Pasta al forno pasticciata “à la moi” #ricettadelgiorno

Una mattina, mi son svegliato. Uhm. Incipit già sentito. Comunque, capita a tutti di alzarsi con l’insana voglia di riversare nel cibo tutte le nevrosi indotte dal logorio della vita moderna.

Uhm bis. Troppo cervellotico.

Il nostro eroe aveva semplicemente voglia di scrofare una goduriosa pasta al forno.

Onesto, diretto, sincero.

E così, il malcapitato aprì il frigo. Mortadella, uova, besciamella. Nella dispensa, il ragù pronto e due pacchi di pasta integrale diversi. Tanto gli bastò.

INGREDIENTI

circa 500 g di pasta integrale corta

1 bulatta di ragù contadino e una di sugo di datterini Barilla

500 g di besciamella Parmalat

2 uova

6 fette di mortazza

Aromi vari

PROCEDIMENTO

Ho schiaffato tutto in una pyrex con un po’ d’acqua. Microonde per 10 minuti alla massima potenza. Terminato, un’altra ventina di minuti nel forno tradizionale per abbrustolirla un po’.

E se non la mangi direttamente dalla teglia col cucchiaione prendiporzione, godi solo a metà.

Quattro ristoranti per tutte le tasche, a Torino e dintorni

Resoconto prevalentemente foto-enogastronomico d’una trasferta fine novembrina in terra sabauda.

Partenza il 25 novembre, ritorno il 6 dicembre. Faccende serie, ma, nei ritagli di tempo, si deve pur mangiucchiare qualcosina. Ah. La cucina piemontese. Che paradiso per golosi impenitenti in cerca di consolazione. Estraggo solo il meglio dal mio diario enogastronomico. Il resto, lacrime nella pioggia. e non c’è manco Borghese a confermare o ribaltare col suo voto etc etc. Stacce.

E allora, si comincia dopo l’arrivo, il 26 novembre, con un bel calice di Nebbiolo al Rough, localino caruccio dove si trinca con un certo stile un po’ trasgressivo. Ci sediamo per caso, tanto per far passare il tempo tra ciotareddre chiassose, musica a palla e barista figo. Fact: di fianco c’è un cinema porno. Non ne vedevo uno dagli anni 80. Roba per sentimentali pre youporn. Dicono, eh.

Poi, subito a cena al

Barbabuc

Sala piccola, atmosfera giovane e stilosa, ma informale. Bel posticino. Calice di Barolo, menu piemontese con plin e tajarin burro e tartufo bianco affettato al grammo e noi subito a gridare basta, pietà per il nostro conto in banca. Buoni, però.

Location: 6 Piccolo, claustrofobico, ma comunque accogliente.

Servizio: 8 Giovani e cortesi. È già una notizia.

Menu: 8 Cucina piemontese rivisitata in chiave moderna, come si dice. Non male, davvero.

Conto: 7 Nella norma. Temevo peggio, visto il tartufo.

Il 30 novembre, si fa sul serio. Andiamo nientepopodimeno che al

Cannavacciuolo Bistrot

fresco di stella Michelin.

Opto per un Menu Gran Madre e m’aspetto un conto salasso gran figlio. Di. Tutto ottimo come da foto. Cucina piemontese in salsa napoletana che stupisce e delizia. Le porzioni sono ultramignon, ma essendo tante portatine, ci si sazia bastantemente. Il nostro tavolo è proprio davanti all’acquario della brigata di chef. Si vede tutto, ma no pressure. Ah, pure il cesso è profumato. Gran classe, davvero. 180 euri in due. Roba da prenderlo a paccheri, stile Trinità, c’avessi il fisico. E invece, non mi lamento e abbozzo. Potere dei media.

Location: 8 All’ingresso, fa un po’ reception d’albergo, con atmosfera da ristorante ammeregano dove devi sganciare la mancia al maitre per infilarti. Invece no. Le stanze sono piccole e ben organizzate e decorate.

Servizio: 10 non ti puoi distrarre, che ti cambiano le posate e i tovaglioli. Eppure c’ero un po’ affezionato. Pazienza.

Menu: 10 Cucina piemontese rivisitata in chiave napoletana. Magnifico, tutto. Pura classe. Bravi.

Conto: 6 Quel che ti puoi aspettare. Del resto, i prezzi sono esposti fuori e nel menu. Quindi, di che accidempolina ti lamenti? Saggezza popolare cosentina recita: “Spinna caru, ca ti truavi in paro”. Che suona un po’ come: carta o bancomat?

Il 2 dicembre si va in trasferta, un bel po’ fuori porta, a Cocconato, al

Cannon d’oro

Un tripudio di grandi classici, zero rivisitazioni moderne. Qui si va di Piemonte puro e basta. E allora, vai col fritto e bollito misto. Discretamente buono tutto, ma avrei preferito quei tajarin in foto.

Location: 7 Enorme, tipo sala ricevimento vecchio stile. Elegante, dispersivo, asettico e solare.

Servizio: 8 Simpatia e cortesia, ma si va in difficoltà quando la sala si riempie. E c’era il pienone.

Menu: 8 Cucina piemontese essenziale, senza fronzoli e pretese stellate. Qui se magna.

Conto: 7 Mediamente caruccio, ma comunque accettabile.

Il 3 dicembre, si scopre l’

Art a mangè

Che a dirlo così, t’aspetteresti nouvelle cuisine e sciamps elisè, moriiii scevalieeeee… (indovinalacit.) e invece no. Localino supereconomico, zero apparenza, tutta sostanza.

