Cosenza-Brescia. Pagellonze rosicone, ignorantissime e a scoppio ritardato

Perina. Niente miracoli, stavolta. Tre pappine e tanti saluti all’imbattibilità casalinga fin troppo sbandierata dai portapiccio locali e nazionali.

Bittante. Dermaku. Capela. Legittimo. Ok. È un giuoco di squadra e gli attaccanti sono i primi difensori e la palla è rotonda e blablabla. Sticazzi. Tre gollonzi in meno di 45 minuti. Sembrava di stare a Istanbul. O a Kabul.

Sciaudone. Sciaugurato. Doni a ripetizione al Brescia che ringrazia over and over again.

Palmiero. Killato senza pietà da Tonali, che nell’occasione più che di Pirlo è parso il figlio illegittimo della sorella di Materazzi. Roba da prenderlo a testate (Tonali, non Palmiero, poverino). Uscito lui, si son spente le luci al San Vito. Troppi ricordi, non ce la faccio.

Bruccini. Quella deviazione sul suo tiraccio finita in gloria sembrava un segnale che tutto andasse per il verso giusto. Just an illusion.

Embalo. Incorna sporco di testa e la piazza pure all’incrocio. Just an illusion – reprise.

Tutino. Balotellate carpiate con avvitamenti a parte, è sempre una spina nel fianco. Ma stavolta non buca la rete. Almeno, ci prova.

Baez. Si accende e poi si spegne cone un cerino uruguagio. Continuità di garra cercasi disperatamente.

Mungo, Garritano, Litteri. Entrano e partecipano all’imbarcata finale. Complimentoni.

Braglia. S’incazza vedendo la malaparata e si fa cacciar fuori, risparmiandosi gratis, bontà sua, lo scempio finale toccato a noi in pay per view.