Supercalifragilistichespiralizzzzzz…

Metti che questa fine 2018 mi distrugge, sai, ma difficilmente riesco ad arrivare a fine film in prima serata come ai bei vecchi tempi. Anzi, a dirla tutta, ricordo vagamente come facessi le ore piccole a ripassarmi tutteduntratte le stagioni originali di Star trek, Pippi calzelunghe, tribuna politica e l’almanacco del giorno dopo. E ‘nvece, ora gnente. Ceno di meno, poi caracollo satollo e m’anfratto sfatto sul divano piano e buonanotte ai rimatori. L’ultimo scottante caso riguarda Mary Poppins. Anche questa in prima visione, of course. Beccato già iniziato, ciò nondimeno d’effetto soporifero garantito. Nel dormiveglia, prima di scivolare lascivamente tra le braccia di Morfeo, seguo il flusso disordinato dei miei pensieri riflettendo casualmente sulla bravura dei doppiatori storici italiani, sul plagio mimico di Van Dyke ai danni di Stanlio, sull’azzurro degli occhi di Julie, sulla quieta disperazione del papà dei mocciosi e in generale sulla follia dilagante o sottotraccia del mondo poppinsesco, tra cannoni spaziali e voli pindarici, avidi e aridi affaristi e figure quasi francescane che parlano cogli uccellini e disdegnano il benessere materiale preferendo una bella risata catartica. Il dramma della perdita del lavoro e dell’umiliazione dai capi, la resa alla follia e il finale dolciastro e paradossale con la Poppins ex machina che saluta e se ne va tra l’indifferenza generale, incenerita da un crante Jumbojet. Ma quella è un’altra storia a tinte gialle.

Prime visioni Rai: Cenerentola

E dopo Biancaneve (ne parlerò, giuro, è un bocconcino troppo appetitoso, anche freddo) ieri è stata la volta di Cenerentola. Anno di grazia 1950. Born in the fifties. Come Bettega e la generazione del mundial spagnolo, tranne Zoff che era del 42 e Caùsio del 49. Ma divago. Ecchissene. E insomma, lo confesso. Sono un inguaribile Disney classic dipendente. Avevo pure iniziato da adulto la raccolta delle videocassette e poi dvd. Sono finiti nelle mani sbagliate e non ho altro da aggiungere sulla faccenda. E così, erano almeno 15 anni che non li vedevo. Ed ecco la prima scioccante sorpresa: Cenerentola non me la ricordavo proprio. Cioè, sì, la scarpetta, la zucca, bidibibodibibù ok, il resto deve essere finito in quel remoto posto del mio gulliver che stipa tuttinsieme tra gli altri i miei sudati studi, il buonsenso e le cose urgenti che tutti mi chiedono di fare. Assenza di memoria, quindi. Il che non è di per sé un male. Non sono ancora arrivato al memento punto in cui potrei rivedere il sesto senso o i soliti sospetti come fosse la prima volta (ok, no spoiler, ché già Kevin c’ha i guai suoi), ma quasi. E così, in ordine sparso, ho notato che c’è una disturbante somiglianza tra la matrigna e una mia vecchia prof bonanima, che l’apparentemente bonario re è in realtà un pazzo iracondo e sanguinario, che il granduca ha la voce di Woody e mi ispira simpatia come tutti i menischi, che il principe azzurro è pleonastico, che quella gran culo di Cenerentola è probabilmente la più bona tra le principesse del reame, tra l’altro protagonista di una doccia osè che avrà turbato molte anime candide. E poi molte altre cose che tanto mi scorderò fino alla prossima visione che, se tutto andrà come previsto, avverrà intorno al 2033. Roba da decidere di dare seguito ai buoni propositi per il nuovo anno, tipo mettere la testa a posto, tenersi in allenamento e fare una vita sana. I sogni son desideri.

Era una notte buia e tempestosa…

5251C788-12FB-4C6B-8EFC-35E18C3D25AEGenerazione Linus. Gente intorno ai cinquant’anni adesso, lustro più, lustro meno. Quelli che a fine anni 70 scoprivano i Peanuts, B.C., e poi negli 80 Calvin & Hobbes e più tardi persino Valentina di Crepax e Andrea Pazienza. Young ragazzini sempre poco allineati che rubacchiavano i giornaletti da zii e cugini più grandi, saltando per il momento a piè pari le pagine scritte e i fumetti più adulti. E insomma, il titolo di cui sopra rimanda inevitabilmente all’incipit delle novelle scritte a macchina da Snoopy, lo scrittore pasticcione per antonomasia. Il mio Eroe. E allora? E allora niente. Qui scriverò di tutto quel che mi frulla per il gulliver, provando a ricostruire i frammenti dei brandelli di ricordi della mia infanzia e poi adolescenza a tempo indeterminato. E chedduepalle. Vero. Per rendere il tutto più potabile, gugolanaliticamente interessante, guadagnare tanto da far invidia alla Ferragni e a Aranzulla e ritirarmi felice e contento su un’improbabile isola tropicale senza mosquitos, farcirò il tutto con ricordi di giochi da tavolo analogici co/senza parentame annesso, retrocomputing da pong in poi, tv in bianco e nero e poi a colori e poi in accaddi, musica analogica e poi digitale e strimpellatachediomiperdoni, racconti di bel calciuo e coppedeicampioni, libri che ho letto e non ricordo o non ho capito, fumetti e cartoon che ho amato da Topolino in poi, disastri culinari, fallimenti da nerd con q.i. troppo basso per atteggiarsi a Sheldon, e poi tutto il resto, in base all’umore del momento. Ché già mi pare abbastanza, come dichiarazione d’intenti, nevvero? Se solo me ne ricordassi ancora e la mia pigrizia mi desse tregua. Chissà.