Location: 6 Spartana, povera, quasi da Piola vecchio stampo.

Servizio: 7 Il gestore è un po’ burbero e intimorisce, tipo barista nei western, ma noi magnamo tranquilli, tutto fila liscio e senza scazzottate.

Menu: 8 Pochi piatti, economici, ma ottimi e di qualità eccellente.

Conto: 10 Dieci euro a testa per primo, secondo e dolce. Magnifico, davvero.

Da Torino è tutto, a voi studio.

Ah, dimenticavo. I luoghi e tutto il resto delle info trovatevele voi. Dicono che google faccia meraviglie e pure trip advisor non sia male. :p

Spaghetti alla (micro)onda

La pasta al microonde si può fare. C’ho le prove. Non è poi questa gran scoperta, ma l’idea di non avere a che fare con fornelli, chissà perché, rende il tutto più potabile per un simple mind come me. Occorrente: pentolina fattapposta in plastica per microonde o pyrex, bastantemente alta e lunga conciosiacosachè sia possibile cadaunare qualsivoglia genere, ordine e tipo di pasta si voglia poscia manducare. La si riempia d’acqua tanto da coprire bastantemente la quantità di pasta desiderata (nel mio caso, 150 grammi per due, anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifame, per esempio). Si schiaffa dentro la pasta medesima. Si copra con un coperchio per microonde. Si metta tutto alla massima potenza immaginabile e si calcoli l’equazione differenziale a derivate parziali che sommi il tempo di cottura ad altri 6 minuti necessari al riscaldamento dell’acqua. Nel mio caso, trattavasi di spaghetto integrale Barilla. 8 minuti di cottura. + 6. Uhm. Zero per zero, zero. 14. O’ mbriaco, dice. Perfect. E allora, vai, vai vai (não vu) vai vai vai (não vu)… eh? Suona qualcosa. Uff. Citofono, campanello, cell. Ah. Finita la cottura. Apro, prelevo delicatamente con guanti nucleari Homer-Style la pentola e sollevo il coperchio. Nebbia in Val Padana. Ah, ok, occhiali appannati. Assaggio lo spaghetto. un po’ avanti di cottura. Magari nella soluzione dell’equazione non avevo tenuto conto del fuso orario e dell’influsso di Venere in trigono con Marte. Capita. Magari facciamo 13 minuti e non 14, la prossima. E mo’, che ci faccio?

Due strade, una semplice, piana, che portava al sole. L’altra, chettelodico a fare.

La prima, noce di burro, spolverata di parmigiana e tanti saluti. Yummm.

La seconda:

SPAGHETTI INTEGRALI BRIGANTESCHI SIMIL-SABAUDI

75 g spaghetti già cotti

Una noce di burro

Un uovo crudo o lievemente sbattuto e scaldato 10 secondi al microonde

Un filo d’olio al tartufo

Pepe nero pepe nero pepe ne’ qubbì

Un’abbondante spolverata di Castelmagno (Roba che quando te la “spari”, sai dove sono andati a finire quei soldi in più. See, mo’ scendo dal pusher di fiducia e te lo trovo. Parmigiano a pioggia e via così)

Una grattatina di una nocciola grattugiata al momento

Metti tutto insieme in un piatto copputo e mescola come se non ci fosse un domani.

Risultato finale dell’esperimento: tutto sommato, positivo, va’. Oddio, stanotte ho sognato i mostri di Goldrake. Ma forse sono stati i funghetti champignon post-atomici. Racconterovvi in altro post, l’anno che verrà.

Era una notte buia e tempestosa…

5251C788-12FB-4C6B-8EFC-35E18C3D25AEGenerazione Linus. Gente intorno ai cinquant’anni adesso, lustro più, lustro meno. Quelli che a fine anni 70 scoprivano i Peanuts, B.C., e poi negli 80 Calvin & Hobbes e più tardi persino Valentina di Crepax e Andrea Pazienza. Young ragazzini sempre poco allineati che rubacchiavano i giornaletti da zii e cugini più grandi, saltando per il momento a piè pari le pagine scritte e i fumetti più adulti. E insomma, il titolo di cui sopra rimanda inevitabilmente all’incipit delle novelle scritte a macchina da Snoopy, lo scrittore pasticcione per antonomasia. Il mio Eroe. E allora? E allora niente. Qui scriverò di tutto quel che mi frulla per il gulliver, provando a ricostruire i frammenti dei brandelli di ricordi della mia infanzia e poi adolescenza a tempo indeterminato. E chedduepalle. Vero. Per rendere il tutto più potabile, gugolanaliticamente interessante, guadagnare tanto da far invidia alla Ferragni e a Aranzulla e ritirarmi felice e contento su un’improbabile isola tropicale senza mosquitos, farcirò il tutto con ricordi di giochi da tavolo analogici co/senza parentame annesso, retrocomputing da pong in poi, tv in bianco e nero e poi a colori e poi in accaddi, musica analogica e poi digitale e strimpellatachediomiperdoni, racconti di bel calciuo e coppedeicampioni, libri che ho letto e non ricordo o non ho capito, fumetti e cartoon che ho amato da Topolino in poi, disastri culinari, fallimenti da nerd con q.i. troppo basso per atteggiarsi a Sheldon, e poi tutto il resto, in base all’umore del momento. Ché già mi pare abbastanza, come dichiarazione d’intenti, nevvero? Se solo me ne ricordassi ancora e la mia pigrizia mi desse tregua. Chissà.