Eppur mi son scordato di te. J. D. Salinger – The catcher in the rye – Il giovane Holden. #bookoftheday #buoneletture

Letto in gioventù, in italiano. Riletto una decina d’anni fa, sempre in madrelingua. Riscoperto ora, per la prima volta in inglese. Confesso, l’avevo completamente rimosso. Eppure, sarebbe anche il mio libro preferito, credo. Letto in originale, è semplicemente favoloso, anche se a dirlo così, Holden avrebbe finalmente vomitato. Ma è davvero impossibile non innamorarsi non flintianente e soprattutto non immedesimarsi nel dolori esistenziali del giovane Caulfield. Un libro da centellinare come un nobilissimo distillato. Con tante chicche nascoste, come i consigli di lettura che ho prontamente scaricato.

Isak dinesen out of Africa

Ring lardner

The great Gatsby

E i film not phony da guardare

The bakers wife

The 39 steps

E le canzoni che ho riascoltato o scovato su youtube. Ad esempio, quella che dà il titolo al libro. Comin’ thro the rye e persino una farlocca versione della canzone per bambini che Holden vuole far ascoltare alla sorellina Little Shirley Beans, con tanto di testo that kills me. Really. E la cosa più meravigliosa sono i commenti degli utenti al video, in puro stile Salinger. Davvero. Makes me feel like I’m not the only weirdo on this planet. E poi, ho guglato per capire come fosse il fighissimo cappello comprato da Holden.

Tralascerò volutamente di discettare oziosamente sull’aura misteriosamente sinistra che questo libro ha immeritatamente acquisito dopo l’assassinio di zio John, grazie anche a quel filmaccio complottardo, pur se intrigante, con Mel Gibson, di qualche decennio fa.

E poi ci sarebbe la questione del ritiro misterioso del suo autore dopo il clamoroso successo del libro. Tempo fa mi sono imbattuto per caso su uno splendido documentario su Rai 5 sulla vita di Salinger. Lo consiglio caldamente. In fondo, ha realizzato un sogno comune. Fare il botto con un grande successo e poi campare di rendita per il resto della sua vita. O almeno, così parrebbe. E invece no. Pare che lui abbia continuato a scrivere fino alla fine, senza pubblicare più nulla. E allora la questione si complica. Di fatto, quel ritiro che Holden immaginava per sè, la fuga da tutti quei phonies che tanto detestava, lui l’ha messo in pratica sul serio, diventando il convitato di pietra e termine di paragone di tutti i novelli scrittori del nuovo grande romanzo americano. Alla faccia della celebrità and all. Altro che influencer de noantri.

Comunque, tornando a bomba, una lettura piacevolissima, che ho già ricominciato a fare, come raramente mi capita, imbattendomi in qualcosa di così bello e appassionante.

“What really knocks me out is a book that, when you’re all done reading it, you wish the author that wrote it was a terrific friend of yours and you could call him up on the phone whenever you felt like it.”

Hey, J.D., come butta? Sì, come no.

Gli effetti del reset periodico della mia memoria a medio lungo termine faranno il resto, riportandomi comunque a rileggerlo tra qualche anno come se fosse la prima volta, con tutti i benefici del caso. In generale, quel che davvero adoro è la visione diretta, lucida e appassionata delle cose così come sono, senza filtri indotti dallo status sociale degli interlocutori, peli sulla lingua ed edulcorazioni hollywoodiane. He’s troubled, but he’s not a phony.

C’è molto da imparare, per me, dalla candida onestà intellettuale di Holden. Dalla sua bontà d’animo. Dal suo affezionarsi alle persone, a dispetto dei loro difetti, purché siano sincere. Tanto da rimpiangerle quando non fanno più parte della tua vita. Se solo riuscissi a tenere a mente queste lezioni per un tempo sufficientemente adeguato.

E invece, gnente.