccia meraviglie e pure trip advisor non sia male. :p

Spaghetti alla (micro)onda

La pasta al microonde si può fare. C’ho le prove. Non è poi questa gran scoperta, ma l’idea di non avere a che fare con fornelli, chissà perché, rende il tutto più potabile per un simple mind come me. Occorrente: pentolina fattapposta in plastica per microonde o pyrex, bastantemente alta e lunga conciosiacosachè sia possibile cadaunare qualsivoglia genere, ordine e tipo di pasta si voglia poscia manducare. La si riempia d’acqua tanto da coprire bastantemente la quantità di pasta desiderata (nel mio caso, 150 grammi per due, anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifame, per esempio). Si schiaffa dentro la pasta medesima. Si copra con un coperchio per microonde. Si metta tutto alla massima potenza immaginabile e si calcoli l’equazione differenziale a derivate parziali che sommi il tempo di cottura ad altri 6 minuti necessari al riscaldamento dell’acqua. Nel mio caso, trattavasi di spaghetto integrale Barilla. 8 minuti di cottura. + 6. Uhm. Zero per zero, zero. 14. O’ mbriaco, dice. Perfect. E allora, vai, vai vai (não vu) vai vai vai (não vu)… eh? Suona qualcosa. Uff. Citofono, campanello, cell. Ah. Finita la cottura. Apro, prelevo delicatamente con guanti nucleari Homer-Style la pentola e sollevo il coperchio. Nebbia in Val Padana. Ah, ok, occhiali appannati. Assaggio lo spaghetto. un po’ avanti di cottura. Magari nella soluzione dell’equazione non avevo tenuto conto del fuso orario e dell’influsso di Venere in trigono con Marte. Capita. Magari facciamo 13 minuti e non 14, la prossima. E mo’, che ci faccio?

Due strade, una semplice, piana, che portava al sole. L’altra, chettelodico a fare.

La prima, noce di burro, spolverata di parmigiana e tanti saluti. Yummm.

La seconda:

SPAGHETTI INTEGRALI BRIGANTESCHI SIMIL-SABAUDI

75 g spaghetti già cotti

Una noce di burro

Un uovo crudo o lievemente sbattuto e scaldato 10 secondi al microonde

Un filo d’olio al tartufo

Pepe nero pepe nero pepe ne’ qubbì

Un’abbondante spolverata di Castelmagno (Roba che quando te la “spari”, sai dove sono andati a finire quei soldi in più. See, mo’ scendo dal pusher di fiducia e te lo trovo. Parmigiano a pioggia e via così)

Una grattatina di una nocciola grattugiata al momento

Metti tutto insieme in un piatto copputo e mescola come se non ci fosse un domani.

Risultato finale dell’esperimento: tutto sommato, positivo, va’. Oddio, stanotte ho sognato i mostri di Goldrake. Ma forse sono stati i funghetti champignon post-atomici. Racconterovvi in altro post, l’anno che verrà.

Era una notte buia e tempestosa…

5251C788-12FB-4C6B-8EFC-35E18C3D25AEGenerazione Linus. Gente intorno ai cinquant’anni adesso, lustro più, lustro meno. Quelli che a fine anni 70 scoprivano i Peanuts, B.C., e poi negli 80 Calvin & Hobbes e più tardi persino Valentina di Crepax e Andrea Pazienza. Young ragazzini sempre poco allineati che rubacchiavano i giornaletti da zii e cugini più grandi, saltando per il momento a piè pari le pagine scritte e i fumetti più adulti. E insomma, il titolo di cui sopra rimanda inevitabilmente all’incipit delle novelle scritte a macchina da Snoopy, lo scrittore pasticcione per antonomasia. Il mio Eroe. E allora? E allora niente. Qui scriverò di tutto quel che mi frulla per il gulliver, provando a ricostruire i frammenti dei brandelli di ricordi della mia infanzia e poi adolescenza a tempo indeterminato. E chedduepalle. Vero. Per rendere il tutto più potabile, gugolanaliticamente interessante, guadagnare tanto da far invidia alla Ferragni e a Aranzulla e ritirarmi felice e contento su un’improbabile isola tropicale senza mosquitos, farcirò il tutto con ricordi di giochi da tavolo analogici co/senza parentame annesso, retrocomputing da pong in poi, tv in bianco e nero e poi a colori e poi in accaddi, musica analogica e poi digitale e strimpellatachediomiperdoni, racconti di bel calciuo e coppedeicampioni, libri che ho letto e non ricordo o non ho capito, fumetti e cartoon che ho amato da Topolino in poi, disastri culinari, fallimenti da nerd con q.i. troppo basso per atteggiarsi a Sheldon, e poi tutto il resto, in base all’umore del momento. Ché già mi pare abbastanza, come dichiarazione d’intenti, nevvero? Se solo me ne ricordassi ancora e la mia pigrizia mi desse tregua. Chissà.