No, non era quello di Ancora.

Quello è Eduardo. Vabbè, come quando morì Rino Gaetano e la mamma di Venditti gli disse che forse era Mino Reitano. Comunque, personaggione. Da scrittore, filosofo, regista, attore, umorista, persino fotografo (scoprii a Napoli), sciomèn, sciupafemmene. Sempre con quel filo d’ironia disincantata, pregna d’humanitas così nobilmente partenopea. Ingegnere all’Ibm. Mica pizza e fichi. Tanto, a cui ispirarsi, con percorsi scolastici simili, ma non certo così eccelsi. A ciascuno secondo la propria specie, si dice.

Ciao, Lucia’, è stato un piacere rarissimo.

Vip, mio caro vip…

Confesso di avere un colossale vuoto da riempire a livello camillerico, non potendomi così nemmeno unire con un filino di dignità al coro unanime dei coccodrilli sparsi che lo conoscevano dai tempi di Maigret e della militanza comunista. In gioventù, iniziai con la solita roba, a livello di gialli. Hardy boys, Hitchcock presenta. Tutto rimosso. Poi, un paio di Sherlock Holmes in lingua originale, così, tanto per inpratichirmi. Di Camilleri e Montalbano, in particolare, a tutt’oggi ancora nulla. Ma anche di tutto lo stuolo di giallisti che ne sono seguiti e, mi dicono alcuni amici degni di assoluta fiducia, notevoli e quasi imprescindibili. È il problema coi grandi scrittori che scompaiono così precocemente. Non hai nemmeno il tempo. Scherzi a parte, recupererò. Glielo devo per tanti motivi, affettivi, di affinità, di simpatia empatica. E magari recupererò anche i telefilm. Persi anche quelli, quasi tutti. Sì, lo so. E che ci volete fare, non vi sembrerò normale.

Ah, ciao, Maestro. Non ti conoscevo affatto, ma ti volevo tanto bene lo stesso. Sinceramente.

Margery Williams – The Velveteen Rabbit e le strane associazioni mentali con #Friends e #StarTrek #bookoftheday

Gli strani incroci della vita. L’autrice, una romantica donna inglese, visse anche in Italia, a Torino, agli inizi del ‘900. E allora? Nulla. Così. Leggendo in questi giorni per la prima volta questa celeberrima favoletta, mi è tornato in mente un mio vecchio post. Riprenderò a scrivere anche di questo, un giorno. Invero, la curiosità su questo libricino mi era già sorta da tempo. Galeotto, manco a dirlo, un vecchio episodio di Friends.

Friends – The Velveteen rabbit

E che posso farci, adoro i rimbalzi scombinati e pasticciati. Leggo, guardo, ascolto, capto qualcosa, viene citata una canzone, un film, un libro. Si scatena in me una curiosità irrefrenabile che mi porta a deviare completamente la traiettoria dei miei assurdi pensieri, dei miei tormentati studi, delle mie incoerenti azioni. Son fatto così, mi innamoro di tutto, come un bambino nel paese dei balocchi. Colpevole di quell’effimero entusiasmo infantile che viene ben tratteggiato in questa favoletta. Per inciso, la penso esattamente come l’autrice, a proposito dei vecchi peluche versus le diavolerie meccaniche poi diventate elettriche ed elettroniche. Ovviamente, come è nel mio stile, sempre con deprecabili punte d’incoerenza che mi portano a desiderare feticci tecnologici che difficilmente userò mai bastantemente da giustificarne l’acquisto. Ciononostante, i pupazzi con l’anima, quelli hanno avuto, hanno e avranno sempre un posto nel mio cuore, a dispetto dell’età, come il mitico (ma solo per me e pochissimi altri membri della Società dei trekkies estinti) Kukalaka del Dottor Bashir di Star Trek DS9, nascosto pudicamente, amico di tante avventure d’infanzia, oltre che suo primo paziente.

Ok. Melenso, infantile, demodè, strampalato, micho anziché macho. Ma che volete farci, sono fatto così, sono proprio fatto così.

