Studio comparatico dell’immortale capolavoro “Le Idi di Maggio” #Allegri #Juventus

Il famigerato e maldestro fotoscioppatore (forse vi ricorderete di lui per Ogni anno, nelle peggiori edicole degli stadi europei #dylandog #Juventus #crossover #erameglioquelladiguttman o per Un altro classico intramontabile. #juve #memeoftheday #filmoftheday) stavolta trasse evidente ispirazione per questo obbrobrio inverecondo dalla lettura disattenta della Morte del bel Giuoco di Righetto Sacchi da Graziarcàcoitreolandesiciriuscivapureminonnaincarrozzella e dall’omonima tragedia prosopopeica di Leleadani del 2018, che venne oscenamente replicata su Sky nel 2019. Il momento raffigurato è proprio quello in cui Allegri, alzatosi e sceso dal seggio della panchina juventina per cercare di difendersi, si accorge della presenza di Dybalyno no-mask, suo figlio adottivo, che vigliaccamente lo colpisce senza guardarlo in faccia. Sullo sfondo è collocato il gruppo di senatori dello spogliatoio bianconero, che osservano il cruento esonero del Max, increduli e terrorizzati. Particolarmente ferino lo sguardo di Pavel, che percuote violentemente con un nodoso bastone il malcapitato, reo a suo avviso d’aver usato troppo la carota, lasciando che la squadra indugiasse in comportamenti oziosi poco in linea con lo spirito pugnace emblema e paradigma della compagine sabauda. Alla sinistra, Ottavo Fabio Paratico, apparentemente distaccato, partecipa invece attivamente all’esecuzione, agendo proditoriamente alle spalle dell’acciughino e telefonando al contempo al suo ancora anonimo successore salentino. La voluta disproporzione della dimensione della testa di Andreino lascia metaforicamente intendere il pensiero dell’artista, che interpreta così il ruolo marginale avuto dall’Agnelli nell’amara vicenda, oltre che, a parere personale del critico, una certa qual ridotta capacità di pensiero quadridimensionale del futuro prossimo cempionico juventino.

Idi di Maggio. Bottega del Bottaio. Olio su tela, 2019. Pinacoteca Cooperiana. #Juventus #Allegri