Giochini social distorti.

Metti che un tuo carissimo amico t’invita a partecipare a una bella catena di Sant’Antonio tuittarola sul cinema. E allora, dopo essere stato sommerso dalle notifiche, che fai? Semplice. T’inventi la locandina del film che vorresti tanto vedere prima della fine di questo mercato calcistico.

Segue dibattito!

– Ed ora, come sempre, vi invito ad esprimere il vostro giudizio estetico.

– È un grande!

– Chiedo la parola!

– Ma è un capolavoro!

– L’occhiolino di Fabio! La carrozzella col picciriddru!

– Lei, Cooper?

– Quando vedo quei dettagli con le plusvalenze, io vado in estasi!

#RomaJuventus – le pagellonze a scoppio ritardatissimo post pennica/spanzata/scampagnata romana

Che agone, che cimento, che pathos, questo fine campionathozzzzz!

La mia reazione alla sconfitta

Sfogliando spassiunatamente la margheritona sull’acciuga sì o no, ri-membriamo quanto successo sul verde prato dell’Olimpico, con dettagli gastronomici esoticamente inediti.

Szczesny. I pierogi, pur se freddi, non erano tanto male. Le due pappine giallorosse servite dal malfidato Chielly, invece, sono risultate alquanto indigeste. Ingrati.

Descy. Piovono cotolette milanesi fatte in casa per tutti. L’impegno e la generosità non si discutono, si sa. Ma restano banalotte e insipidine anzichenò, al solito.

Cacy. Come si dice, non todos los chivitos riesconos col bucio. Eppure, erano gustosi e farciti con fantasia e humor. Sarà stato quel solito mate caldo corretto nell’intervallo a fargli girar la cabeza pelada.

Chielly. Cacciuccata indegna di lui. Capita anche ai grandi chef.

Spiny. La sua rocciata folignate non era poi malaccio, specie nel primo tempo. Poi, si è via via sfaldata alla distanza. Interessante e da riprovare con calma l’anno prossimo, comunque.

Emry. Baklava e scudisciate a pioggia per tutti. Insomma, la classica ospitalità turcoalemanna in salsa barbecue.

Matuy. La muamba de galinha stufata resta un po’ sullo stomaco, la corsa trotterellante da fine stagione ne risente alquanto.

Pjany. La sua baklava è più raffinata di quella di Emry, ma al solito finalizza e verticalizza pochissimo, lasciando un ricorrente retrogusto amarognolo con sentori di addio anticipato.

Cuadry. Le carimanolas in onore del prossimo probabile stopper bianconero vanno gustate subito, ché alla distanza, ahimè, non reggono più la frittura come una volta.

Dybby. Il suo asado è come spesso succede un po’ esangue. Più interessante la versione con ingrediente segreto, fattapposta per acciughino con taaanto ammore.

Ronny. Pastéis de bacalhau e Porto per tutta la comitiva, eppure st’ingrati ‘nfamoni se magnano tutto e non gli servono manco una ghiotta occasione da gol. Di più: sbagliano il tocco finale pure sulle sue giuocate sopraffine. Alla fine, capisce l’andazzo del giorno e s’adegua con un velo di nervosismo prima e saudade poi, per il titolo di pichichi che se ne va a sparare le quagliarelle.

Benty, Cancy e Alexy. Partecipano al picnic così, tanto per onor di firma, ma non aggiungono nulla di memorabile al paniere.

Allegry. Il suo è un cacciucco per intenditori d’ippocampi, salato e pretenzioso, ed è rimasto sullo stomaco a tanti. Per farlo come vuole la prassi, dice, urge una lista della spesa impegnativa, con tanto da conferire nell’umido e tanto altro da prendere mica tanto a buon mercato e a parametro zero, come s’usava fare dalle nostre parti. Chi vivrà, etc.

Juventus-Udinese. Di pagellonze, Juventus Tv e capolavori artistici precempionici.