When a child loves you for a long, long time, not just to play with, but REALLY loves you, then you become Real.

See you in a few days, old chum. Keep the home fires burning.

Eppur mi son scordato di te. J. D. Salinger – The catcher in the rye – Il giovane Holden. #bookoftheday #buoneletture

Letto in gioventù, in italiano. Riletto una decina d’anni fa, sempre in madrelingua. Riscoperto ora, per la prima volta in inglese. Confesso, l’avevo completamente rimosso. Eppure, sarebbe anche il mio libro preferito, credo. Letto in originale, è semplicemente favoloso, anche se a dirlo così, Holden avrebbe finalmente vomitato. Ma è davvero impossibile non innamorarsi non flintianente e soprattutto non immedesimarsi nel dolori esistenziali del giovane Caulfield. Un libro da centellinare come un nobilissimo distillato. Con tante chicche nascoste, come i consigli di lettura che ho prontamente scaricato.

Isak dinesen out of Africa

Ring lardner

The great Gatsby

E i film not phony da guardare

The bakers wife

The 39 steps

E le canzoni che ho riascoltato o scovato su youtube. Ad esempio, quella che dà il titolo al libro. Comin’ thro the rye e persino una farlocca versione della canzone per bambini che Holden vuole far ascoltare alla sorellina Little Shirley Beans, con tanto di testo that kills me. Really. E la cosa più meravigliosa sono i commenti degli utenti al video, in puro stile Salinger. Davvero. Makes me feel like I’m not the only weirdo on this planet. E poi, ho guglato per capire come fosse il fighissimo cappello comprato da Holden.

Tralascerò volutamente di discettare oziosamente sull’aura misteriosamente sinistra che questo libro ha immeritatamente acquisito dopo l’assassinio di zio John, grazie anche a quel filmaccio complottardo, pur se intrigante, con Mel Gibson, di qualche decennio fa.

E poi ci sarebbe la questione del ritiro misterioso del suo autore dopo il clamoroso successo del libro. Tempo fa mi sono imbattuto per caso su uno splendido documentario su Rai 5 sulla vita di Salinger. Lo consiglio caldamente. In fondo, ha realizzato un sogno comune. Fare il botto con un grande successo e poi campare di rendita per il resto della sua vita. O almeno, così parrebbe. E invece no. Pare che lui abbia continuato a scrivere fino alla fine, senza pubblicare più nulla. E allora la questione si complica. Di fatto, quel ritiro che Holden immaginava per sè, la fuga da tutti quei phonies che tanto detestava, lui l’ha messo in pratica sul serio, diventando il convitato di pietra e termine di paragone di tutti i novelli scrittori del nuovo grande romanzo americano. Alla faccia della celebrità and all. Altro che influencer de noantri.

Comunque, tornando a bomba, una lettura piacevolissima, che ho già ricominciato a fare, come raramente mi capita, imbattendomi in qualcosa di così bello e appassionante.

“What really knocks me out is a book that, when you’re all done reading it, you wish the author that wrote it was a terrific friend of yours and you could call him up on the phone whenever you felt like it.”

Hey, J.D., come butta? Sì, come no.

Gli effetti del reset periodico della mia memoria a medio lungo termine faranno il resto, riportandomi comunque a rileggerlo tra qualche anno come se fosse la prima volta, con tutti i benefici del caso. In generale, quel che davvero adoro è la visione diretta, lucida e appassionata delle cose così come sono, senza filtri indotti dallo status sociale degli interlocutori, peli sulla lingua ed edulcorazioni hollywoodiane. He’s troubled, but he’s not a phony.

C’è molto da imparare, per me, dalla candida onestà intellettuale di Holden. Dalla sua bontà d’animo. Dal suo affezionarsi alle persone, a dispetto dei loro difetti, purché siano sincere. Tanto da rimpiangerle quando non fanno più parte della tua vita. Se solo riuscissi a tenere a mente queste lezioni per un tempo sufficientemente adeguato.

E invece, gnente.