The Big Twang Theory

Visti dal vivo di recente a Torino. Due membri del gruppo sono figli di un mio carissimo amico, ma questo non offusca minimamente il mio giudizio. In loro intravedo l’integrità di Springsteen, l’esuberanza giovanile dei Ramones, la coscienza di essere underdogs dei Radiohead, la simpatia irriverente dei Beatles, la rabbia adolescenziale degli Who, il virtuosismo dei Cream, il flauto magico dei Jethro Tull, la lucida follia di zio Neil, la fragilità dei Floyd barrettiani e la cazzimma degli Stones. Il video autoprodotto con budget limitatissimo è meraviglioso. È un misto, un cocktail, un frullato de robba. David Lynch che incontra il Batman di Adam West, il Jason di venerdì 13 e i predoni Tusken di Star Wars. Emergenti, meritano almeno un ascolto attento.

Twang – La legge del più forte. Video ufficiale

Ma è quello dei pu?

Confesso, non ho seguito la squadra della mia città fino alle finali play off dello scorso anno.

La mia ultima al S. Vito fino a giugno dello scorso anno risaliva a una partita con l’Ancona, nell’anno di disgrazia 1995.

(Stappando un tavernello del ‘95 e contemplandolo dal bicchiere di carta con la perizia di un navigato sommelier). Il 1995 fu un anno straordinario. L’Ajax vinse la Champions League sconfiggendo il Milan (e non la Juve, per una volta) per 1-0 grazie al gol di Patrick Kluivert. La Microsoft presentò Windows 95, il primo sistema operativo Microsoft a 32 bit concepito per il grande pubblico e ancora in funzione su un mio performante pc casalingo; in sette paesi dell’UE entrarono in vigore gli Accordi di Schengen e due telescopi Keck permisero di scoprire la galassia più distante tuttora conosciuta a 15 miliardi di anni luce di distanza. Per intenderci, il tempo necessario per percorrere il valico della Crocetta in direzione Paola-Cosenza, nelle ore di punta a Ferragosto. Esticazzi. Forza lupi, oggi abbiamo espugnato il campo di Venezia grazie a una prodezza balistica di Stefano D’Orazio. Grande batterista. Non sapevo fosse pedatore e men che mai anfibio, ma si sa, i pu sono immortali e onnipotenti quasi quanto Mandzukic e poi adesso hanno fatto la reunion con Romano Fogli, vecchio cuore rossoblu che tremare il mondo fa.

Era una notte buia e tempestosa…

5251C788-12FB-4C6B-8EFC-35E18C3D25AEGenerazione Linus. Gente intorno ai cinquant’anni adesso, lustro più, lustro meno. Quelli che a fine anni 70 scoprivano i Peanuts, B.C., e poi negli 80 Calvin & Hobbes e più tardi persino Valentina di Crepax e Andrea Pazienza. Young ragazzini sempre poco allineati che rubacchiavano i giornaletti da zii e cugini più grandi, saltando per il momento a piè pari le pagine scritte e i fumetti più adulti. E insomma, il titolo di cui sopra rimanda inevitabilmente all’incipit delle novelle scritte a macchina da Snoopy, lo scrittore pasticcione per antonomasia. Il mio Eroe. E allora? E allora niente. Qui scriverò di tutto quel che mi frulla per il gulliver, provando a ricostruire i frammenti dei brandelli di ricordi della mia infanzia e poi adolescenza a tempo indeterminato. E chedduepalle. Vero. Per rendere il tutto più potabile, gugolanaliticamente interessante, guadagnare tanto da far invidia alla Ferragni e a Aranzulla e ritirarmi felice e contento su un’improbabile isola tropicale senza mosquitos, farcirò il tutto con ricordi di giochi da tavolo analogici co/senza parentame annesso, retrocomputing da pong in poi, tv in bianco e nero e poi a colori e poi in accaddi, musica analogica e poi digitale e strimpellatachediomiperdoni, racconti di bel calciuo e coppedeicampioni, libri che ho letto e non ricordo o non ho capito, fumetti e cartoon che ho amato da Topolino in poi, disastri culinari, fallimenti da nerd con q.i. troppo basso per atteggiarsi a Sheldon, e poi tutto il resto, in base all’umore del momento. Ché già mi pare abbastanza, come dichiarazione d’intenti, nevvero? Se solo me ne ricordassi ancora e la mia pigrizia mi desse tregua. Chissà.