Nulla dies sine linea. Anche quando l’encefalogramma è penosamente piatto.

Well, I’ve been down so Goddamn long

That it looks like up to me

C’mon and let the poor boy be

In realtà, cerco per quanto posso di scribacchiare e tenermi in esercizio precario permanente effettivo. Ben lo sanno i miei ennemila gruppi uozzap più o meno graditi e seguiti, i gruppi feisbuc d’arte varia, gl’influenzed più caustici e disinibiti del rutilante mondo dei social, li meglio muri dei più esclusivi cessi degl’autogrill del mondo e le liste della spesa e dei buoni propositi andati a puttane ch’ogni die seguo e redigo con minuziosità certosina. E allora? Allora, nisba. Anche oggi, nella follia d’un giorno disperatissimo, resta un pensierino fugace e colpevolmente tardivo per il mio scalcinato blogghettino. Ci sarà presto spazio per il libricino che sto leggendo (The velveteen rabbit, penzatè), le musichine e le ricettazze mappazzoniche che tanti lutti addussero, le cronache lunari dell’epopea bianconera alla ricerca del senno perduto, i fotoritocchi infantilmente improbabili e tante altre cosine che mi frullano sovente per il gulliver come un frammartino campanaro.

Ma non oggi.

Risotto al ragù pasticciato #recipeoftheday

In questi strani giorni che ci hanno trovato, trascinandoci giù, urge feroce il bisogno atavico d’un po’ di comfort food. Pizza, pasta, dolciumi, risotto. You name it. Già. Il risotto al ragù, come piace ammè. Prendendo tutte le scorciatoie possibili, in questi tempi che sembrano fatti apposta per distruggere tutte le nostre gioie casuali. Ok taglio corto e passo agli…

INGREDIENTI

300 g riso integrale Roma marca Carrefour

250 g di provola pronta a filare veloce

1 boccaccio di ragù al bolognese Barilla

Olio e peperoncino +che qb

PROCEDIMENTO

Ho fatto bollire per 30 minuti e fischia il riso in acqua bastante a non debordare o farlo bruciare, ché già è una parola col fornelletto a induzione a palla sul 9. Ho poi aggiunto il ragù e i pezzi di provola e pure un goccino d’olio extrasupermegavergine. Mantecato per millenni. Poi, eccolo servito con una cascata di peperoncini e buon appetito. Una sciccheria per ex single pasticcioni e dal palato robusto. Disturba se lecco il piatto e scrosto la provola rimasta attaccata alla pentola col cucchiaio e me la magno senza pietà? Fatto!

Le liste di Morrison (similWoodycit.)

La Venale & Figli ha pubblicato finalmente l’attesissimo primo volume delle liste di bucato del Morrison (Le Liste Riunite della Lavanderia di Jim Morrison, Vol. I, 437 pagine più 32 di introduzione ed indice, €11.000) con un erudito commento di Riccardo Bertoncelli, noto studioso del Morrison. La decisione di stampare a parte quest’opera, prima del completamento dell’immensa oeuvre in quattro volumi, è stata senz’altro accorta ed opportuna poiché questo libro, brillante e provocatorio, con la sua cruda forza documentaria metterà subito a tacere le spiacevoli dicerie secondo cui la Venale & Figli, dopo tutti i guadagni fatti con le poesie, gli aforismi, gli appunti, i diari, nonché le lettere e dei resoconti processuali del Morrison, cercherebbe esclusivamente di ricavare continui profitti dallo stesso filone. Ma quanto si sono sbagliati i maldicenti! A onor del vero, la prima lista di lavanderia del Morrison:

Lista n. 1

6 paia mutande nere

4 magliette nere

1 pantalone di pelle nera

6 paia calzini neri 2 camicie bianche di pizzo

Non inamidare

costituisce la presentazione perfetta e pressoché globale di questo travagliato genio, noto ai suoi contemporanei come il “Re Lucertola”. La lista fu compilata proprio nel periodo in cui il Morrison cantava Roadhouse Blues, opera di immensa portata filosofica in cui dimostrò non solo che si può bere birra appena svegli, ma che ciò fa molto bene al cervello, aiutandolo nell’emissione spontanea di suoni gutturali e gas corporali. L’avversione del Morrison per l’amido è tipica del periodo e, quando il suddetto pacco di biancheria gli tornò indietro troppo irrigidito, egli piombò in una cupa depressione. La sua padrona di casa, Frau Blucher, soleva riferire agli amici che Jim rimaneva in casa per giorni interi piangendo sul fatto che gli avevano inamidato le mutande. Naturalmente, lo Scaruffi ha già puntualizzato il rapporto intercorrente tra la biancheria inamidata e la costante sensazione del Morrison di essere perseguitato dagli autostoppisti omicidi (vedi Morrison: Psicosi paranoico-depressiva e prime liste, ed. Arcana). Il tema tragico dell’incapacità a seguire le istruzioni compare nell’immortale capolavoro del Morrison, Touch me, quando il protagonista preronaldesco chiede ripetutamente alla giuria esterna di far confermare alla reticente testimone le di lei ripetute promesse di congresso carnale poi tristemente disattese.

Era una notte buia e tempestosa…

5251C788-12FB-4C6B-8EFC-35E18C3D25AEGenerazione Linus. Gente intorno ai cinquant’anni adesso, lustro più, lustro meno. Quelli che a fine anni 70 scoprivano i Peanuts, B.C., e poi negli 80 Calvin & Hobbes e più tardi persino Valentina di Crepax e Andrea Pazienza. Young ragazzini sempre poco allineati che rubacchiavano i giornaletti da zii e cugini più grandi, saltando per il momento a piè pari le pagine scritte e i fumetti più adulti. E insomma, il titolo di cui sopra rimanda inevitabilmente all’incipit delle novelle scritte a macchina da Snoopy, lo scrittore pasticcione per antonomasia. Il mio Eroe. E allora? E allora niente. Qui scriverò di tutto quel che mi frulla per il gulliver, provando a ricostruire i frammenti dei brandelli di ricordi della mia infanzia e poi adolescenza a tempo indeterminato. E chedduepalle. Vero. Per rendere il tutto più potabile, gugolanaliticamente interessante, guadagnare tanto da far invidia alla Ferragni e a Aranzulla e ritirarmi felice e contento su un’improbabile isola tropicale senza mosquitos, farcirò il tutto con ricordi di giochi da tavolo analogici co/senza parentame annesso, retrocomputing da pong in poi, tv in bianco e nero e poi a colori e poi in accaddi, musica analogica e poi digitale e strimpellatachediomiperdoni, racconti di bel calciuo e coppedeicampioni, libri che ho letto e non ricordo o non ho capito, fumetti e cartoon che ho amato da Topolino in poi, disastri culinari, fallimenti da nerd con q.i. troppo basso per atteggiarsi a Sheldon, e poi tutto il resto, in base all’umore del momento. Ché già mi pare abbastanza, come dichiarazione d’intenti, nevvero? Se solo me ne ricordassi ancora e la mia pigrizia mi desse tregua. Chissà.