Tortelli cacio e pepe con panna e surimi

Arrivo tardi la sera. Apro il frigo e comincio a scannerizzarne il contenuto in cerca d’ispirazione.

Trovo, nell’ordine:

1 busta di tortelli Rana cacio e pepe

1 confezione di panna da cucina

1 pacco da 20 di surimi surgelati.

Varie ed eventuali (meglio non approfondire).

E SIA.

Metto a bollire l’acqua e sbianchisco i ravioli per un minuto circa. Poi tolgo tutti i bastoncini di surimi dall’involucro di plastica, litigandoci anche un bel po’. In un bella padella metto a cuocere la panna e i surimi per un tempo bastantemente breve. Poi aggiungo i tortelli e manteco come se non ci fosse un domani. Lo so, sembra una schifezza, ma vi giuro su san Carlo Cracco protettore delle patatine gourmet che trattasi di una goduria da leccarsi la padella ancora ustionante. Provare per credere.

Risotto al ragù pasticciato #recipeoftheday

In questi strani giorni che ci hanno trovato, trascinandoci giù, urge feroce il bisogno atavico d’un po’ di comfort food. Pizza, pasta, dolciumi, risotto. You name it. Già. Il risotto al ragù, come piace ammè. Prendendo tutte le scorciatoie possibili, in questi tempi che sembrano fatti apposta per distruggere tutte le nostre gioie casuali. Ok taglio corto e passo agli…

INGREDIENTI

300 g riso integrale Roma marca Carrefour

250 g di provola pronta a filare veloce

1 boccaccio di ragù al bolognese Barilla

Olio e peperoncino +che qb

PROCEDIMENTO

Ho fatto bollire per 30 minuti e fischia il riso in acqua bastante a non debordare o farlo bruciare, ché già è una parola col fornelletto a induzione a palla sul 9. Ho poi aggiunto il ragù e i pezzi di provola e pure un goccino d’olio extrasupermegavergine. Mantecato per millenni. Poi, eccolo servito con una cascata di peperoncini e buon appetito. Una sciccheria per ex single pasticcioni e dal palato robusto. Disturba se lecco il piatto e scrosto la provola rimasta attaccata alla pentola col cucchiaio e me la magno senza pietà? Fatto!

Non indurmi in induzione

Causa trasferimento forzato e si spera a lieto fine, ho dovuto cambiar città, vita, routine e abitudini alimentari quotidiane. Con tutto quel che ne consegue. E, come ben sanno i miei attentissimi influenced che hanno già letto Qui, la mia consueta colazione da campioni prevedeva il kefir fatto in casa (sigh), rimpiazzato da quello industriale (bleah). Orzo al caffè con acqua scaldata al microonde, sostituito degnamente ora col bollitore all’ammeregana dell’Ikea. E allora, sul mio personalissimo cartellino comincio a segnare:

Induzione 1 – microonde 1

Continuando, una manciata di frutta secca random, un paio biscotti Gran Cereale Barilla al riso e al cacao, pane di segale, burro, marmellata, miele. Quelli si trovano anche in questi posti sperduti e mi sono già arrangiato. Bravo, Coop.

E le uova? Qui casca l’asino.

Ho provato col fornello a induzione in dotazione e il mio metodo brevettato: rompere l’uovo nel bicchiere di vetro mezzo ripieno d’acqua, coprire con un piattino come faccio al microonde e schiaffare tutto matrioskamente in un pentolino scaldalatte Ikea con un dito d’acqua, simulando una cottura a bagnomaria. Nisba. Nein. Rien. Nada. Il risultato è stato imbarazzante persino per i miei standard mappazzosi. A parte il casino terremotesco del piattino sul bicchiere e del bicchiere sul pentolino (i vicini mi ringraziano ancora sentitamente mettendo su una bella discoteca notturna, per ricambiare), l’uovo resta ostinatamente crudo.

E vabbè, allora provo versando l’uovo dal bicchiere direttamente nell’acqua del pentolino. Si innesca una reazione nucleare preoccupante, tipo aceto+ bicarbonato+ingrediente segreto dell’ingegner Quiller. Comunque, più o meno funge, raccogliendo e filtrando grumi d’albume nella schiumetta torbida formatasi.

Ok, ciao, ciao, Benedict. Non è cosa, ma è stato bello finché è durato. Proviamo a farlo tipo tegamino. Più o meno riesco pure, eh. Non fosse che l’albume si attacca tipo vernice sul fondo aderentissimo, che manco con lo svitol o la fiamma ossidrica se ne andrà mai. E, naturalmente, il tuorlo si rompe, tu ti rompi e maledici l’assenza del tuo fidato Whirlpool. Ma è inutile pensarci ora. Anche il terzo giorno di tentativi è andato.

Microonde – Induzione 6-0 6-0. E circoletto rosso d’uovo.

Il giorno dopo, mosso a compassione, il mio pusher abitativo mi procura un bel padellone induttivo tuttofare e – soprattuto – antiaderente. Mah. Proviamo. Niente olio. Niente acqua. vado di uovo al tegamino classico, come vuole la prassi. Oddio, per i miei gusti ci vorrebbe un po’ d’origano e un goccino d’olio al tartufo, ma transeat. Padella sul forno alla massima potenza (forza 9!), rompo l’uovo e in meno d’un minuto l’ovetto è pronto. Lo scrosto delicatissimamente con un cucchiaione e lo posiziono con precisione geometrica escheriana sulla fettina di pane di segale. Finalmente trangugio in un sol boccone il ferale pasto. Innaffio il tutto con l’orzo, il caffè simil Nespresso luuuungo come piace ammè e sono pronto per andare incontro al mio giorno. Ce n’è bisogno, in questi tempi bui e tempestosi.

E insomma, Induzione – Microonde 1-1 di stima, non fosse per quell’imbarazzante 6-0 6-0. Facciamo pure che il microonde vince ai punti questo appassionante round, ammisci. Ma la sfida continua, in esclusiva, solo per gli abbonati premium. E solo quando qualcuno mi spiegherà come postare contenuti a pagamento che nessuno sano di mente oserebbe mai acquistare. Quindi il mio share è a posto così.