Pink Floyd – Jugband Blues #songoftheday

Through the darkness of future’s past, The piper longs to see One chants out between two worlds. Fire, walk with me.

Oppure, per parafrasare zio John,

Picture a madcap with a gnome in Twin Peaks, who dance and talk backwards about a gum out of style. Suddenly someone is wrapped in plastic, the girl with the bike in her eyes.

La parola del giorno è: onirico. Perché, come si dice, la vita è un sogno. Per alcuni, magari, più che per altri. Ebbene sì. A questo punto siamo arrivati. Da lynchiano a marzulliano, è un cortocircuito sinaptico istantaneo. Helloooo? Eppure, il fatto gli è che in questi ultimi giorni straziantemente crepuscolari, come un ingenuo Brando che racconta le sue scorribande in moto, o un Dennis Hopper che sogna sulle note di Roy Orbison della bella Isabella, mi son frullate pel gulliver un po’ d’insane riflessioni sull’universo del mio adorato Twin Peaks. E su come Syd potrebbe, ancor meglio di zio David (Bowie) o Chris Isaak, far parte di quel sogno contorto.

Se fosse davvero tutto un sogno, illogico, una Matrix senza scopo in cui Syd ha soltanto preso la pillola sbagliata addormentandosi, per poi piombare nella tana del bianconiglio? Il senso di straniamento, gradualmente, ma inesorabilmente crescente fino a diventare assoluto, avrebbe finalmente un certo qual senso. Il punto è cosa farci, con questo brandello di consapevolezza. dopo essersi svegliati. Nulla, temo. Proprio come Syd.

And what exactly is a dream, and what exactly is a joke?

Domande senza risposta.

And I’m wandering who could be writing this post.

Il video

https://youtu.be/ZhjGTUS_Gj0

È terribilmente premuroso da parte tua pensarmi qui

It’s awfully considerate of you to think of me here

e ti sono molto grato per avermi chiarito

and i’m much obliged to you for making it clear

che non sono qui.

that i’m not here.

e non ho mai saputo che avremmo potuto essere essere così ottusi

and i never knew we could be so thick

e non ho mai saputo che la luna potesse essere così triste

and i never knew the moon could be so blue

e sono grato che tu abbia buttato via le mie vecchie scarpe

and i’m grateful that you threw away my old shoes

e mi ha portato qui invece vestito di rosso

and brought me here instead dressed in red

e mi chiedo chi potrebbe scrivere questa canzone.

and i’m wondering who could be writing this song.

Non mi importa se il sole non splende

I don’t care if the sun don’t shine

e non mi importa se nulla è mio

and i don’t care if nothing is mine

e non mi importa se sono nervoso con te

and i don’t care if i’m nervous with you

Avrò i miei amori in inverno.

i’ll do my loving in the winter.

E il mare non è verde

And the sea isn’t green

e amo la regina

and i love the queen

e cos’è esattamente un sogno

and what exactly is a dream

e cos’è esattamente uno scherzo.

and what exactly is a joke.

Fonte: Musixmatch

Compositori: SYD BARRETT

Testo di Jugband Blues © S.I.A.E. Direzione Generale, Essex Music International, Essex Music International Inc.

All work and no #Juve makes Cooper a #Nutella junkie. #ricetta #microonde

La sosta per le nazionali, ci mancava, per infiocchettare questo mio lunghissimo periodo marrò. Il calcio, in particolare, e la Juve, in generale, intesa come categoria dello spirito, sono il mio bridge over troubled water. Salvo, appunto, le “#%*$@ soste. Il secondo modo che Eupalla ha per dimostrare fattivamente che questo non è il paradiso. Primo modo, per distacco, le finali cempionz, savasansdì. E allora, in questo sabato qualunque dejuventusizzato, che si fa? Quel che ogni degno adoratore della zebra ridens fa ogni maledetta volta: percorre la ipercalorica via dell’eccesso, che porta inevitabilmente al palazzo dell’ospedale civico per ulteriori accertamenti.

E quindi, via agli esperimenti che Bake fuck the hell off, proprio.

Strudel ipercioccolatoso, arrivo. Consolami tu, che puoi.

INGREDIENTI

1 rotolo di pasta sfoglia

Un barattolone di Nutella, uno di marmellata alle ciliegie, uno di crema di pan di stelle, uno di burro d’arachidi.

Gallette di riso

Grancereale sbriciolati

Miel pops. Anelletti di miele per prima colazione

Frutta secca mista

PROCEDIMENTO

Ho preso la mia fidata crisp, quella media e alta da torta, ho messo sopra la pastasfoglia bucherellata coi rebbi della forchetta, ci ho shpalmato nell’ordine:

Nutella. Tanta. Mai troppa.

Le gallette di riso dietetiche che finalmente (beccati questa, Vasco!) un senso ce l’hanno.

Burro di arachidi. Esagerando.

Grancereali sbriciolati.

Marmellata. Poteva essere albicocca sacherosa, ma ciliegie ci sta un sacco bello.

Miel pops.

Crema di pan di stelle. Ne riparlerò, un giorno, se la Nutella non s’ingelosisce.

Frutta secca. Crunch crunch.

Ho richiuso il tutto col resto della pastasfoglia e bucherellato ancora colla forchetta. Respirava ancora, giuro: colava un misto di cioccolato e altri liquidi. Per finirla, l’ho schiaffata in forno dual crisp per circa 15 minuti e ho sfornato.

Dice il saggio: “Se gran dolore non vuoi provare, il dito sulla nutella rimasta sulla crisp bollente non posare”.

Fidatevi del saggio. Mannaggia la sbomballata sderenata sburgica.

Il risultato è da tripleX. Altro dirvi non vo’. Orsù, godete, fanciulletti miei.

Brevi pistolotti apocalittici non richiesti dispensansi. Astenersi perditempo. #amazzonia

Zio Kurt (Vonnegut) avrebbe probabilmente definito il climate change e gli incendi dolosi in Siberia e Amazzonia come il terzo tentativo di suicidio dell’Umanità, dopo i due fallimenti delle guerre mondiali. Stavolta, sono moderatamente fiducioso. Con l’aiuto dei nostri illuminati governanti, nostro specchio fedelissimo, peraltro, ce la faremo tranquillamente ben prima dell’asteroide e/o della terza cempionz della Juve.

Home is where your #breakfast is.

In questi pazzi, pazzi mesi, pieni di strazianti e caleidoscopici stravolgimenti mentali, fisici ed emozionali, ho cercato per quanto possibile di preservare la mia classica routine quotidiana mangereccia. Una food comfort zone che ha per colonna portante una sana colazione vitaminica. Due bicchieri d’acqua al limone, orzo e caffè solubili (Nestlè, più raffinato, o Crastan, più grezzo e senza fronzoli), kefir autoprodotto (I’m back, finally: qui in una sciccosissima e lisergica versione strawberry fields forever con fragoline di bosco feat. My beloved Aunt), semi vari ed eventuali, mirtilli e uva secca, pane di segale con l’ovetto a la moi. Guest star odierna: pizza fredda della sera prima, patrimonio mondiale Unesco manco ch’e’ cannonate.

Ed è (mica tanto) subito casa.