Apple Watch, parliamone

Regalo superfigo di qualche mese fa. Serie 3. Costato una paccata di soldi, quindi di che mi lamento? Nulla, davvero. Cioè, parliamone. Gli è che io sono cresciuto a pane, Nutella e Diabolik, Paperinik, e poi Spazio 1999, Star Trek. Quindi, sono aduso all’idea che un orologio da polso/gingillo fantahitech faccia da videotelefono, uolchitolchi, gps atto alla localizzazione in caso di teletrasporto, contatore geyger, bastone da rabdomante e, magari, dica anche l’ora con la voce di Topolino (W-O-W!). Epperò, se a lanciarlo sul mercato mondiale è zio Stiv (già nelle grandi praterie da un bel po’, invero, in compagnia (forse) di Jim, Elvis e compagnia cantante), è anche ovvio che si nutra qualche aspettativa in più, tipo un pulsante segreto che se lo premi dopo tre giorni sei a nuotare con le arselle alle Seychelles. O che almeno ti risponda Eva Kant o Sarah di Chuck dall’altra parte. E invece è solo Siri. Hai detto cotica.

Siri e Raj

Ok, sono illusioni da bimbominkia melomane. E insomma, però, un po’ di delusione, in fondo al mio cuoricione, resta. E allora, come fanno quelli bravi, proviamo pure a scriverci su una bella rece liberatoria. Del tipo: bel display (io jo la versione 3, non sabe le atres, ché poi mi spiegherò perche dopo un errore di battitura mi viene da scrivere come farebbe il Salvatore de Il nome della Rosa, ma questa è un’altra storia, caramba y carambita). Dicevo, un display luminoso su cui puoi fare cose, vedere gente… ok, ma in concreto? Be’, c’è il respiro e pure il battito. Figo. Cioè, di misurare, misura. Ma non è proprio un holter. Ci sono orologetti che con trentamilalire del vecchio conio te la fanno meglio, magari. Si scherza, eh. E poi ci sono le app che s’interfacciano coll’iPhone. Uhm. Sì. Puoi usarlo come telecomando per il tuo iPhone. Caruccio. Ti avvisa quando arrivano uozzap e ipuoi imandare imessage. Ebbè. Lo fa pure l’iPhone. Sì, ma ce l’hai al polso. E vibra. Uhm. Qui comincia a diventare interessante (zozzoni, no, non quello). Ti dice la temperatura esterna in tempo reale, consentendoti di dedurre senza l’ausilio della tua mammina che ti sei vestito un po’ troppo leggerino, ché poi ti viene il raffreddore. Right. In realtà, il meglio per me viene la mattina. Metti la sveglia, e lui pian piano, in un crescendo rossiniano, lesto s’è desto. Vibra, dolcemente. Una musichina che ti consola per l’orrendo affronto che la sveglia mattutina comporta. E ti chiede pure se vuoi posporre di qualche minuto. Tenero! Peccato la batteria duri pochetto, facciamo un giorno, va’. E magari si scarica proprio quando non vuoi e ti ritrovi con un cuore di paglia. E allora buonanotte, che è meglio, detto con la voce puffosissima di Topolino.

Quelli che altro che il dolby surround

Che ne sapranno mai, i millenials, del Minicinex Harbert e del Cinevisor Mupi? Per noi, fedeli adepti del circolo dei lettori di Topolino, le pagine pubblicitarie tra una storia e l’altra erano l’equivalente degli spot targettizati odierni su Facebook o Instagram. E quindi, valanghe di ragazzini ora cinquantenni sanno bene di cosa parlo. Feticci mitologici come le Crystal Ball per fare palloncini urendi e sghembi ma divertentissimi e dal profumo magico e un po’ psichedelico. Le palline Zigulì, botte di zucchero fruttato, solo nelle migliori farmacie. Il dolce forno per le femminucce e Big Jim per i maschietti, che schiacci il tasto ed esce la mossa di karate che dopo tre giorni, niente. Insomma, per noi, abituati a divertirci con poco, tra partite infinite nel cortile di casa coi supersantos che si bucavano tra le spine di rose e le punte dei recinti, con due soli canali tv in bianco e nero del servizio pubblico, per godersi un po’ di sano intrattenimento multimediale, c’era poco da scialare. Cinema, quando andava di lusso. Qualche cartone animato bulgaro istruttivo e politicamente corretto che passava mamma Rai. Calimero, Miguel e Carmencita e la striscia di Cavendoli del Carosello. E quindi, chi poteva, scassava i maroni al parentado per ricevere in regalo a Natale ma pure random tutte le meraviglie tecnologiche presentate tra le pagine del giornalino che s’imparava a memoria. Così, tutti a comprare i manuali delle Giovani Marmotte 1, 2 e 3, ma pure tutto il resto. Compreso, of course, il Minicinex a manovella, che proiettava sul muro (a pochi cm di distanza, sennò non si capiva nulla) qualche minuto di cartone animato di Pippo o il Cinevisor che simulava una Tv a COLORI(!!!) Sempre rigorosamente senza audio, vabbè, ma potevi gustarti in santa pace Speedy Gonzales che faceva una cosa buffa e poi… e poi finiva tutto e ripeteva fino a esaurimento (veloce) delle batterie. Altro che litio. Pilette e pilone dal negozietto di aggeggi elettrici, quello del vecchietto che ti squadrava per benino e prima di darti le batterie voleva sapere l’esatto amperaggio e voltaggio e cosa dovevi mai farci. Tu gli rispondevi “quelle rotonde medie o grosse” e lui si rassegnava. Queste nuove generazioni. Di questo passo, ove mai si finirà. Che tempi, signora mia. Eh.

Era una notte buia e tempestosa…

5251C788-12FB-4C6B-8EFC-35E18C3D25AEGenerazione Linus. Gente intorno ai cinquant’anni adesso, lustro più, lustro meno. Quelli che a fine anni 70 scoprivano i Peanuts, B.C., e poi negli 80 Calvin & Hobbes e più tardi persino Valentina di Crepax e Andrea Pazienza. Young ragazzini sempre poco allineati che rubacchiavano i giornaletti da zii e cugini più grandi, saltando per il momento a piè pari le pagine scritte e i fumetti più adulti. E insomma, il titolo di cui sopra rimanda inevitabilmente all’incipit delle novelle scritte a macchina da Snoopy, lo scrittore pasticcione per antonomasia. Il mio Eroe. E allora? E allora niente. Qui scriverò di tutto quel che mi frulla per il gulliver, provando a ricostruire i frammenti dei brandelli di ricordi della mia infanzia e poi adolescenza a tempo indeterminato. E chedduepalle. Vero. Per rendere il tutto più potabile, gugolanaliticamente interessante, guadagnare tanto da far invidia alla Ferragni e a Aranzulla e ritirarmi felice e contento su un’improbabile isola tropicale senza mosquitos, farcirò il tutto con ricordi di giochi da tavolo analogici co/senza parentame annesso, retrocomputing da pong in poi, tv in bianco e nero e poi a colori e poi in accaddi, musica analogica e poi digitale e strimpellatachediomiperdoni, racconti di bel calciuo e coppedeicampioni, libri che ho letto e non ricordo o non ho capito, fumetti e cartoon che ho amato da Topolino in poi, disastri culinari, fallimenti da nerd con q.i. troppo basso per atteggiarsi a Sheldon, e poi tutto il resto, in base all’umore del momento. Ché già mi pare abbastanza, come dichiarazione d’intenti, nevvero? Se solo me ne ricordassi ancora e la mia pigrizia mi desse tregua. Chissà.