Chissà quante volte te l’avevano detto. La conosci. La conosci. Capita, prima o poi, nella vita coniugale d’ogni tifoso da poltrona, che il giorno della partita la tua mogliettina peschi dagli imprevisti un bel “Pizza a casa di amici, con tanti auguri. Saluta pure i tuoi programmi fantafantozzianhomerici del venerdì sera”. E allora, che fai? Nulla, t’attacchi, fingi nonscialàns e ogni tanto sbirci penosamente sull’aifòn, tanto per farti un’idea di quel che succede nel mondo in generale e in quello Juve in particolare. E subito scatta la scontata mitic-cit.

E insomma, tutto scorre, la pizza è pure buona, con retrogusto cipolloso, la birra non è Peroni familiare, ma scorre, oh, se scorre. Arrivi tardi a casa, sfatto, satollo e represso. Giusto una rapida lettura alle news, ai tuoi gruppi feisbiccolari preferiti, a qualche filmatino qua e là e subito Morfeo ti reclama con riscatto, controriscatto e recompra onirica. Domani è un altro giorno e qualcosa m’inventerò per pagellonzare, nessun tema. Detto, fatto e buonanotte. L’indomani arriva davvero e così, per prima cosa appiccio scaigò manco fossi Indiana Jones alla ricerca del Santo Graal. Eccola! Siamo già al 70esimo e rotti. Uff. Io li odio i nazisti dell’Illinois. E, savasansdìr, niente restart, ché le lamette in tasca fanno male e il braccino corto batte proprio dove lametta duole. E allora, crepi l’avarizia. Juventus Tv, arrivo! 15 eurini all’anno da Juventus turgid member e subito eccallà, la partita, senza più commentatori molesti, senza spot eterni a pusher di scommessoina, suv brutti e impossibili e senza gingol telefonici scassaminkia. I meglio 15 euri spesi della mia recente vita juventina.

Vabbè, mo’ basta, pagellonziamo con cognizione di causa apparente.

Sczesny. Ronfa beatamente fino alla lasagnata finale, che gli resta sullo stomaco e forse un po’ sulla coscienza. Sia di vibrante monito.

Spiny. Bello stile, gigioneggia, intraprende e costruisce un albergo su Vicolo Corto. Sperando che Allegry passi di lì, qualche volta. A un certo punto, sfrontatamente, ci prova al volo d’amblè, tanto per far capire agl’astanti che non è Van Basten. Sorpresona!

Rughy. Serata tranquilla. Ma il gol preso macchia anche la sua prestazione, come troppo spesso capita. Che faccio, monetizzo?

Barzy. Non si capisce come, ma si fa male. Prova dolore, evidentemente. Anch’io. Non sono gli anni, sono i chilometri. Andrebbe clonato, magari ibridizzandolo coi restanti due.

Bonny. Entra e fa il suo, a modo suo. Ma coll’Atletico non dovrà far passare manco uno spillo. Non proprio il pezzo forte del suo repertorio. San Chiello del soleo polpaccioso, aiutaci tu.

Cacy. Inappuntabile, fin quando non lascia un bel buco isliano a destra, tanto per far infuriare 14 milioni d’itagliani e far tirare un sospiro di sollievo agli altri in vista della prossima partita. Così, all’unisono. Mica male. Peggio.

Alexy. Fa di tutto per farsi rimpiangere martedì. Una delle migliori prestazioni finora, ma porcazozza di quella majala brasileira mpestata.

Matuy. Progressi e gol. Così si farà. Forse.

Benty. Sontuoso, iersera. Ok. Ma lo rifacesse in bella martedì, mi raccomando. Ieri m’è balenata un’ideuzza strana. Un’Epifania. Forse ho finalmente capito cosa vuole davvero Allegry dalla vita, figa a parte. La Juve dovrebbe giocare le partite di cempionz con la stessa leggerezza con cui ha affrontato l’Udinese. Invece, si sovraccarica, s’incupisce, con tutta la retorica del fino alla fine, dell’eroismo sabaudo pietromicchesco e finisce per avvitarsi inevitabilmente il cervello, complicando oltremisura il pane cempionico. Il che non significa prendere gli avversari sottogamba, soprattutto quelli brutti, sporchi e figghiebbottana ‘nfamoni come i ciolitici. La Juve di cempionz dovrebbe essere come Cassius Clay. Invece si ostina a voler fare il George Foreman. Senza averne manco il fisico. Perché l’ho scritto sotto Benty? Perché dovrebbe prendere esempio da Keany. Vola come una farfalla e pungi come un’ape, fratello.

Emry. Tosto ringhioso, cinico rigorista, canaccio catturapalloni. Così, sarebbe servito eccome, a Madrid. Del senno di poi, etc etc.

Berny. Eccone un altro. Fa sempre la cosa sbagliata lìlì, proprio sul più bello. Leggerezza pungigliosa cercasi disperatamente.

Keany. Ohoh, mi è semblato di vedele un pledestinato. Una belva lukakiana, ma più tecnica. Due golassi e quello stop di tacco ch’è un capolavoro postraffaellita, nel senso baggesco del termine.

Dybby. Entra per qualche spicciolo e invece si guadagna almeno un bel 10 e lode. E non lo dico perché ce l’ho al fanta, ci mancherebbe. Giurin giuretta.

Nicolussi Caviglia. Se ne dice un gran bene. Soprattutto i suoi, la contessina Serbelloni Mazzanti vien dal mare e Stefano Disegni&Caviglia. Debutto fortunello, che non guasta. Se son rose, ari-etc etc.

Allegry. Si diverte in conferenza stampa, ostentando la proverbiale halma. Speriamo che martedì ci assista anche il suo ancor più proverbiale hulo.

Mi ricordo montagne rosa

Il cenone si avvicinava. Dovevo raggiungere i miei amici prima che la mezzanotte si avvicinasse troppo. I nostri preparativi in cucina erano durati mesi. Ora, quel prezioso momento conviviale fatto di abbuffate luculliane, conti alla rovescia fintamente entusiasmanti, discosamba e trenini dell’ammore e vocali urlate a squarciagola andava portato a compimento, salvaguardando i pochi neuroni rimasti, come particelle di sodio nell’acqua Lete. Sembrava impossibile, ma ce l’avevamo fatta. 

Cenone di Capodanno, una cazzochebottachebottacazzo calorica che dura tutto l’anno.

E ora dic una ricettina

Bignè malimortazzati di Capodanno

Un bustone di bignè prefabbricati

500 g di Mortadella intera a metà

125 g di Panna da cucina

Pepe nero o peperoncino muy peligroso

Prendi un coltellino tipo quello Ikea ricurvo che non avevi mai capito bene a cosa servisse davvero e invece lo vedi che serviva. Usalo per incidere la parte piatta del bignè ritagliando un disco per il giradischi di Barbie. Ripeti l’operazione fino a sfinimento busta o tuo. Prendi un frullatore, minipiner, Bimby o un criceto tritatutto. Usalo per tritare la mortazza tagliata a tocchetti aggiungendo la panna e il pepe. Quando è diventata una bella mousse porcellosa, tipo spalmì, hai finito. Usa questo Blob per farcire generosamente i tuoi bignè. Chiudi coi dischetti Barbie e crea una bella montagnuola innevandola con panna da cucina, pure prezzemolo se ti va. Potresti osare l’aceto balsamico, ma è una sciccheria considerata reato in molti stati. Copri con una maglia di mithril argentovero o argento di Moria che dir si voglia. In caso l’ordine da amazon non fosse ancora stato ricevuto, accontentati di una sottile lamina d’alluminio temperato dai nani del monte Domopack. Lascia decantare in frigo per un tempo bastante ad ammollare a regola d’arte varia i bignè. Porta in tavola e assisti al suo istantaneo disfacimento ad opera dei famelici orchetti che hai scelto spontaneamente di invitare al tuo feroce pasto di fine/inizio/quandotipare d’anno. Finita la cena, il maestro Canello, barerà bassamente annunciando al microfono: “Attenzione, mancano tre minuti a mezzanotte, rimettete gli orologi, preparate lo spumante!” Ma come, Capodanno non era passato? Diranno subito i miei piccoli lettori. Eccheppalle, sempre a fare i precisetti. Su, su, vai che parte il trenino! AEIOUY! Auguri a tutti!